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Tesi etd-11272018-125743


Thesis type
Tesi di laurea magistrale
Author
CENTRA, SILVIA
URN
etd-11272018-125743
Title
sintomi della sindrome del colon irritabile nei soggetti obesi: valutazione pre e post intervento di chirurgia bariatrica di tipo malassorbitivo.
Struttura
FARMACIA
Corso di studi
SCIENZE DELLA NUTRIZIONE UMANA
Commissione
relatore Prof. de Bortoli, Nicola
Parole chiave
  • IBS
  • interventi bariatrici
Data inizio appello
17/12/2018;
Consultabilità
completa
Riassunto analitico
Il mio lavoro di tesi sperimentale, tratta l’argomento della valutazione dei sintomi dell’intestino irritabile nei soggetti obesi nel periodo pre e post interventi bariatrici di tipo malassorbitivi. La tesi è struttura in tre capitoli. I primi due capitoli sono bibliografici mentre il terzo è la parte sperimentale.
Nel primo capitolo si parla della sindrome del colon irritabile (IBS), secondo i Criteri di Roma è un disordine funzionale intestinale che interessa il 5-20% della popolazione mondiale, è un disordine che colpisce più frequentemente le donne perché rispetto agli uomini hanno una sensibilità rettale più alta. L’IBS è una sindrome multifattoriale causata da 3 meccanismi principali: alterazione dell’attività motoria gastro-intestinale, ipersensibilità viscerale e disturbi della sfera psicologica. La sintomatologia è caratterizzata da dolore addominale con tensione addominale, alterazione dell’alvo con alternanza di stipsi e diarrea, che sono sintomi invalidanti per il paziente in quanto possono provocare anche difficoltà e incompleta defecazione e urgenza defecatoria. In base alle caratteristiche dell’alvo, l’IBS è classificato in IBS con stipsi, IBS con diarrea e IBS misto. Per quanto riguarda la diagnosi si parla di IBS quando da tre mesi il paziente ha la presenza continua e ricorrente di alcuni sintomi: dolore o fastidio addominale (presente almeno da tre mesi che migliora con la defecazione e insorge con l’alterazione dell’alvo), meno di 3 evacuazioni al giorno, più di 3 evacuazioni al giorno, feci dure o caprine, feci molli o liquide e sforzo durante l’evacuazione. Il dolore addominale che è il sintomo principale si diagnostica attraverso la palpazione lungo la cornice colica, per il resto la diagnosi si fa utilizzando i criteri diagnostici di Roma con una attenta anamnesi, che esclude i fattori di rischio e attraverso vari esami di laboratorio. Per la natura multifattoriale dell’IBS, ad oggi non esiste una terapia “gold standard”, però la terapia per l’IBS può essere effettuata attraverso l’educazione del paziente (che serve per educare il paziente rassicurandolo che i sintomi si manifestano realmente, in quanto i pazienti con IBS si sentono etichettati come soggetti disturbati psicologicamente), attraverso un approccio non farmacologico cioè utilizzando una dieta FOODMAP (i FOODMAPS sono carboidrati a catena corta poco digeriti nel piccolo intestino, tra questi ricordiamo il fruttosio, il lattosio, i fruttani, i galattani e i polialcoli, questa dieta prevede una riduzione di questi alimenti massimo per due settimane, che poi dovranno essere reinseriti nella dieta), approccio farmacologico (per il dolore addominale si prescrivono farmaci antispastici che riducono la contrazione della muscolatura intestinale, in caso di IBS con stipsi si consigliano farmaci che svuotano il colon retto e in seguito farmaci che regolarizzano la frequenza di evacuazioni come il macrogol e la linaclotide, in caso di IBS con diarrea si somministrano probiotici e antibiotici, altri farmaci che possono migliorare i sintomi sono anche gli antidepressivi, i modulatori serotoninergici e i modulatori del canale del cloro.
Nel secondo capitolo viene trattato l’argomento dell’obesità e vengono descritti i vari interventi di chirurgia bariatrica. L’obesità è una condizione di malnutrizione per eccesso, rappresenta uno dei problemi di salute pubblica, è un fattore di rischio per la salute perché causa l’insorgenza di alcune patologie come il diabete mellito di tipo 2, malattie cardiovascolari e tumori. L’OMS definisce l’obesità attraverso l’indice di massa corporea (kg/m²) e in base ai valori tra 25 e 29,99 siamo nella fascia del sovrappeso, tra 30 e 34,99 in obesità di I° grado, 35 e 39,99 in obesità di II° grado e ≥ 40 obesità di III° grado. L’IMC non è l’unico strumento per misurare l’obesità ma vengono utilizzati anche la misurazione delle circonferenze corporee (circonferenza della vita che è quella massima dell’addome e determina il tessuto adiposo sottocutaneo addominale e la circonferenza fianchi che serve per calcolare il rapporto vita-fianchi), gli esami del sangue, la plicometria (che misura la composizione corporea a partire dalla misurazione della densità corporea), la DEXA (misura il contenuto minerale osseo, la massa magra e la massa grassa attraverso l’assorbimento a raggi X) e la bioimpedeziometria (misura l’impedenza cioè la resistenza opposta dell’organismo al passaggio di corrente). Per fare un inquadramento clinico dell’obesità si fa una valutazione sull’anamnesi familiare, ponderale, psicologica e farmacologica, abitudini di vita, ambiente familiare, contesto sociale, valutazione clinica, rischi di patologie e indagini di laboratorio. Le cause dell’obesità possono essere tra i fattori genetici, ambientali e di regolazione. Il trattamento dell’obesità consiste nella terapia comportamentale, restrizione calorica, attività fisica e trattamento farmacologico e sempre più frequente negli ultimi periodi si ricorre alla chirurgia bariatrica, che rappresenta uno strumento efficace per l’obesità, perché determina un calo ponderale a lungo termine per il ridotto apporto alimentare e perché riduce le malattie associate, determinando un miglioramento della qualità di vita. Ci sono delle indicazioni per effettuare un intervento bariatrico: si fa nei pazienti informati e motivati che hanno fallito dopo vari interventi non chirurgici come le diete, esercizio fisico e terapie comportamentali) che hanno un IMC > 40 kg/m² o con IMC tra 35 e 40 ma hanno comorbilità a rischio. L’IMC non è l’unico strumento utilizzato, ma vengono considerati anche parametri metabolici, funzionali e psicologici. La chirurgia bariatrica si è dimostrata efficace nei pazienti in età compresa dai 18 ai 60 anni. Le controindicazioni alla chirurgia bariatrica sono: paziente incapace di seguire un lungo protocollo, disordini psicotici, alcolismo e tossicodipendenza, malattie correlate con ridotta spettanza di vita e pazienti inabili a prendersi cura di se e che non hanno un supporto familiare e sociale. Gli interventi di chirurgia bariatrica si distinguono in interventi di tipo restrittivo, malassorbitivo e misto. Tra gli interventi di tipo restrittivo ricordiamo: il pallone intragastrico (è un dispositivo in silicone riempito di acqua o di soluzione fisiologica inserito nello stomaco tramite gastroscopia, è un trattamento transitorio, utilizzato prima di un intervento bariatrico o nei soggetti non candidabili alla chirurgia, per evitare delle complicanze dopo sei mesi il pallone deve essere rimosso), il bendaggio gastrico (attualmente quello più utilizzato è il bendaggio gastrico regolabile, posizionato con tecnica laparoscopica, consiste nella creazione di una piccola tasca gastrica ottenuta con un anello di silicone che comunica con il resto dello stomaco attraverso un orifizio, come se fosse un cinturino dell’orologio che strozza lo stomaco, cosi il cibo rimane sopra l’anello e la persona si sente sazia mangiando poco), gastroplastica verticale (si crea una piccola tasca gastrica che comunica con lo stomaco tramite un orifizio, ne esistono di due tipi, la gastroplastica verticale di Mason con la tasca gastrica verso il lato destro dello stomaco e la gastroplastica verticale di MacLean dove la tasca gastrica è separata dallo stomaco), sleeve gastrectomy (consiste in una resezione verticale parziale dello stomaco, la parte sinistra dello stomaco viene asportata, è un intervento irreversibile). Tra gli interventi di tipo malassorbitivi ricordiamo: bypass biliointestinale (consiste nel determinare un tratto comune alimentare unendo 30-35 cm di digiuno con 12-20 cm di ileo) mini bypass gastrico (con la creazione di una tasca gastrica verticale unita all’intestino tenue, saltando 200-250 cm dal duodeno) diversione bilio pancreatica (secondo Scopinaro consiste in una resezione parziale dello stomaco, con congiunzione dello stomaco all’intestino tenue (ileo), con la duodenal switch la resezione dello stomaco è verticale e non orizzontale e lo stomaco si va ad unire con il duodeno). Tra gli interventi di tipo misto ricordiamo il: bypass gastrico (consiste in una creazione di una tasca gastrica nella quale viene anastomizzata un’ansa intestinale, lo stomaco e il duodeno vengono quasi esclusi dal transito degli alimenti).
Il terzo capitolo è la parte della tesi sperimentale, con la descrizione del mio studio fatto nell’ U.O.C di Chirurgia Generale Centro di Eccellenza Europeo di Chirurgia Bariatrica, Università la Sapienza Polo Pontino. Lo scopo del mio studio è stato quello di andare a valutare come i sintomi del colon irritabile migliorano o peggiorano dopo interventi bariatrici di tipo malassorbitivi, per questo motivo è stato selezionato un campione di 40 persone costituito da uomini e donne affette da sintomi del colon irritabile prima dell’intervento e valutate dopo un follow-up di 3-6 mesi dall’intervento. La valutazione dei sintomi post intervento è stata effettuata durante le visite in ambulatorio nutrizionale dove il paziente veniva visitato per valutare lo stato di salute e attraverso un diario alimentare lo stato nutrizionale; a fine visita ad ogni paziente veniva dato un questionario composto da 7 domande riguardanti i sintomi intestinali. Dai risultati ottenuti tramite le risposte dei 40 questionari, si può concludere che dopo un intervento bariatrico si ha una riduzione dei sintomi del colon irritabile con un miglioramento del dolore addominale anche dopo defecazione, migliora la sensazione di urgenza defecatoria, difficoltà defecatoria e sensazione di evacuazione incompleta, dopo l’intervento rimane solo il problema della frequenza giornaliera defecatoria, nel mini by pass la frequenza è di più volte al giorno per l’alta attività malassorbitiva e nel bypass meno di 2 volte a settimana. Quindi la chirurgia bariatrica è uno strumento efficace per il problema dell’obesità, perché determina una riduzione di peso però per gli interventi di tipo malassorbitivi i pazienti avranno problemi di frequenza giornaliera defecatoria, dovuti alle caratteristiche dell’intervento.
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