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Tesi etd-09102013-002309


Thesis type
Tesi di laurea magistrale
Author
COLELLA, MASSIMO
URN
etd-09102013-002309
Title
«Trasmutarmi in ogni forma insolita mi giova». Metamorfosi e memorie ovidiane nella "Gerusalemme Liberata"
Struttura
FILOLOGIA, LETTERATURA E LINGUISTICA
Corso di studi
LINGUA E LETTERATURA ITALIANA
Commissione
relatore Prof. Zatti, Sergio
correlatore Prof. Masi, Giorgio
Parole chiave
  • Ovidio
  • Gerusalemme Liberata
  • intertestualità
  • ricezione
  • riscrittura
  • metamorfosi
  • conversione
  • Tasso
Data inizio appello
30/09/2013;
Consultabilità
completa
Riassunto analitico
Il lavoro si propone di attuare un’approfondita indagine di tipo inter-testuale incentrata sulla vasta e affascinante tematica della metamorfosi nella "Gerusalemme Liberata" in riferimento al modello ovidiano, che si inscrive all’interno del problema più generale della ricezione dei "Metamorphoseon libri" nel Rinascimento. L’analisi evidenzia, tra l’altro, alcuni peculiari connessioni che emergono con vigore nel poema tassiano, quali ad esempio quella tra il processo trasformativo di tipo metamorfico e la struttura retorica della metafora o quella tra gli elementi metamorfici e gli elementi afferenti all’ambito della ‘meraviglia’ e del ‘meraviglioso’ o, ancora, quella tra le dimensioni – poste in dialettica reciproca – della metamorfosi e della conversione, indagate anche nel ‘contesto’ ampio della caratterizzazione ad un tempo ‘epica’ e ‘romanzesca’ del poema. La ‘postura’ critica adottata programmaticamente tende a non arrestarsi al momento dell’individuazione delle tessere inter-testuali, come nelle ricerche di stampo positivistico di fine XIX secolo, ma a fornire, di tali tessere, un quadro interpretativo complessivo (dal punto di vista semantico e da quello retorico) in grado di delineare una ricostruzione delle strategie tassiane di ri-scrittura dell’archetipo ovidiano, e questo nella persuasione che realizzare una tesi sul tema della metamorfosi in un poema come la "Liberata" significa 'in primis' confrontarsi con l’immenso modello, radicale e archetipico in materia, dei "Metamorphoseon libri" di Ovidio e indagare – in relazione a questo tipo di modello – le dinamiche che regolano le ri-scritture tassiane, le modalità attraverso cui (secondo i criteri propri di operazioni inter-testuali molto ‘consapevoli’ dal punto di vista ‘autoriale’) il ‘modello’ rivive. Seguendo un tale approccio critico, è stato possibile illuminare meccanismi narrativi, figurali, strutturali, intertestuali di portata più che significativa e addirittura spesso centrale per la comprensione profonda della dimensione semantica e dello spessore retorico della complessa tessitura dell’ordito tassiano. ‘Guida’ d’eccezione, per così dire, del nostro percorso è il personaggio, ‘metamorfico’ per definizione, di Armida, in cui rivivono ad un tempo i grandi archetipi di Circe e di Proteo, che compie uno straordinario percorso in cui infine l’estrema fiducia nella metamorfosi pagana («Ritentar ciascun’arte e trasmutarmi / in ogni forma insolita mi giova», XVI, 73, 3-4) si sgretola definitivamente («Or qual arte novella e qual m’avanza / nova forma in cui possa anco mutarmi?», XX, 67, 1-2) dinanzi ad un processo trasformativo – di natura divina – che concerne non i corpi, ma l’anima.
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