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Tesi etd-11052004-141558


Thesis type
Tesi di laurea vecchio ordinamento
Author
Catenacci, Graziano
URN
etd-11052004-141558
Title
Geologia della parte meridionale della montagna del Morrone: i depositi Neogenici e Quaternari
Struttura
SCIENZE MATEMATICHE, FISICHE E NATURALI
Corso di studi
SCIENZE GEOLOGICHE
Commissione
relatore Patacca, Etta
relatore Scandone, Paolo
Parole chiave
  • Nessuna parola chiave trovata
Data inizio appello
26/11/2004;
Consultabilità
completa
Riassunto analitico
In questa tesi è stata analizzata un’area dell’Appennino centro-meridionale, situata tra le montagne del Morrone e della Majella, compresa nel Foglio 147 “Lanciano” (S.G.N. 1970), nota in letteratura come Fossa di Caramanico (Ghisetti &amp;Vezzani, 1983). I litotipi affioranti appartengono ai depositi silicoclastici delUnità Queglia (Patacca et al., 1991). E’ stato condotto un rilevamento geologico alla scala 1:25000 utilizzando come basi topografiche le carte della Regione Abruzzo a questa scala. Il lavoro è stato svolto insieme al collega Francesco Fiera , che ha approfondito lo studio della geologia del nucleo carbonatico mesozoico della Montagna del Morrone. È stato eseguito uno studio dei Conglomerati di Roccacaramanico, che formano un livello guida all’interno della successione dell’Unità Queglia, con l’obiettivo di identificare le fasi e gli stili di piegamento che hanno interessato tale fascia, suturata nel letto di sovrascorrimento frontale del Morrone. Particolare attenzione è stata data al corpo franoso affiorante nella zona meridionale della Montagna del Morrone, denominato come il Rock Avalanche di Campo di Giove (Di Luzio et al., 2003).<br>Attraverso il rilevamento di campagna, l’analisi di sezioni stratigrafiche, l’analisi dei numerosi campioni raccolti e l’elaborazione dei dati relativi alla misure di strato, è stato possibile arrivare alle seguenti concolusioni:<br>1. seguendo il livello dei conglomerati, si riconoscono nell’Unità Queglia almeno due eventi deformativi. Il primo evento determina la formazione di pieghe anticlinali e sinclinali, spesso rovesciate, con asse all’incirca NNW-SSE. Il secondo evento determina un ripiegamento blando delle strutture precedenti con asse SW-NE. Gli effetti di questo secondo evento sono ben visibili in panorama nella zona a sud di Roccacaramanico. Questi eventi vengono evidenziati anche dalla proiezione dei poli dei piani di stratificazione su stereonet con dispersione tipica e ben identificabile.<br>2. per quanto riguarda il Rock Avalanche di Campo di Giove, la nicchia di distacco è stata identificata sul versante SW della Montagna della Majella, denominata “Fondo di Majella”. Il meccanismo di movimento è stato identificato con il meccanismo di “frammentazione meccanica” (Davies et al., 1999), che giustifica il fatto che il detrito viaggia molto più lontano di quanto ci si aspetterebbe se, come i più piccoli rockfalls, il suo moto fosse controllato esclusivamente dallo slittamento e dal rotolamento; l’area di accumulo è stata cartografata riconoscendo i depositi in base alla tipiche caratteristiche di un Rock Avalanche (gradazione inversa e abbondante matrice) e identificando l’area di provenienza dei clasti (i litotipi presenti in corrispondenza della nicchia di distacco della Majella non esistono nella montagna del Morrone). È stata inoltre riconosciuta nella deposizione la polarità stratigrafica presente sulla nicchia di distacco: litologie riferite a termini stratigraficamente più alti, che occupano la parte apicale della nicchia di distacco, sono state ritrovate nella zona più prossimale, mentre litologie riferite ai termini stratigraficamente più bassi arrivano fino all’unghia della conoide di Pacentro. A differenza di quanto sostenuto nel precedente lavoro di Di Luzio et al. (2003), l’evento deve essere avvenuto, a mio parere, in condizioni geomorfologiche simili all’attuale, e cioè con la presenza dell’incisione del fiume Vella che ha fatto incanalare il detrito fino a sboccare nella piana di Sulmona.<br>
File