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Tesi etd-02092012-182504


Thesis type
Tesi di dottorato di ricerca
Author
FRATICELLI, FABIO
URN
etd-02092012-182504
Title
Dinamiche dei confini aziendali. Concezioni dell'ambiente e scelte organizzative.
Settore scientifico disciplinare
SECS-P/10
Corso di studi
ECONOMIA AZIENDALE
Commissione
tutor Prof. Padroni, Giovanni
Parole chiave
  • postmodernismo
  • modernismo
  • confini organizzativi
  • confini aziendali
  • progettazione organizzativa
  • ambiente organizzativo
  • soggettivismo
Data inizio appello
20/03/2012;
Consultabilità
completa
Riassunto analitico
Nel quadro di quella accresciuta complessità in cui vengono meno le condizioni di stabilità e di ridotta variabilità conosciute dall’impresa fordista, emerge il fulcro del di questa ricerca: il problema dei confini organizzativi.
È ben noto infatti che, quando la gestione di porzioni delle attività tipicamente ricondotte all’impresa Chandleriana (approvvigionamento, progettazione, fabbricazione, commercializzazione, ecc) vengono svolte da entità giuridicamente distinte senza che questa divisione comporti una modificazione di quello che Thompson nel 1967 ha definito “campo di azione” dell’impresa (risorse, clienti, servizi e prodotti offerti), si affievolisce la coincidenza stretta tra confini organizzativi e confini giuridici delle aziende e ci si trova di fronte ad un problema interpretativo, particolarmente stringente quando occorrono decisioni aziendali di tipo strategico quali le scelte di outsourcing, o di alleanza a reti d’imprese.
Parliamo di “problema” (e non di semplice questione) non solo a causa della discordanza fra gli approcci alla definizione di “confine”, ma soprattutto perché tale discordanza ha un riflesso diretto nel determinare le caratteristiche del dominio su cui il ricercatore imposta le proprie osservazioni: in qualsiasi disegno di ricerca, la selezione di un “campo d’analisi” sottostarà infatti ai criteri con i quali verrà fissata quella linea immaginaria che divide il “fuori” dal “dentro”, il “rilevante” dal “non rilevante”. Queste scelte derivano dai paradigmi che il ricercatore avrà a riferimento nel corso dell’indagine. La posizione tenuta nell’affrontare la questione richiama dunque una questione ontologica ed epistemologica di fondo: nell’individuazione di un confine, di un “limite” organizzativo, il ricercatore deve prendere una posizione definitiva circa il riconoscimento che un’organizzazione esiste in quanto tale (e che in quanto tale è conoscibile) o meno.
Il lavoro muove dunque da un primo capitolo che propone la prospettiva più tradizionale e condivisa nelle scienze aziendali sul rapporto ambiente- organizzazione. In un’ottica input-trasformazione-output, l’azienda instaura un rapporto essenzialmente “di dipendenza” con il proprio contesto di azione, e lavora sui propri confini scomponendo e ricomponendo i flussi di lavoro al fine di condividerne specifiche porzioni con attori esterni rispetto ai quali tenta di acquisire una maggiore capacità di controllo (o accesso) rispetto alle risorse chiave detenute.
La prospettiva cambia radicalmente se si assume una visione simbolico-interpretativa nel concepire la natura dell’ambiente. In questo caso si ritiene che la distinzione fra interno ed esterno sia una questione di attribuzione di comuni significati da parte di attori diversi. Dato che la realtà sociale è “costruita”, un’organizzazione ha la facoltà di esternare (attraverso la propria cultura) una propria visione dell’ambiente che, qualora condivisa, finisce con l’istituzionalizzarsi. L’azienda diviene così legittimata dal contesto ad operare nell’ambiente con un grado di libertà che dipende dalla coerenza dei processi messi in atto rispetto alle “abitudini” dell’ambiente stesso. Tale coerenza deriva a sua volta dalla capacità dell’azienda di condividere la propria visione con attori esterni.
Nel terzo capitolo, che chiude la rassegna teorica sul tema indagato, ci si spinge ancora di più nello studio delle posizioni più recenti e controverse nel panorama delle scienze organizzative. Rimanendo nell’alveo delle discipline economico- aziendali, si dà conto delle influenze “critical” che stanno contribuendo ad ampliare il respiro della dialettica accademica. In una prospettiva postmoderna, la realtà sociale consiste essenzialmente nelle descrizioni che, mediante il linguaggio, gli attori fanno di essa. Se la realtà sociale è linguaggio, è mediante la regolazione dei processi narrativi che le organizzazioni hanno la possibilità di influire sull’ambiente. In questa ottica dunque, tutti gli attori ai quali viene data la possibilità di intervenire
sul “processo narrativo” sono potenzialmente inclusi nei confini aziendali, perché, come postulato dalla teoria degli stakeholder, sono portatori di interessi che debbono essere soddisfatti dalle scelte di governance.
Anche solo dopo questa breve introduzione, riteniamo facilmente percepibile come non solo il problema dei confini sia attuale e rilevante, ma anche come sia necessario proporre quadro aggiornato, sinottico e completo dei diversi punti di vista disponibili in letteratura sul tema, evidenziando, qualora vi siano, spazi di manovra per ulteriori integrazioni o revisioni critiche.
In ambito nazionale ed internazionale, il dibattito sulla collocazione dei diversi contributi in un quadro organico è tutt’altro che sterile: sul piano italiano il contributo di Garzella sui confini dell’azienda costituisce un importante punto di partenza che si interseca perfettamente con il lavoro di Eisenardth e Santos. Si tratta di analisi molto accurate e solide sotto il profilo della coerenza interna alle quali ci siamo preoccupati di affiancare un ecosistema di altre prospettive a formare un quadro complessivo e sinottico che, considerando anche la natura e la pubblicazione di alcuni contributi, ci sembra non esaustivo ma sufficientemente accurato.
La possibilità di avere uno schema organico per definire cosa si intenda per confine, e di riflesso per spiegare come l’azienda interagisce con il proprio ambiente, pare del tutto utile in un momento storico nel quale, più di sempre, si è persa quella rigida coincidenza fra confine giuridico e confine dell’azione aziendale, e nel quale dunque si hanno bisogno di “riferimenti” sui quali basare le integrazioni su modelli interpretativi (attuali) che possono essere integrati con successo.
Ecco dunque quali motivazioni ci hanno fatto sentire come “urgente” la necessità di proporre un quadro sinottico in grado di ricollocare i molteplici contributi presenti in letteratura in una matrice ontologica (il confine esiste?), epistemologica (il confine organizzativo è conoscibile?) e metodologica (come è conoscibile questo confine?) strutturata. Scopo di questa matrice non è quello di attribuire maggiore o minore dignità ai vari approcci, ma di offrire un apparato che collochi in maniera quanto più ordinata e coerente i diversi contributi.
In particolare, attraverso l’analisi di un’esperienza statunitense, quella dell’Acadia National Park, basata su una specifica matrice relazionale dei circuiti di divisione del lavoro (la gestione dei rapporti con organizzazione satellite nonprofit denominata “Friends Group”), il capitolo quarto ha evidenziato come il concetto di “confine” sia effettivamente suscettibile di interpretazioni e significati che influiscono e sono influenzati dalle strategie aziendali. Si è pertanto lavorato per adottare una prospettiva “integrata” (ossia considerante molteplici ontologie) per spiegare le dinamiche di innovazione implicate nel rapporto azienda-ambiente. Con l’interpretazione dell’esperienza dell’Acadia National Park, si è avuto modo di testare quali utilità possono derivare dall’uso incrociato di paradigmi differenti nella lettura di una medesima situazione. La possibilità di avere letture alternative (ossia basate su premesse ontologiche differenti) di una “scena” complessa ha dimostrato infatti di poter portare a galla elementi ai quali si dovrebbe dare l’opportuno rilievo nella formulazione delle scelte organizzative fondamentali derivanti dal grado di apertura concesso all’azienda.
Il quadro teorico delineato nei primi tre capitoli ha dato pertanto prova di poter essere utilizzato con profitto, ibridando punti di vista ontologicamente complementari, ed introducendo un metodo di analisi che promette interessanti approfondimenti futuri.
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