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Thesis etd-10122021-160802


Thesis type
Tesi di specializzazione (4 anni)
Author
BISO, VERONICA
URN
etd-10122021-160802
Thesis title
Valore prognostico della malattia minima residua nelle leucosi acute mieloidi
Department
MEDICINA CLINICA E SPERIMENTALE
Course of study
PATOLOGIA CLINICA E BIOCHIMICA CLINICA
Supervisors
relatore Galimberti, Sara
Keywords
  • mrd
  • malattia minima residua
  • biologia molecolare
  • citofluorimetria
  • lma
  • leucemia mieloide acuta
Graduation session start date
03/11/2021
Availability
None
Summary
La leucemia mieloide acuta (LMA) è una neoplasia ematologica determinata dalla proliferazione clonale di progenitori mieloidi patologici, Blasti, conseguente all’accumulo sequenziale di danni genomici.
L’acquisizione di multiple mutazioni somatiche, la presenza di cloni cellulari coesistenti in competizione e la variabile evoluzione nel tempo definiscono la dinamicità della LMA.
Nonostante l’eterogeneità molecolare, le decisioni terapeutiche sono basate su un numero limitato di marker e sulle valutazioni di remissione.
La malattia minima residua, MRD, è un fattore prognostico post-trattamento la cui definizione avviene tramite valutazione morfologica, citofluorimetrica, citogenetica e molecolare.
Scopo di questo studio è l’analisi del valore prognostico della MRD, in termini di sopravvivenza globale (OS) e sopravvivenza libera da malattia (PFS), nei pazienti con LMA nell’ambito della casistica pisana negli ultimi 10 anni.
Nella nostra osservazione si conferma il ruolo cruciale dell’approccio molecolare nella determinazione dell’MRD a discapito di quello citofluorimetrico; la citofluorimetria resta comunque importante al momento della diagnosi per caratterizzare l’immunofenotipo dei blasti, completare la stadiazione anche in fase post trattamento ed è dirimente nei casi in cui sia presente un’espressione aberrante degli antigeni blastici (LAIP) che possa essere ricercata e monitorata nel tempo.
L’identificazione della MRD molecolare avviene tramite l’utilizzo di marker leucemia-specifici come la mutazione del gene codificante per la nucleofosmina (NPM1).
La persistenza di MRD mediante determinazione quantitativa della mutazione di NPM1 fornisce una valutazione prognostica accurata, affidabile e indipendente rispetto ad altri fattori di rischio e rende possibile l’attuazione di strategie di consolidamento precoce adattate al rischio. Di tale mutazione abbiamo indagato la possibile associazione con alcuni fattori prognostici pre-trattamento, come età del paziente e forme secondarie di LMA, con la casistica mielo-monocitica e il differente significato prognostico di NPM1 in caso di concomitante mutazione FLT3.
Nel contesto del gruppo di pazienti presi in considerazione, emerge inoltre la potenziale utilità del monitoraggio dei livelli di espressione del gene WT1 in correlazione allo stadio di malattia quale possibile indicatore prognostico.
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