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Tesi etd-09212007-095931


Thesis type
Tesi di laurea specialistica
Author
RUSSO, ANNALUCIA
URN
etd-09212007-095931
Title
Ruolo della “purezza” delle sementi dei cereali autunno-vernini sulla biodiversità della flora spontanea in un’oasi agroecologica della Campania
Struttura
AGRARIA
Corso di studi
SCIENZE DELLA PRODUZIONE E DIFESA DEI VEGETALI
Supervisors
Relatore Benvenuti, Stefano
Parole chiave
  • Fitocenosi spontanee
  • pulizia semente
  • cereali autunno-vernini
Data inizio appello
15/10/2007;
Consultabilità
Completa
Riassunto analitico
In una oasi agroecologica della Campania, è stata effettuata una sperimentazione mirata a stabilire il ruolo della pulizia della semente della coltura nei confronti della biodiversità delle fitocenosi spontanee. In tali aree di bassa montagna (800-900 m s.l.m.), sono infatti sopravvissute le tradizionali agrotecniche con una evidente complessità delle fitocenosi spontanee presenti all’interno delle colture di cereali autunno-vernini. Alcune pregresse sperimentazioni avevano infatti evidenziato che molte specie rare, pressoché scomparse negli agroecosistemi convenzionali, sono poco od affatto presenti come semi nel suolo e che quindi la loro strategia di sopravvivenza non si basa sulla persistenza come seedbank. In queste aree la pulizia della semente di frumento viene effettuata tradizionalmente con uno “svecciatore” in grado di eliminare gran parte dei semi estranei. L’obiettivo della sperimentazione è stato quello di verificare che alcune specie non si sono estinte in queste aree proprio per il fatto che esse vengono inconsciamente riseminate unitamente alla coltura. Dopo avere selezionato 10 diverse aree sperimentali (scelte in funzione della loro omogeneità e rappresentatività agronomica), sono state effettuate analisi floristiche sia in campo che, al livello di seme, sulla semente di frumento. E’ emerso che alcune specie non vengono ritrovate nella semente in quanto esse vengono precocemente disseminate in campo e/o eliminate con lo “svecciatore”. Al contrario, specie rare come ad esempio Agrostemma githago, Ranunculus spp., Consolida Ajacis sono state ritrovate nella semente della coltura dopo le operazioni di pulizia. I risultati hanno evidenziato che mediamente durante la semina della coltura vengono rilasciati quasi 200.000 semi per ettaro. Ciò avviene soprattutto per le caratteristiche di forma e rugosità del tegumento del seme unitamente alle loro dimensioni simili a quelle della cariosside di frumento (tipico esempio di “crop mimics”). In alcune specie, come ad esempio in Papaver rhoeas e Matricaria chamomilla, la loro presenza nella semente non è dovuta alle sue caratteristiche morfologiche e/o dimensionali ma piuttosto alla permanenza dei frutti (rispettivamente capsule e capolini) dopo le operazioni di pulizia. Ne consegue che uno dei fattori agronomici di contrazione della biodiversità floristica sia derivato nel tempo dalla progressiva evoluzione delle tecniche di eliminazione dei semi estranei. La presente sperimentazione, non vuole certamente proporre una involuzione delle tecniche sementiere ma vuole solamente evidenziare come queste aree agroecologiche debbano la loro elevata biodiversità soprattutto alla conservazione delle tradizioni rurali estinte nelle aree dove sono state adottati integralmente i sistemi colturali convenzionali. Da non dimenticare è inoltre il germoplasma di antiche cultivar in grado di controllare efficacemente la flora infestante grazie alle proprie caratteristiche allelopatiche e competitive. Risulta quindi importante concludere che il recupero delle tradizioni rurali non deve essere effettuato come singolo segmento dell’agrotecnica, ma come sistema colturale complessivo derivante da una equilibrata interazione tra genotipo ed agrotecnica. Tra queste ultime gioca un ruolo cruciale anche la gestione a mosaico del territorio (boschi, pascoli, castagneti, ecc.), in quanto solo in questo modo possono sopravvivere quegli insetti impollinatori che sono anch’essi alla base del mantenimento della complessità floristica di una determinata area. Sono state infine discusse le ripercussioni delle fitocenosi infestanti non solamente in termini agronomici ma anche sul paesaggio agrario che risulta espressione storica “non globalizzabile” delle tradizioni rurali di un territorio.
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