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Archivio digitale delle tesi discusse presso l’Università di Pisa

Tesi etd-09092021-173043


Tipo di tesi
Tesi di laurea magistrale
Autore
DEMARTIS, MATTEO
URN
etd-09092021-173043
Titolo
La γνώμη a Mileto
Dipartimento
FILOLOGIA, LETTERATURA E LINGUISTICA
Corso di studi
FILOLOGIA E STORIA DELL'ANTICHITA'
Relatori
relatore Prof.ssa Facella, Margherita
correlatore Battistoni, Filippo
Parole chiave
  • diritto di iniziativa
  • Mileto
  • γνώμη
Data inizio appello
27/09/2021
Consultabilità
Non consultabile
Data di rilascio
27/09/2061
Riassunto
Mileto risulta un caso ineludibile per qualsiasi studio che voglia indagare la γνώμη, come proposta collettiva di un collegio, per diverse ragioni: in primis per la ricchezza della documentazione che è un essenziale punto di partenza per ogni analisi diacronica. Inoltre, ragione fondamentale di questa indagine è che, come nel caso di Iaso analizzato nel primo capitolo, i decreti proposti da singoli proponenti vanno a scemare fino alla loro scomparsa nel primo quarto del III sec. a.C per lasciare posto alla γνώμη dei collegi magistratuali.
Mileto risulta perciò un interessante osservatorio di come il diritto di iniziativa venga maneggiato con particolare attenzione nella polis ellenistica – dove gli incarichi pubblici sono sottoposti a un processo di specializzazione e professionalizzazione ampiamente attestato – e venga affidato, spesso, ad esperti collegi magistratuali.
L’unicità e la ricchezza di Mileto come documentazione epigrafica è nota fin dalla pubblicazione, agli inizi del Novecento, dell’ampio dossier di decreti ritrovato nel tempio di Apollo Delphinion (I.Delphinion). Tuttavia passerà più di mezzo secolo prima che uno studio monografico venga dedicato al fenomeno della γνώμη che campeggia all’inizio di quasi tutti i prescritti dei decreti milesi. Helmut Müller con la sua monografia Milesische Volksbeschlüsse, dedicata allo studio del processo deliberativo a Mileto, segna sicuramente un cambio di passo nello studio del fenomeno della γνώμη milesia e un indispensabile punto di partenza per chiunque si voglia occupare della storia istituzionale della famosa città microasiatica. Altri studi sono venuti dopo, fra cui, l’importante monografia dello studioso Krzysztof Nawokta, Boule and Demos in Miletus and its Pontic colonies, che cerca di ricostruire, tramite l’ampia documentazione epigrafica (anche grazie alla pubblicazione delle nuove epigrafi di I.Milet), le varie istituzioni deliberative di Mileto e delle sue colonie, offrendo un’utile e aggiornata rassegna dello stato dell’arte rispetto ai vari aspetti di storia istituzionale.
Infine è necessario citare anche singoli capitoli, usciti nei primi anni duemila, dedicati a Mileto che hanno contribuito ad approfondire alcuni aspetti della storia istituzionale della città. Mi limito a citare i due contributi fondamentali: il capitolo di Volker Grieb dedicato a Mileto nel suo studio complessivo sulla democrazia ellenistica, dove l’accento è posto sulla centralità del demos nelle varie istituzioni, e il paragrafo riguardante le varie cariche magistratuali milesie all’interno del suo studio di Sviatoslav Dmitriev sulle forme di governo nell’Asia Minore ellenistico-romana.
Malgrado gli indubbi avanzamenti nella conoscenza delle istituzioni di Mileto e delle sue procedure decisionali, la monografia di Müller rimane imprescindibile per quanto riguarda la trattazione della γνώμη sia per la pioneristica idea di cercare di comprendere i processi deliberativi che sottostavano alla formula-γνώμη sia per aver compreso come il fenomeno in questione concernesse un cambiamento rimarchevole nella storia istituzionale della polis ellenistica e andasse studiato, caso per caso, in tutte le sue sfaccettature. Tuttavia, a più di quarant’anni di distanza da quell’opera e con una nuova raccolta epigrafica che aggiunge nuove iscrizioni al corpus precedente (I.Milet), si è sentita la necessità di aggiornare e completare, laddove possibile, l’analisi di Müller della γνώμη a Mileto. Müller, come gran parte degli studiosi di storia istituzionale della sua generazione, utilizza un metodo di analisi dei processi istituzionali che, oggi, si potrebbe definire, almeno in alcune sue interpretazioni, eccessivamente “legalista”: il suo intento è infatti, come esplicita nel sottotitolo, quello di indagare la Verfassungsgeschichte. Questo approccio tende a configurare, da una parte, le istituzioni come organi meccanici definiti dall'assetto costituzionale e guidati da regole formali e, dall'altra, le pratiche sociali e politiche come fenomeni a sé stanti. Un esempio fra tutti è la sua interpretazione della γνώμη ἐπιστατῶν, già molto criticata nelle recensioni alla sua monografia, dove gli epistatai risultano arbitri insindacabili di chi potesse introdurre o meno una proposta in assemblea, ipotizzando un cambiamento costituzionale – sui cui per altro non è disponibile alcuna fonte – imposto da Lisimaco alla polis di Mileto. L’assunto di base che opera all’interno di questa interpretazione è che parlare di istituzioni significhi parlare solo ed esclusivamente di regole formali e di assetto costituzionale. Certo, l’importanza delle regole formali è innegabile ma c’è, necessariamente, dell’altro.
Questo studio cerca, infatti, di corroborare il pioneristico studio di Müller con un’analisi del contesto sociale attraverso, laddove è stato possibile, un’analisi prosopografica della composizione dei collegi e, in particolare, mettendo l’accento – più che su ipotetici regolamenti o aspetti normativi – sulla dimensione ideologica che un cambiamento, per quanto formale e istituzionale come la γνώμη, portava con sé.
L’esempio di Atene ha offerto infatti un termine di confronto indispensabile (cap.1, par.4): nella città di Pericle regnava incontrastata, tranne sporadiche eccezioni, la figura di ho boulomenos, ossia non solo veniva garantito a qualunque cittadino il diritto di avanzare qualsiasi proposta egli ritenesse utile per la comunità ma il polites, come ha evidenziato Peter Liddel, veniva anche sollecitato a contribuire al benessere comune esercitando attivamente il diritto di iniziativa. La figura di ho boulomenos, importante cardine dell’ordinamento democratico della polis, non è testimoniata solo nelle fonti letterarie, ma trova ampia attestazione anche nelle fonti epigrafiche dove non solo, nella stragrande maggioranza dei casi, è presente la formula ὁ δεῖνα εἷπε – ossia è il singolo che propone e non un collegio di esperti magistrati – ma questo singolo, come ci hanno mostrato le importanti ricerche prosopografiche di Stephen Lambert e Peter Liddel, non appartiene spesso ad uno status sociale elevato e contribuisce una tantum: non è, in altre parole, un politico di professione. Sembra pertanto realizzarsi ciò che Eschine proclama nella Contro Ctesifonte: ad Atene vige la democrazia proprio perché qualunque cittadino contribuisce al processo deliberativo quando più lo ritiene opportuno.
La situazione a Mileto sembra, invece, profondamente differente. Non solo nella città ionica dal secondo terzo del III sec. a.C. non è più attestata la figura del singolo proponente ma l’ideologia stessa di ho boulomenos sembra scomparire per far posto lentamente a una diversa rappresentazione del diritto di iniziativa: quest’ultimo, infatti, viene spesso esercitato da esperti e professionali collegi di magistrati, che tendono ad essere monopolizzati dall’élite e propongono mozioni su un’ampia varietà di argomenti. La γνώμη, come ho riassunto nel primo capitolo, non è una procedura che nasce durante l’ellenismo ed è ampiamente attestata già in età classica; spesso associata a regimi di carattere oligarchico in cui la riduzione o il controllo del diritto di iniziativa era uno dei tratti costitutivi, la γνώμη viene utilizzata con molta parsimonia ad Atene proprio perché consci dell’intrinseca tendenza elitaria che un tale modalità di proposta incorporava in sé.
La γνώμη come proposta collettiva non è, perciò, soltanto un cambiamento istituzionale ma comporta, necessariamente, un mutamento della sensibilità democratica: il polites non è più il motore propulsivo della probouleusis o, meglio, lo è nella misura in cui viene riconosciuto degno di essere eletto magistrato. Lo status privilegiato del collegio magistratuale rispetto al singolo proponente è ribadito dal fatto che gli unici proponenti di decreti onorari per grandi personalità sono, per l’appunto, i magistrati: il singolo proponente sembra aver perso la centralità che aveva nella demokratia classica.
A Mileto, pertanto, la figura di ho boulomenos scompare durante il primo ellenismo e si diffonde l’istituzione della γνώμη: questo sarà il profondo cambiamento istituzionale ed ideologico che si andrà ad analizzare in questa tesi.

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