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Tesi etd-09162019-192614


Thesis type
Tesi di laurea magistrale LM5
Author
GIORGI, LAURA
URN
etd-09162019-192614
Title
Intercettazioni e riservatezza: un costante bilanciamento di interessi.
Struttura
GIURISPRUDENZA
Corso di studi
GIURISPRUDENZA
Supervisors
relatore Prof.ssa Bonini, Valentina
Parole chiave
  • intercettazioni
  • riservatezza
  • riforma Orlando
  • privacy
Data inizio appello
07/10/2019;
Consultabilità
Secretata d'ufficio
Riassunto analitico
Nel contesto sociale odierno le interazioni tra i consociati assumono poliedriche forme.
Lo sviluppo tecnologico da una parte ha messo a disposizione dei consociati nuovi canali comunicativi, dall’altra ha determinato, al contempo, l’utilizzo di tecniche di captazione sempre più avanzate con problematiche di non poco conto sul piano delle garanzie costituzionali in tema di segretezza delle comunicazioni.
Le intercettazioni di comunicazioni e di conversazioni, oltre ad essere tra i mezzi investigativi più utilizzati dagli inquirenti per la loro efficacia nel reperimento degli elementi probatori, sono allo stesso tempo quelli che ontologicamente incorporano i maggiori rischi di lesione al diritto alla riservatezza dei soggetti coinvolti.
Proporzionalmente all’aumentare del numero dei decreti autorizzativi per la disposizione di intercettazioni dunque diventa sempre più forte l’esigenza di trovare un punto di equilibrio tra l’interesse collettivo alla repressione degli illeciti penali e l’interesse alla garanzia della riservatezza delle comunicazioni e delle conversazioni captate.
L’intercettazione oltre ad essere, come la perquisizione e l’ispezione, un mezzo a sorpresa è anche infatti un mezzo occulto “nascosto agli interessati per l’intero periodo del suo svolgimento” che recupera, in prima battuta, tutti i flussi degli intercettati senza una selezione oggettiva. L’invasione diventa poi più grave qualora tra le conversazioni captate ricadano contenuti oggettivamente estranei al tema processuale, vuoi per una errata selezione, vuoi per una loro inscindibilità rispetto ai contenuti pertinenti.
Questa serie di motivi e la centralità degli interessi in gioco fa sì che le intercettazioni, negli anni oggetto di svariate riforme, siano ancora oggi al centro del dibattito politico e giuridico.
Il presente elaborato si occuperà di analizzare questo strumento investigativo in relazione al diritto costituzionale alla riservatezza dei soggetti coinvolti.
Nel primo capitolo si pone l’attenzione sul dettato costituzionale e sui principi sovranazionali dai quali il legislatore non può discostarsi nel regolamentare la materia. Il confronto con i principi sovra ordinati si pone come punto di partenza necessario per delineare i confini entro i quali le intercettazioni possono essere concesse, al fine di comprendere dunque fino a che punto e in che misura la compressione dei diritti inviolabili sia tollerabile per il soddisfacimento dei fini investigativi.
Il secondo capitolo riguarda invece la disciplina del codice di rito e analizza le disposizioni nello stesso contenute evidenziandone le vistose carenze in relazione alla tutela del diritto alla riservatezza.
Il terzo capitolo si apre con un esame delle circolari delle Procure della Repubblica per poi spostare l’attenzione sull’iniziativa legislativa che ha dato luogo alla c.d. Riforma Orlando.
Partendo dai rimedi di diritto pretorio con cui la giurisprudenza ha cercato di ovviare, de iure condito, alle carenze del codice in tema di tutela alla riservatezza dei soggetti captati, si passa poi ad esaminare la legge delega sulle intercettazioni e il rispettivo d.lgs. 216/2017. Facendo riferimento alla legge-delega e alle circolari, da cui l’azione legislativa ha preso spunto, si evidenziano poi le criticità e le contraddizioni del provvedimento riformatore.
L’intento del legislatore era quello di riformare la disciplina del mezzo di ricerca della prova ponendo particolare attenzione al rispetto dei diritti inviolabili di libertà e segretezza delle comunicazioni di cui ex art. 15 Cost., al fine di garantire, per quel che possibile, la riservatezza dei soggetti coinvolti.
I precedenti disegni riformatori, per limitare le invasioni nella sfera privata dei consociati, finivano semplicemente per restringere l’elenco dei reati per cui l’intercettazione era utilizzabile. Alla riforma Orlando va invece riconosciuto il merito di non aver limitato nell’an e nel quomodo l’utilizzo di questo prezioso strumento di indagine avendo anzi semplificato il ricorso al mezzo di ricerca della prova nel casi di reati commessi dai pubblici ufficiali contro la pubblica amministrazione.
Le garanzie per la tutela della riservatezza vengono poste a monte, al momento della selezione del materiale che dovrà entrare nel fascicolo delle indagini , sulla base della convinzione per cui meno materiale viene trascritto, minori saranno i rischi di diffusione all’esterno.
Il decreto introduce dunque il divieto di trascrizione per le captazioni aventi oggetto irrilevante, riguardanti dati sensibili, o avvenute tra il difensore e il suo assistito; prevede differenziate forme di documentazione e istituisce l’archivio riservato presso il pubblico ministero. Viene inoltre inserita nel codice una nuova fattispecie delittuosa consistente nella diffusione di riprese e registrazioni fraudolente.
Nonostante gli ottimi propositi tuttavia bisogna rilevare come le nuove previsioni siano caratterizzate da disposizioni spesso tra loro contrastanti, talvolta ridondanti, dal significato ambiguo e, di conseguenza, difficilmente interpretabili.
In conclusione si presume che i nuovi meccanismi di selezione previsti porterebbero gravi problemi pratici in sede di applicazione e, nonostante siano stati fatti dei passi in avanti sul tema della tutela della riservatezza, la Riforma sembra aver mancato l’obbiettivo.
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