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Tesi etd-11162017-230714


Thesis type
Tesi di laurea magistrale LM5
Author
MASSONI, GIACOMO
URN
etd-11162017-230714
Title
«Con una torre antica». Il risarcimento di una lacuna: il caso della "Torre coronata" della Grancia di Montisi
Struttura
INGEGNERIA DELL'ENERGIA, DEI SISTEMI, DEL TERRITORIO E DELLE COSTRUZIONI
Corso di studi
INGEGNERIA EDILE-ARCHITETTURA
Supervisors
relatore Prof.ssa De Falco, Anna
correlatore Prof. Ruschi, Pietro
controrelatore Prof. Dalla Negra, Riccardo
Parole chiave
  • Restauro architettonico
  • Consolidamento
  • Torre
  • Ricostruzione
Data inizio appello
07/12/2017;
Consultabilità
Parziale
Data di rilascio
07/12/2020
Riassunto analitico
Inserita in un contesto ambientale –tra Crete senesi, Val di Chiana e Val d’Orcia- tutelato come Patrimonio dell’Umanità, la Torre della Grancia di Montisi rappresentava uno dei più significativi monumenti di tutta l’architettura medievale toscana: la sua immagine alludeva infatti, nel particolare e inconfondibile coronamento a doppia rocca merlata, in maniera evidente alla Torre del Mangia di Siena. Ed era del resto ad essa coeva: dalle ricerche sulle fonti archivistiche, si è potuto dimostrare come del modello senese la “Torre coronata” montisana condividesse non solo aspetti tipologici e formali ma anche una cerchia di maestranze e, con ogni probabilità, la medesima scuola di capomastri e progettisti.
Tra le pieghe dei registri dell’antico Ospedale di Santa Maria della Scala (che detenne l’intero complesso fino al XVIII secolo, prima di cederla alla famiglia Mannucci Benincasa, ancora attuale proprietaria), è emerso come il chasamento di Montisi fu nei primi decenni del Trecento dimora di campagna di Bindo Petroni, primo notaio apostolico e figura di spicco della corte papale avignonese oltre che tra i più influenti rappresentanti della Siena “novesca”, negli anni di Ambrogio Lorenzetti.
Ed è assai probabile che il pittore del Buongoverno sia rimasto colpito dall’imponenza di quella “fortezza in forma di palazzo” tanto da rappresentarla con incredibile somiglianza in addirittura due delle sue opere maggiori.
Ma la Torre montisana, potente simbolo identitario di questa straordinaria stagione culturale, politica e sociale, oggi non c’è più: crollata sotto le mine tedesche nel giugno del 1944, ciò che resta dei suoi 33,43 m di altezza non è altro che il primissimo tratto dell’originario basamento.
Volontà dell’Amministrazione comunale –che ne entrerà in possesso su donazione liberale della proprietà- è risarcire questa oramai decennale lacuna urbana e ambientale, prima ancora che notevole ferita architettonica che ha turbato l’elegante equilibrio del complesso della Grancia.
Il percorso di conoscenza è servito dunque ad operare un vero e proprio riconoscimento dell’indiscutibile valore di “opera d’arte” che caratterizzava il monumento, al fine di procedere con una proposta di ricostruzione della torre distrutta.
La soluzione progettuale suggerita si basa su considerazioni di natura metrica e proporzionale (adottando come modulo di base il “braccio toscano da panno”, riscontrato –a che si sappia- per la prima volta come elemento ordinatore del cantiere della Torre e del Palazzo Comunale di Siena); la documentazione iconografica e i fotogrammi d’epoca fotoraddrizzati sulla base dei rilievi attuali e di disegni di repertorio, ha consentito di poter ricreare, almeno per quanto riguarda le masse fabbricative e i profili principali, l’originaria volumetria del monumento.
La riedizione della Torre e dei locali distrutti ad essa contigui avverrà, in linea con le indicazioni fornite dalle più recenti Carte internazionali del Restauro, secondo forme semplificate, con un linguaggio “classico” (nella scelta dei materiali e dei principali aspetti compositivi) ma conforme all’architettura contemporanea nell’immagine complessiva e negli aspetti strutturali.
Il telaio portante sarà costituito da una carpenteria metallica interna, con un sistema di baraccatura di rivestimento a sostegno del particolare paramento in laterizi armati appositamente studiato (con elementi su misura e lavorati a mano) predisposto per resistere alle principali sollecitazioni e conformarsi allo stesso tempo alle tessiture antiche, inserendosi uno stato dei luoghi tanto mirabilmente conservato quanto bisognoso di riqualificazione.
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