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Archivio digitale delle tesi discusse presso l’Università di Pisa

Tesi etd-12272022-120209


Tipo di tesi
Tesi di laurea magistrale
Autore
ARENA, DELIA
URN
etd-12272022-120209
Titolo
Nascita ed evoluzione di un villaggio industriale
Dipartimento
CIVILTA' E FORME DEL SAPERE
Corso di studi
STORIA E CIVILTÀ
Relatori
relatore Prof. Macchia, Paolo
Parole chiave
  • villaggio industriale
Data inizio appello
02/02/2023
Consultabilità
Non consultabile
Data di rilascio
02/02/2093
Riassunto
Il termine villaggio operaio indica un insediamento di natura industriale, in grado di conciliare casa e lavoro in un solo centro abitato, pratico ed efficiente agli interessi di imprenditori e operai. Il villaggio operaio può avere dimensioni variabili (purché maggiori a quelle di una frazione): in linea, lungo la strada, compatti. Inoltre, possono distinguersi in base al lavoro degli abitanti: operai, contadini o pescatori.
In particolare, il villaggio operaio è la manifestazione del filantropismo imprenditoriale del diciannovesimo secolo, comunemente chiamato paternalismo industriale, che definisce i rapporti di forza dentro un villaggio operaio e quanto, di conseguenza, gli interessi di un gruppo dominano sull’altro.
Obbiettivo degli imprenditori industriali, ai quali apparteneva l’idea della costruzione del villaggio operaio, era quello di elevare sia moralmente che materialmente la condizione delle classi meno fortunate.
Il sistema tipico del villaggio operaio è quello delle villette, proprio per diminuire la concentrazione residenziale che vi era nelle grandi città industrializzate, dove esso non era realizzabile. Attorno a questi villaggi si venne a creare una vera e propria città-fabbrica.
Inoltre, dietro l’idea della costruzione dei complessi abitativi operai vi era un ulteriore obbiettivo da parte della classe dirigente, ovvero quello di isolare gli individui utili lavorativamente ma al contempo pericolosi per idee ribelli.
L’abitazione diviene un problema conseguente alla rivoluzione industriale e allo sconvolgimento demografico che ne deriva, allo spostamento della popolazione dalle campagne verso le città in cerca di nuove attività industriali. La soluzione, come già anticipato, porta alla creazione di centri produttivo-residenziali costruiti dal nulla, ovvero città operaie, borghi e villaggi operai.
Il villaggio operaio approfondito nel seguente elaborato è quello di Rosignano Solvay, che deve il suo nome alla società belga che lo costruì. Era il 1911 quando la Solvay installò uno dei suoi stabilimenti nel comune di Rosignano Marittimo, attualmente ancora uno dei più importanti sparsi per l’Europa.
Durante il processo d’espansione mondiale della multinazionale la scelta ricadde sul suolo italiano per vari motivi, innanzitutto perché il nostro territorio possedeva le risorse essenziali al processo chimico, che permettevano di produrre nei luoghi di estrazione per diminuire i costi di produzione, in più l’Italia in quel momento stava vivendo un periodo di forte industrializzazione ed il governo italiano aveva come obbiettivo quello di accogliere iniziative industriali in aree agricole.
La tesi si articola in quattro capitoli.
Il primo capitolo è dedicato alla rivoluzione industriale in Italia, analizzandone il quadro politico e sociale ed esaminando l’andamento economico dei principali settori industriali.
Nel secondo capitolo viene presentata un’ analisi delle conseguenze sociali negative della rivoluzione industriale italiana, del conseguente paternalismo ed un breve approfondimento del villaggio operaio Crespi d’Adda.
Il terzo capitolo contiene la storia del gruppo Solvay, azienda fondata nel 1863 che arrivò in poco tempo a primeggiare nel campo del carbonato di sodio, un prodotto chimico d’uso mondiale, impiegato soprattutto nell’industria del vetro, del suo fondatore, Ernest Solvay, e delle difficoltà economiche incontrate, del successivo arrivo nel territorio toscano, precisamente nel livornese, a Rosignano, l’importanza della multinazionale belga durante il primo conflitto mondiale, poiché lo stabilimento venne dichiarato “ausiliario” data l’importanza della soda per la realizzazione degli esplosivi, i rapporti con il fascismo ed il concreto aiuto che la Solvay diede agli abitanti di Rosignano durante la seconda guerra mondiale, costruendo rifugi e mettendo a disposizione cibo per gli sfollati.
Il quarto capitolo è dedicato alla descrizione del villaggio operaio di Rosignano Solvay, con un’analisi delle principali abitazioni costruite per i dirigenti, per gli impiegati e per gli operai, questi ultimi comunemente chiamati palazzoni, tutte rigorosamente munite di giardino e orto, delle opere sociali (il teatro, la scuola, l’ospedale) e della particolare politica sociale Solvay e l’attenzione per il dopolavoro.
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