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Tesi etd-01192010-074705


Thesis type
Tesi di laurea specialistica
Author
FRUZZETTI, ELENA
URN
etd-01192010-074705
Title
Valutazione delle scelte di investimento nel settore non profit
Struttura
ECONOMIA
Corso di studi
FINANZA AZIENDALE E MERCATI FINANZIARI
Commissione
relatore Prof.ssa Mariani, Giovanna
Parole chiave
  • non profit
  • etica
  • finanza
  • don gnocchi
  • onlus
  • scelte di investimento
Data inizio appello
25/02/2010;
Consultabilità
parziale
Data di rilascio
25/02/2050
Riassunto analitico
Il non profit: dalla nascita alla gestione finanziaria
1.1. Definizione di non profit
Il recente e repentino affermarsi, nel sentire comune dell’importanza del terzo settore e
l’ampio dibattito, in ambito politico ed economico, suscitato dall’approvazione della
legge sulle ONLUS hanno messo in luce l’esigenza di dover meglio puntualizzare
alcune tematiche relative alle aziende non profit1, prima su tutte l’esigenza di una
definizione del perimetro entro il quale rientra questo fenomeno.
Il problema di definire il settore viene a sollevarsi in quanto frequentemente i confini tra
profit e non profit sono di non facile individuazione con le relative implicazioni.
Non esiste, ad oggi, una definizione terminologica condivisa dagli studiosi delle diverse
discipline sul settore composto dalle aziende che non perseguono fini di lucro. Senza
pretesa di esaustività, la letteratura definisce questo comparto come:
o Terzo settore
o Terzo sistema
o Settore non profit
o Settore non economico
o Economia sociale
o Privato sociale
o Non profit (not for profit organizations)
Tutte queste diverse espressioni indicano la realtà in oggetto.
Accanto a queste, vi sono altre espressioni che vogliono significare particolari realtà di
non profit, senza includerle tutte (es.: Onlus, volontariato, organizzazioni non profit,
aziende non profit, imprese sociali ecc.) per le quali vigono specifiche normative, pur
non applicabili a tutto l’universo NON PROFIT.
La definizione di non profit, o più scientificamente di not-for-profit, di derivazione
statunitense2, non è ritenuta adeguata da diversi studiosi perché in questo ambito
rientrano anche gli enti pubblici. Per questo motivo molti autori, italiani e non,
preferiscono la denominazione di terzo settore distinguendolo dal primo settore (Stato)
e dal secondo settore (Mercato) con disappunto di Zamagni che sostiene da un lato che lo Stato non è un settore e dall’altro che la dizione terzo settore è riduttiva in quanto fa
intendere una categoria residuale.
Cosa si intende con residuale? Per meglio comprendere ciò che voglio dire è opportuno
fare prima un brevissimo passaggio. Quando parliamo di non profit, potremmo innanzi
tutto dare una definizione “a contrario”, (cioè che parte da una realtà ben delineata,
definendone un’altra in modo privativo) sono “non profit” tutte le realtà che non sono
“profit”. Come tale, questa definizione è residuale: sono “non profit” le realtà che non
rientrano tra quelle che perseguono il profitto, realtà note e definite aprioristicamente.
Tale definizione si basa, dunque, su due assunti:
o L’opera dell’uomo in campo economico è normalmente rivolta all’ottenimento
del profitto;
o L’attività economica profittevole ha una valenza sociale intrinsecamente
inferiore rispetto alle attività “non profit”.
Dare una definizione solo residuale risulta però superfluo e semplicistico in quanto il
fenomeno che abbiamo di fronte risulta essere più complesso.In Europa e in Italia il non
profit è una categoria concettuale che comprende enti di tipo associativo o cooperativo,
fondazioni ed enti ecclesiastici che non operano in una logica di profitto, è quindi una
categoria fortemente eterogenea per la quale è necessario ricercare e poi fissare dei tratti
comuni fondamentali.
A questo proposito Salamon e Anheier3 hanno individuato delle caratteristiche
indispensabili per affermare che una determinata organizzazione ha la natura di non
profit:
- costituzione formale
- natura giuridica privata
- autogoverno
- assenza di distribuzione di profitti
- presenza di lavoro volontario
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