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Tesi etd-10312016-123157


Thesis type
Tesi di laurea magistrale
Author
BIGGI, GIANLUCA
URN
etd-10312016-123157
Title
Open Innovation e PMI italiane
Struttura
ECONOMIA E MANAGEMENT
Corso di studi
CONSULENZA PROFESSIONALE ALLE AZIENDE
Commissione
relatore Prof. Lanzara, Riccardo
Parole chiave
  • Open Innovation
  • PMI
  • Distretti produttivi
Data inizio appello
01/12/2016;
Consultabilità
completa
Riassunto analitico
L’innovazione rappresenta un concetto fondamentale se si vuole affrontare il tema della crescita e dello sviluppo aziendale e, più in generale, della crescita del sistema economico nel suo complesso. Il processo di globalizzazione ha chiesto alle organizzazioni aziendali una riorganizzazione dei sistemi produttivi industriali e di diffusione della conoscenza tale da garantire una produzione sempre più globale. Il ciclo di vita dei prodotti si è accorciato enormemente a causa dell’incessante incremento del processo tecnologico e della competizione internazionale che ha raggiunto ritmi esasperati. In quest’ottica il tradizionale approccio tipico dell’azienda verticalmente integrata che ha dominato il XX secolo presenta notevoli limiti. Nel 2003 l’economista della Haas School of Business dell’Università di Berkeley in California Henry Chesbrough, durante l’osservazione di alcuna imprese high-tech, conia il termine Open Innovation come espressione di un paradigma emergente, con il quale si assume che la conoscenza utile è ampiamente distribuita tra paesi, istituzioni scientifiche e imprese.<br>L’adozione del modello Open Innovation trova fondamento nel progressivo livellamento del terreno di gioco su cui si sviluppa l’innovazione. Da un lato, perché si sono ridotte le economie di scala nella R&amp;D che garantivano vantaggi competitivi soltanto ai grandi e grandissimi laboratori di ricerca industriale; dall’altro lato, perché le conoscenze utili sono sempre più diffuse e sparse tra le aziende di ogni dimensione, in molte parti del mondo. Il modello dell’Open Innovation tende a sostituire il tradizionale “modello chiuso”, dove le imprese utilizzano in via preferenziale laboratori interni di R&amp;D, come fonti di conoscenza e idee innovative. Tali strutture, molto dotate in fatto di attrezzature, personale e mezzi, e ispirate ad una visione tecnologica dominante alla Bell Labs, in passato hanno costituito la macchina dell’innovazione delle grandi imprese oligopoliste, con cui puntavano a rafforzare e difendere il loro potere di mercato. <br>Nel primo capitolo viene illustrato nuovo paradigma dell’Open Innovation nel mutato quadro competitivo e strategico e le caratteristiche che lo delineano partendo dalla descrizione del vecchio modello della Closed Innovation e sulle cause che hanno portato alla sua erosione. Verrà proposta una descrizione degli elementi che possono essere scambiati in un contesto open, quali la ricerca, lo sviluppo, la proprietà intellettuale e il know-how, fornendo indicazione sull’impatto che il nuovo paradigma ha nei modelli di business delle imprese e quali sono i nuovi player che operano in questo nuovo scenario. Lo scopo di questo elaborato non è solamente quello di riportare il quadro teorico in materia di innovazione aperta ma, attraverso l’analisi effettuata nel capitolo secondo, mettere in luce le nuove, promettenti prospettive che l’Open Innovation può aprire nei confronti della Piccola e Media impresa italiana storicamente priva di risorse e competenze nel campo della R&amp;D. All’interno del nuovo paradigma queste imprese potrebbero trovare finalmente il modo di assorbire e integrare nuove conoscenze tecnologiche dall’esterno attraverso spin-off e start-up piuttosto che in modo diretto dall’università in modo da accorciare i tempi, ridurre i rischi e limitare i costi. In questo modo si creano le condizioni di effettiva operatività e sostenibilità alle nuove imprese innovative technology-driven e contestualmente si diffondono le opportunità di innovazione per il nostro sistema imprenditoriale, aprendo la strada a partenariati intelligenti con tali imprese.
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