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Tesi etd-04092018-232919


Tipo di tesi
Tesi di laurea magistrale LM5
Autore
ALLIA, GIULIA
URN
etd-04092018-232919
Titolo
L'ECCESSO COLPOSO DI LEGITTIMA DIFESA: TRA ESIGENZE DI AMPLIAMENTO DEL DIRITTO DI AUTOTUTELA INDIVIDUALE E PREOCCUPAZIONI CONSERVATRICI
Struttura
GIURISPRUDENZA
Corso di studi
GIURISPRUDENZA
Commissione
relatore Notaro, Domenico
Parole chiave
  • riforma della legittima difesa
  • difesa legittima
  • eccesso
  • autotutela in un privato domicilio
Data inizio appello
30/04/2018;
Consultabilità
completa
Riassunto analitico
Il crescente allarme sociale innescato dall’esistenza di una criminalità violenta, percepita dalla collettività come sempre più diffusa e pericolosa, ha rinnovato l’annoso dibattito socio-politico relativo a talune problematiche connesse ai limiti di operatività della scriminante della legittima difesa e ai suoi rapporti con la corrispondente fattispecie eccessiva.
La presente trattazione si propone innanzi tutto di fornire un’analisi della fattispecie dell’eccesso colposo di legittima difesa risultante dalla lettura combinata degli articoli 52 e 55 del codice penale, la quale viene ad esistenza ogniqualvolta, nel commettere il fatto previsto dall’art 52 c.p., l’aggredito tenga una condotta che fuoriesce (ex-cedere) per colpa dai limiti della necessità e della proporzione della reazione difensiva rispetto all’offesa – limiti entro e non oltre i quali la stessa causa di giustificazione trova applicazione –, cosicché il comportamento dell’agente non potrà essere scriminato, ma sarà invece punibile in base alla disciplina di cui all’art 55 c.p.
Alla luce della suddetta definizione, si può affermare che quanto più stringenti sono i limiti di operatività della legittima difesa, tanto più esteso risulta l’ambito di applicazione della corrispondente fattispecie eccessiva. Pertanto, la valutazione dell’eccesso colposo di difesa chiama l’interprete ad una riflessione, pur breve, sul fondamento della scriminante e sui limiti di essa.
Nel primo capitolo di questo lavoro, dopo una breve riflessione circa la ratio della legittima difesa tradizionale di cui all’articolo 52,1° c.p., si presenta la corrispondente fattispecie eccessiva come una forma di abuso della scriminante nella misura in cui l’agente, a causa di una violazione della disciplina legislativa prevista per l’operatività della causa di giustificazione, consegue finalità che vanno oltre quelle previste dalla legge, tradendo la ratio stessa della previsione legislativa del diritto di difesa.
In seguito, data una definizione tecnica della figura dell’eccesso colposo di difesa e chiarita la ratio dell’istituto, si fornisce una descrizione dei suoi presupposti e un’analisi dettagliata dei limiti della necessità e proporzione fra difesa e offesa, i quali costituiscono la linea di confine fra l’ambito di operatività della legittima difesa, linea oltre la quale la condotta difensiva risulta eccessiva e quindi punibile.
Il secondo capitolo analizza la fattispecie dell’eccesso colposo di difesa nelle due forme in cui essa può manifestarsi: la dottrina italiana, infatti, ritiene che, tanto sotto il profilo della sua struttura oggettiva, quanto sotto il profilo soggettivo, l’eccesso colposo di difesa possa assumere una duplice fisionomia. Analizzando la fattispecie da una prospettiva soggettiva si individuano le due forme dell’eccesso intellettivo e modale delle quali si descrivono i tratti caratterizzanti, al fine di distinguerle da istituti ad esse analoghi.
Si affronta, inoltre, la dibattuta questione della natura giuridica (dolosa o colposa) del reato commesso per eccesso colposo di legittima difesa, valutando poi le eventuali ricadute pratiche dell’una e dell’altra soluzione.
Il capitolo si conclude, infine, con l’analisi dei rapporti fra eccesso colposo e legittima difesa putativa.
La seconda parte di questo studio entra nel merito della questione cruciale fortemente dibattuta in merito ai rapporti fra la scriminante e la fattispecie dell’eccesso colposo di difesa. I termini della disputa possono essere così sintetizzati: l’area di non punibilità che il legislatore italiano riconosce a favore dell’aggredito mediante la previsione del diritto di autotutela individuale di cui all’art 52 c.p. è sufficiente a soddisfare le esigenze di difesa dei cittadini? Oppure sarebbe auspicabile un ampliamento dei confini operativi della legittima difesa a scapito dell’ambito di applicabilità della corrispondente fattispecie eccessiva?
Quali sono e quali dovrebbero essere i limiti oltre i quali la legittima difesa rischia di divenire eccessiva, sfociando in un abuso penalmente rilevante del diritto di autotutela individuale?
Allo scopo di rispondere alle istanze sociali di un ampliamento dei confini della legittima difesa tradizionale in riferimento a determinati paradigmi conflittuali, nel febbraio del 2006, mediante l’introduzione di due ulteriori commi all’art 52 c.p., è stata codificata la cd legittima difesa domiciliare. Si tratta di una “nuova” legittima difesa, caratterizzata dalla previsione di una presunzione di proporzione fra difesa e offesa, finalizzata ad assorbire fattispecie che, sotto la vigenza della precedente disciplina, risultavano eccessive. Il terzo capitolo focalizza l’attenzione sull’impatto - invero minimo - che tale riforma ha avuto sulla fattispecie dell’eccesso colposo di legittima difesa: a tal proposito si avrà modo di constatare come le aspettative dei propugnatori della riforma siano state in realtà disattese dall’interpretazione “sterilizzante” della novella legislativa cui è ricorsa la giurisprudenza al fine di salvare il nuovo articolo 52 c.p. da una censura di incostituzionalità.
A distanza di un decennio dalla passata riforma, dunque, il dibattito socio-politico sui confini fra legittima difesa e ed eccesso è tornato ad essere attuale.
Il quarto ed ultimo capitolo analizza e mette in luce taluni aspetti critici del progetto di legge in tema di legittima difesa attualmente pendente in Parlamento, teso, ancora una volta, ad ampliare l’ambito di operatività della scriminante a scapito della corrispondente fattispecie eccessiva.
La parte conclusiva di questa trattazione intende evidenziare come le riforme illustrate, dirette ad ampliare i limiti di liceità della reazione difensiva, finiscano in realtà per porre lo strumento di autotutela individuale in contraddizione con lo Stato di diritto.
Ciò induce a ritenere che l’esigenza di una maggior tutela dell’aggredito – senz’altro degna di nota – possa essere soddisfatta ricercando una soluzione non tanto sul piano dell’antigiuridicità, quanto piuttosto sul piano della colpevolezza, apportando dei correttivi alla valutazione di rimproverabilità del superamento dei limiti della scriminante.
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