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Tesi etd-06112014-115753


Thesis type
Tesi di laurea magistrale
Author
FATTORE, NOVELLA
URN
etd-06112014-115753
Title
Il Paliotto di Teramo di Nicola da Guardiagrele: funzione, iconografia, stile, restauri.
Struttura
CIVILTA' E FORME DEL SAPERE
Corso di studi
STORIA E FORME DELLE ARTI VISIVE, DELLO SPETTACOLO E DEI NUOVI MEDIA
Commissione
relatore Prof. Collareta, Marco
Parole chiave
  • Teramo
  • paliotto
  • Nicola da Guardiagrele
Data inizio appello
30/06/2014;
Consultabilità
completa
Riassunto analitico

La tesi si propone di affrontare alcune delle molteplici problematiche inerenti all'opera nota con il nome di “Paliotto di Teramo” o anche “parato di San Berardo”; il manufatto è conservato infatti all'interno della cattedrale teramana che proprio a San Berardo è dedicata.
L'opera fu commissionata all'orafo abruzzese Nicola da Guardiagrele (nato fine secolo XIV - morto poco prima del 1462), che nei quindici anni fra il 1433 e il 1448 lavorò alla sua realizzazione.
L' antependium, una vera e propria tavola mobile delle dimensioni di 117x234 cm, si pone come un'opera molto complessa dal punto di vista compositivo, iconografico, decorativo e della tecnica di esecuzione.
Brevemente dirò che è fondamentalmente realizzata per mezzo di lamine d'argento, montate su un supporto ligneo e sbalzate, parzialmente fuse, cesellate, puntinate, incise e dorate, più l'inserimento di componenti a smalto distinguibili invece per l'utilizzo della tecnica dell'émail translucide de bassetaille e dello smalto champlevé opaco, traslucido e filigranato, tutto su argento.
Il paliotto è inoltre strutturato in trentacinque formelle di forma ottagonale (quadrati con angoli smussati) entro le quali si sviluppa la gran parte del programma iconografico dell'opera; vi sono così venticinque storie della vita di Cristo, nove figure singole (i quattro Evangelisti, i Quattro Padri della Chiesa e un Cristo Benedicente posto al centro del paliotto) ed una storia apparentemente fuori contesto, il San Francesco che riceve le stimmate.
A ciò si devono aggiungere inoltre le ventidue figure singole, fra Apostoli e Profeti, più un Cristo e la Madonna con il Bambino, presenti nelle placchette a smalto traslucido su basso rilievo prima menzionato.

All'interno di questo lavoro di tesi si è cercato di concentrarsi sopratutto su quegli aspetti in un certo qual modo trascurati finora dalla critica; l'opera, che ha attratto fin dalla fine del secolo XIX l'attenzione di molti studiosi, è stata prevalentemente messa a fuoco in relazione ad alcune problematiche fisse: il rapporto fra l'artista e l'opera del Ghiberti (da cui gran parte dei modelli iconografici sono tratti), la possibilità o meno di un viaggio a Firenze, l'individuazione di più maestri di bottega che nel paliotto hanno lavorato, oltre ad alcune più recenti ipotesi sulla paternità degli smalti figurati; sostanzialmente dunque problemi iconografici e stilistici.
Fra i problemi di ordine nuovo che ci si propone di trattare in questo lavoro possiamo indicare in primis quello inerente alla struttura geometrica del paliotto, cioè l'articolazione e la distribuzione delle iconografie.
Le radici di questo schema, tenendo presente la particolare posizione geografica e le influenze a cui la regione abruzzese era da sempre sottoposta, sono state quindi ricercate in area adriatico-veneziana, associata però ad una contaminazione coi modelli elaborati nelle botteghe di codici miniati che lavoravano per la casa reale angioina ed il suo stretto entourage.
Segue a ciò la trattazione del problema iconografico, in particolare la ricerca di altri modelli di riferimento, al di là del modello ghibertiano, utilizzati dall'orafo guardiese. La ricerche svolte in questo senso hanno finora rivelato un inaspettato riferimento al mondo giottesco; tale riferimento, riscontrabile non solo nell'opera teramana ma almeno in un'altra opera del periodo giovanile dell'orafo, cosa per cui si porrebbe ipotizzare una costante culturale per gran parte del percorso artistico di Nicola.
Al di là di questi aspetti più strettamente storico-artistici si è cercato di relazionare le scelte compositive, cioè di organizzazione dei vari episodi narrativi e delle varie figure singole presenti nel paliotto, in relazione a quegli aspetti teologico-devozionali che, caratteristici del primo Quattrocento, affondavano le radici nella letteratura e nelle speculazioni mistiche dei due secoli precedenti.
Dalle Meditationes Vitae Christi di Giovanni de Caulibus alle prediche di San Bernardino da Siena, solo per dirne alcune, si percorre la strada che aiuta a comprendere sia l'insistenza, nel Paliotto di Teramo, sul ciclo della Passione, sia la presenza del San Francesco stigmatizzato a fine testo.

A conclusione del lavoro si inserirà una sezione dedicata alla storia conservativa del paliotto ed incentrata in modo particolare su un restauro avvenuto nel 1748 e documentato sul paliotto grazie ad una iscrizione sulla cornice argentea ad arabeschi di cui il paliotto è dotato. Le informazioni per lo studio di tale intervento hanno richiesto una ricerca nell'Archivio Diocesano di Teramo, durante la quale sono stati reperiti due documenti inediti inerenti a tele restauro settecentesco, molto utili alla precisazione di alcuni aspetti finora rimasti poco chiari.
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