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Tesi etd-09062020-152806


Thesis type
Tesi di dottorato di ricerca
Author
NARDI, MARIANNA ANGELA
URN
etd-09062020-152806
Thesis title
L'encomio di Atlantide nel Timeo e nel Crizia di Platone fra produzione poetica e storiografia
Settore scientifico disciplinare
L-FIL-LET/02
Course of study
SCIENZE DELL'ANTICHITA' E ARCHEOLOGIA
Supervisors
tutor Prof. Tulli, Mauro
supervisore Prof. Erler, Michael
Keywords
  • Poetics
  • Plato
  • mimesis
  • ancient fiction
Graduation session start date
14/09/2020;
Consultabilità
Parziale
Release date
14/09/2060
Summary
Platone imposta, nel Timeo e nel Crizia, il racconto di Atlantide a partire dalla ricapitolazione degli argomenti trattati χθές, il giorno precedente, offerta da Socrate su richiesta di Timeo. Socrate affida a Crizia lo sviluppo di un discorso capace di offrire, nel segno del movimento, la città descritta il giorno precedente, mentre combatte la lotta che si addice alle corrette παιδεία e τροφή. Crizia ricorda un λόγος antico, patrimonio della sua famiglia: Solone lo ascoltò dai sacerdoti in Egitto e lo riferì a Crizia il Vecchio, nonno di Crizia. Il λόγος, nella stupita memoria di Crizia, presenta tratti di analogia con il discorso che Socrate ha prodotto χθές: è il racconto adatto per rispondere alla richiesta di Socrate. Da qui, Platone offre il racconto di Atlantide.
Fin dall’analisi Friedländer , la critica ha sviluppato riflessioni di valore non marginale attorno alle pagine del Timeo e del Crizia sul racconto di Atlantide: ne sono esempi paradigmatici gli atti del IV Symposium Platonicum e il commento di Nesselrath apparso a Göttingen nella serie dei Platons Werke . Negli ultimi anni, contributi importanti hanno sottolineato il legame saldo tra discussione filosofica e prospettiva letteraria che, d’altronde, Platone mostra sempre nel corpus e che appare sistematicamente nel racconto di Atlantide. A partire dalla cornice del Timeo, Platone offre la riflessione attorno alla poesia in forte contatto, con χθές, con le regole sulla produzione poetica stabilite nella Repubblica: secondo la definizione che Socrate pone nel X libro, soltanto inni agli dei e encomi di uomini dotati di virtù devono essere ammessi nella città ideale (ὕμνους θεοῖς καὶ ἐγκώμια τοῖς ἀγαθοῖς ποιήσεως παραδεκτέον εἰς πόλιν, 607 a3-5). Se, dunque, Socrate indica il risultato della μίμησις positiva negli ὕμνοι e ἐγκώμια, è possibile riconoscere nel racconto di Atlantide uno dei generi letterari ammessi nella Kallipolis: l’encomio. Da qui, con la richiesta che Socrate avanza nella cornice del Timeo, Platone offre, sul piano della teoria e sul piano della prassi, l’encomio della città ideale in movimento.
Platone fornisce il racconto di Atlantide, dunque, nel segno del codice dell’encomio, per la costruzione di un profilo positivo, distante dai discorsi di lode negativi che pur emergono nel corpus , perché prodotto sulla base delle regole sulla μίμησις positiva. La cornice adeguata per il racconto è il codice del discorso di lode, che la produzione epidittica, di per sé, assume quale norma per il genere letterario: emergono nel racconto di Atlantide tratti di analogia con gli encomi di Isocrate, un rapporto positivo nella trama della ricerca della παιδεία .
Con il codice dell’encomio, Platone sviluppa il racconto di Atlantide nel segno dell’ἐικός, in contatto con i generi letterari della poesia della tradizione dei Greci, nella ricerca di un profilo diverso rispetto alla riflessione sviluppata χθές: è la Kreuzung der Gattungen . I tratti di analogia con i generi letterari della produzione poetica greca emergono a più riprese. Emerge l’epica di Omero, l’epinicio di Pindaro, i componimenti di Solone che intrecciano poesia e pensiero politico. Emerge, soprattutto, il rapporto con il metodo della produzione storiografica. Crizia afferma che la seconda parte del racconto di Atlantide dovrà essere sviluppata καθ᾽ἕκαστον, l’obiettivo, secondo Aristotele , dell’ἱστορία. Ma, nella parole di Socrate, il racconto di Atlantide assume il profilo dell’encomio della città ideale, un profilo che ricerca, di per sé, il καθόλου: il racconto di Atlantide è, dunque, ποίησις. Il risultato che ne deriva è un racconto che produce l’ ἐικός, dall’ ἐικός costrusce il profilo adeguato per la richiesta che Socrate avanza nella cornice. Un profilo che Socrate non esita a definire quale ἀληθινὸς λόγος, apparentemente distante da un πλασθεὶς μῦθος: apparentemente, perché qui Platone affronta il problema del rapporto tra ψεῦδος e ἀλήθεια nella produzione poetica, offre la riflessione nuova che pone i fondamenti della Fiktionalität.
Sulla base di questa riflessione, obiettivo di questo lavoro è delineare, attraverso l’esegesi sistematica del racconto di Atlantide, teoria e prassi poetica dell’encomio della città ideale. In prospettiva letteraria, l’analisi qui proposta intende individuare e sviluppare le questioni profonde che intrecciano il mito di Atlantide: il legame con la Repubblica, il rapporto con la storiografia, il codice del racconto da cui deriva la discussione sulla verità nella produzione poetica, gli schemi narrativi che trovano fertile terreno nel romanzo greco. Presupposto inevitabile di questa prospettiva è riassunto nelle celebri parole di Schleiermacher: Platone quale «philosophischer Künstler» , capace di consegnare la riflessione filosofica alla nuova forma della produzione poetica, al dialogo.
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