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Tesi etd-09232018-231749


Thesis type
Tesi di laurea magistrale LM6
Author
CAPRILI, GIANLUCA
URN
etd-09232018-231749
Title
Assunzione di statine e rischio di frattura di epifisi prossimale di femore: uno studio caso-controllo
Struttura
RICERCA TRASLAZIONALE E DELLE NUOVE TECNOLOGIE IN MEDICINA E CHIRURGIA
Corso di studi
MEDICINA E CHIRURGIA
Supervisors
relatore Prof. Scaglione, Michelangelo
Parole chiave
  • statine
  • osteoporosi
  • frattura
  • femore
Data inizio appello
16/10/2018;
Consultabilità
Secretata d'ufficio
Riassunto analitico
La frattura dell'estremo prossimale del femore (hip fracture), oltre ad essere un problema di grande rilevanza epidemiologica per l'aumento dell'età media della popolazione, rappresentando nell'adulto l'11,6% delle fratture (meno frequenti solo di metacarpi e radio distale), è una importante voce di spesa per i vari sistemi sanitari. Si verifica, spesso, per caduta sul grande trocantere in pazienti affetti da osteoporosi, e nelle donne tale rischio è da due a tre volte superiore rispetto agli uomini.
Il trattamento, escluse le avulsioni di grande e piccolo trocantere per le quali si può prospettare al paziente il riposo a letto per poche settimane, è sostanzialmente cruento, impiegando endoprotesi, protesi totali, placche e viti, chiodi.
Soprattutto le fratture mediali sono caratterizzate da una importante mortalità e morbilità; tipiche complicanze sono pseudoartrosi, osteomielite, tromboembolismo, lussazione della protesi.
Vista la grande importanza di queste fratture, negli anni si è tentato di attuare una efficace prevenzione agendo, oltre che sulla riduzione del rischio di caduta (tramite, ad esempio, controllo dell'udito e della vista) sul trattamento dell'osteoporosi: scopo di questo trattamento è diminuire il rischio di fratture da fragilità aumentando la densità ossea.
Oltre ai farmaci tradizionali (anticatabolici e anabolici) negli ultimi anni si è tentato di capire se principi attivi utilizzati per altri scopi avessero una qualche influenza sulla massa ossea; una classe di farmaci verso cui si è rivolto l'interesse della comunità scientifica è quella delle statine.
Gli inibitori della HMG-CoA reduttasi, usati principalmente per ridurre la biosintesi di colesterolo e quindi il colesterolo ematico, hanno diversi effetti pleiotropici tra cui, come emergerebbe da studi in vitro e su modelli murini, l'aumento dell'espressione del gene della bone morphogenetic protein-2 (bmp-2) citochina coinvolta nella differenziazione e attivazione degli osteoblasti migliorando così la qualità dell'osso.
Esistono diversi studi che rilevano una correlazione positiva tra l'assunzione di statine e la riduzione del rischio di frattura da fragilità, mentre altri studi non rilevano questa correlazione. Scopo del presente lavoro è osservare il rapporto fra assunzione di statine e rischio di frattura dell'estremo prossimale del femore nella realtà della Azienda Ospedaliera Universitaria Pisana, valutando sia l'incidenza di utilizzo di questi farmaci in pazienti con precedenti fratture e non, sia le differenze nel tipo di frattura fra pazienti che assumevano di statine e non.
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