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Tesi etd-11242015-155636


Thesis type
Tesi di laurea magistrale LM5
Author
WIENING, ELISA JO
URN
etd-11242015-155636
Title
Utilizzo della variazione della pressione sistolica (SPV) come predittore di responsività alla somministrazione di fluidi nel cane
Struttura
SCIENZE VETERINARIE
Corso di studi
MEDICINA VETERINARIA
Commissione
relatore Prof.ssa Breghi, Gloria
Parole chiave
  • spv
  • fluid challenge
  • gittata cardiaca
  • cane
  • fluidoterapia
Data inizio appello
11/12/2015;
Consultabilità
completa
Riassunto analitico
Il concetto di “fluid responsivness” si basa sul fatto che un soggetto, definito responsivo, possa rispondere con un aumento della gittata cardiaca in seguito a un bolo di fluidi. Questa risposta è legata alla capacità cardiaca di aumentare la contrattilità a seguito di un aumento del precarico, come descritto dalla legge di Frank Starling. Questo aumento della gittata cardiaca non è riscontrabile in tutti i soggetti e la capacità di predire se effettivamente un paziente tragga beneficio da una somministrazione endovenosa di fluidi o meno, trova forte applicabilità nei pazienti critici e/o in stato di shock dove l'instabilità emodinamica determina ipoperfusione tissutale, che nel tempo può portare a insufficienza d'organo. Per predire la responsività di un paziente ai fluidi può essere utilizzato il parametro SPV, poiché è stato dimostrato essere un efficace indicatore dello stato volemico di un paziente. Esso riflette le variazioni cicliche di pressione arteriosa legate al ciclo respiratorio in un soggetto anestetizzato e ventilato meccanicamente a pressione positiva (Perel et al., 1987). Poiché un eccesso di fluidi comporta complicazioni quali edema polmonare, aumento dei tempi di cicatrizzazione, ridotta disponiblità di ossigeno, mentre una ridotta somministrazione di fluidi peggiora la perfusione tissutale (Marik et al., 2011), una fluidoterapia mirata al paziente è l'approccio che maggiormente sta prendendo piede per la gestione del paziente critico e/o in fase perioperatoria. Infatti, in diversi studi la riduzione delle complicazioni, del periodo di ospedalizzazione e del tasso di mortalità sono state associate a una corretta fluidoterapia (Lopes et al. 2007).