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Tesi etd-10192015-111208


Thesis type
Tesi di laurea magistrale
Author
BARABINO, NICOLO'
URN
etd-10192015-111208
Title
Segnali di una fine. Un'autodiagnosi del cinema contemporaneo in tre film
Struttura
CIVILTA' E FORME DEL SAPERE
Corso di studi
STORIA E FORME DELLE ARTI VISIVE, DELLO SPETTACOLO E DEI NUOVI MEDIA
Supervisors
relatore Prof. Ambrosini, Maurizio
correlatore Prof.ssa Lischi, Alessandra
Parole chiave
  • postmoderno
  • crisi
  • digitale
  • fine
  • convergenza
  • cinema
  • contemporaneo
Data inizio appello
09/11/2015;
Consultabilità
Completa
Riassunto analitico
Nato sotto il segno dello scetticismo, come medium "senza futuro", il cinema ha influenzato e plasmato l'immaginario collettivo di un intero secolo, il Novecento, e ancora oggi, in un epoca dominata dalla capillare presenza dei cosiddetti "new media", conserva la sua posizione di supremazia culturale per quanto riguarda il concetto universale di immagini-in-movimento.
Fare un analisi del concetto di fine associato all'arte cinematografica equivarrebbe a riscrivere l'intera storia del cinema. Se infatti col termine crisi si intende indicare il passaggio da una condizione di stabilità a una di variabilità, il cinema, nei suoi 120 anni di storia, ha dovuto più volte confrontarsi e reagire alle inevitabili manifestazioni di crisi che costantemente ha incontrato. Si pensi per esempio alle varie rivoluzioni portate dall'avvento del sonoro, del colore e dalla diffusione degli schermi panoramici; si pensi all'inedito approccio critico adottato dai cineasti della modernità, dalla Nouvelle Vague e dalla New Hollywood: manifestazioni di una crisi che hanno sempre portato il cinema a ripensare se stesso e la sua natura, dimostrando una peculiare abilità auto-rigenerativa.
Il lavoro che qui si propone ha come oggetto lo studio e l'analisi dello "stato di salute" del cinema contemporaneo perché, se i succitati mutamenti hanno avuto una risposta riformativa tutto sommato rapida, oggi il cinema sembra attraversare una crisi la cui soluzione sembra ancora lontana.
Per capire a fondo i caratteri del cinema del terzo millennio si è scelto di dedicare il primo capitolo della tesi al contesto postmoderno e ai vari cambiamenti che questa "dominante culturale" ha portato all'interno del panorama artistico-culturale globale. Interessando vari ambiti della produzione culturale come letteratura e architettura, la parabola postmoderna ha inevitabilmente influenzato anche la produzione cinematografica a partire dagli anni settanta, aprendo questioni che ancora oggi difficilmente si possono dire risolte. L'esperienza postmoderna infatti, seppur conclusasi, sembra essere la radice di uno smarrimento, di una crisi, rintracciabile ancora oggi.
Gli interrogativi più interessanti incentrati sulla nuova natura del mezzo cinematografico riguardano principalmente la digitalizzazione dell'immagine - e con essa delle varie fasi di lavorazione del film, dal montaggio alla distribuzione – e la possibilità di creare inedite immagini ex novo, perdendo quella referenzialità col reale che il cinema ha sempre avuto. Tutte queste questioni vengono affrontate, all'interno della tesi, nel secondo capito.
Il terzo ed ultimo capitolo è invece dedicato all'analisi mirata di tre film che, ognuno in maniera diversa, mettono in scena certi aspetti e caratteri del cinema contemporaneo, proponendo un'autodiagnosi della crisi che esso sta attraversando.
Si è voluto prendere "Cosmopolis" (2012) di David Cronenberg come esempio più efficace di film che cercano in mettere in scena la crisi economica del nostro tempo, ragionando allo stesso tempo sull'impossibilità che il cinema ha di rappresentare un concetto tanto astratto quanto quello del capitale.
"Holy Motors" (2012) del francese Leos Carax si presenta invece come un' originale e complessa riflessione sul cinema, su quello che è stato e su cosa è diventato.
L'ultimo film di Bela Tarr, "Il Cavallo di Torino" (2011), invece si presenta come un'attenta rappresentazione del senso di fine che in questi ultimi anni è stato oggetto di numerose pellicole. Il nichilismo messo in scena dal regista ungherese si propone come l'unica soluzione possibile: non solo fine del cinema, ma anche fine dell'esistenza.
Con le opere che si è deciso di prendere in esame si spera di restituire un quadro abbastanza completo (e complesso) del panorama cinematografico contemporaneo, dimostrando come sia il cinema stesso, ancora una volta, a prendersi carico di un'autodiagnosi della crisi, continuando a descrivere, come ha sempre fatto, il mondo e la società che lo circondano.
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