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Tesi etd-09302019-091830


Thesis type
Tesi di laurea specialistica LC6
Author
MONTUORI, GIUSEPPE
URN
etd-09302019-091830
Title
La gestione dell'emergenza ipertensiva nel paziente con ictus ischemico in Pronto Soccorso.
Struttura
RICERCA TRASLAZIONALE E DELLE NUOVE TECNOLOGIE IN MEDICINA E CHIRURGIA
Corso di studi
MEDICINA E CHIRURGIA
Supervisors
relatore Prof. Ghiadoni, Lorenzo
Parole chiave
  • emergenze ipertensive
  • ictus ischemico
  • Pronto Soccorso
Data inizio appello
15/10/2019;
Consultabilità
Secretata d'ufficio
Data di rilascio
15/10/2089
Riassunto analitico
L’ipertensione arteriosa rappresenta il più frequente fattore di rischio cardiovascolare oltre alla principale causa di morbilità e mortalità nei Paesi industrializzati, motivo per il quale richiede una terapia a lungo termine per prevenire le complicanze cardiovascolari e renali.
Le emergenze ipertensive sono condizioni cliniche caratterizzate dalla presenza di danno d’organo rapidamente evolutivo, correlato ad un aumento acuto e severo dei valori pressori (pressione arteriosa sistolica > 180 mmHg e/o diastolica >110 mmHg) con un imminente pericolo di vita per il paziente.
Le emergenze ipertensive che afferiscono al Pronto Soccorso sono rappresentate da scompenso cardiaco, infarto del miocardio, dissezione aortica, ictus ischemico ed emorragico. In queste condizioni è necessaria una rapida riduzione dei valori pressori attraverso un trattamento farmacologico acuto specifico per le singole condizioni.
L’emergenza ipertensiva in un paziente con ictus ischemico rappresenta un’eccezione e può creare una maggiore difficoltà di gestione in Pronto Soccorso, in quanto la riduzione acuta dei valori pressori, pur preservando il paziente dalla possibile evoluzione emorragica dell’ ictus, può esporlo al rischio di aumento della zona ischemica ed al peggioramento degli esiti neurologici.
Le ultime linee guida europee dell’ipertensione, pertanto, pongono una particolare attenzione al trattamento acuto della pressione arteriosa nell’ictus ischemico, indicando di ridurre i valori pressori solo per valori superiori a 220/120 mmHg ed a 180/105 mmHg nei pazienti candidati alla trombolisi.
Lo scopo di questa tesi è stato quello di valutare l’aderenza alla line guida del trattamento delle emergenze ipertensive nell’ictus ischemico attraverso uno studio retrospettivo nei pazienti che sono afferiti al Pronto Soccorso della AOUP con clinica di natura neurologica dal 1 Gennaio al 30 Giugno 2019 e che hanno presentato diagnosi conclusiva di ictus ischemico.
I 335 pazienti selezionati nei primi 6 mesi del 2019 con queste caratteristiche, presentavano età media di 73 anni, nel 51% dei casi erano donne; le principali comorbidità erano rappresentate da ipertensione arteriosa (48%), diabete mellito (23%), precedenti patologie cerebrovascolari ischemiche (22%) e fibrillazione atriale (17%). Il 66% dei pazienti eseguiva terapia domiciliare antipertensiva.
Dall’analisi risulta che su 335 pazienti, 52 erano stati centralizzati da altri PS per cui non erano presenti dati sui valori pressori iniziali o sul trattamento eseguito. Nei rimanenti 283 pazienti soltanto tre (1%) rientravano nella definizione di emergenza ipertensiva (pressione arteriosa sistolica > 220 mmHg e/o diastolica > 120 mmHg), ma in nessuno di questi è stato intrapreso un trattamento endovenoso, con l’obiettivo di ridurre i valori al di sotto dei i valori bersaglio suggeriti dalle linee guida.
Dei 335 pazienti totali, 44 sono stati sottoposti a fibrinolisi. Di questi, 6 pazienti (14%) sarebbero stati candidati a ricevere il trattamento antipertensivo in acuto per valori superiori a 180/105 mmHg, ma soltanto uno di essi ha ricevuto un trattamento farmacologico endovenoso.
Dall’analisi è emerso inoltre che 13 pazienti sono stati trattati con una terapia anti-ipertensiva per via endovenosa, nonostante il valori pressori fossero al di sotto del target indicato dalle linee guida. Il labetalolo è stato somministrato a 8 pazienti, l’urapidil in 4 e la clonidina in 1 paziente. Il labetalolo è l’unico tra i 3 farmaci somministrati ad avere indicazione nelle linee guida.
In un paziente non erano documentabili i rilievi pressori dopo il trattamento acuto. Nei 12 pazienti rimanenti, i valori pressori prima della somministrazione della terapia erano in media di 174+20/95+16 mmHg, ridotti a 168+25 mmHg e 91+15 mmHg.
Il trattamento antipertensivo è stato eseguito in un tempo variabile dalla prima misurazione, in media 74 minuti, da un minimo di 6 ad un massimo di 177 minuti.
I risultati di questa tesi indicano che la gestione dei valori pressori nei pazienti che afferiscono al PS per ictus ischemico non segue in modo corretto le indicazioni delle linee guida in una percentuale non trascurabile di casi (21 su 335, 6%) e ciò può determinare un aumento del rischio di complicanze emorragiche ed ischemiche, sia per la mancanza di trattamento acuto in chi presenti valori pressori al di sopra di quelli consigliati, sia per la somministrazione di terapia quando i valori pressori siano al di sotto della soglia raccomandata per il trattamento.
E’ quindi necessario continuare ad implementare la conoscenza delle linee guida riguardanti la gestione dell’emergenza ipertensiva nel paziente con ictus cerebrale ischemico.
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