Tipo di tesi
Tesi di laurea magistrale LM5
Titolo
Valutazione del danno renale nel paziente canino enteropatico cronico
Dipartimento
SCIENZE VETERINARIE
Corso di studi
MEDICINA VETERINARIA
Riassunto (Italiano)
In medicina umana, diversi studi hanno evidenziato l’associazione tra IBD (Inflammatory Bowel Disease) e danno renale, tanto che oggi si parla di asse intestino-rene. In medicina veterinaria sono stati ipotizzati due meccanismi che regolano l’interconnessone tra apparato gastroenterico e reni: deposizione di immunocomplessi e disbiosi. In letteratura è presente uno studio che ha identificato la presenza di danno renale, evidenziabile all’esame delle urine, nel 38% dei pazienti enteropatici cronici esaminati, senza che ci fosse innalzamento di urea e creatinina. L’idea del corrente lavoro è quella di valutare la presenza di danno renale non solo attraverso creatinina, urea e un esame delle urine completo, ma anche tramite il dosaggio dell’SDMA, marker precoce di funzionalità renale, maggiormente specifico e sensibile rispetto alla creatinina.
Lo studio è stato condotto da giugno 2020 a luglio 2022 su 44 cani con diagnosi di enteropatia cronica primaria che possedevano esami ematobiochimici e delle urine contestuali o eseguiti a distanza di massimo 3 settimane gli uni dagli altri. Sono stati esclusi cani con evidenza di nefropatia pregressa anamnestica e/o ecografica, con sedimento attivo all’esame delle urine, affetti da leishmaniosi, privi di ecografia addominale contestuale alla visita e con esami ematobiochimici e delle urine eseguiti a distanza di più di 3 settimane.
Di ogni paziente sono stati valutati i seguenti parametri: segnalamento (sesso, razza, età), BCS, MCS, tempo trascorso dall’insorgenza dei sintomi (in base a ciò sono stati formati tre gruppi: sintomi insorti da < 3 mesi, sintomi insorti da 3-12 mesi, sintomi insorti da > 12 mesi). E’ stata, inoltre, valutata la gravità dell’enteropatia secondo lo score clinico CCECAI e in base a ciò sono stati formati due gruppi: enteropatia lieve (CCECAI ≤ 5) ed enteropatia moderata-grave (CCECAI ≥ 6). Dei soggetti inclusi nello studio è, poi, stata svolta la caratterizzazione dell’enteropatia in base alla risposta alla terapia (FRE, PRE, IRE, NRE), è stata differenziata la presenza di PLE/noPLE (albumina < 2,7 g/dL) e sono stati valutati profilo biochimico (proteine totali, albumina, creatinina, urea, SDMA) ed esame urine (cilindruria, glicosuria, ematuria, proteinuria).
Approssimativamente il 34% dei cani enteropatici cronici ha mostrato segni di danno renale evidenziabili all’esame dell’urine. L’associazione tra SDMA e tempo trascorso dall’insorgenza dei sintomi gastroenterici non è risultata statisticamente significativa (p=0,25), stesso risultato è stato ottenuto per la possibile associazione tra SDMA e CCECAI (p=0,63) e SDMA e PLE (p=0,98). Non è risultata significativa neppure l’associazione tra SDMA e la presenza di danno renale urinario (p=0,3).
L’assenza di alterazioni dell’SDMA, considerando che è essenzialmente un marker di filtrazione glomerulare, e la presenza di proteinuria, cilindruria o glicosuria, suggerisce che il danno renale possa essere prevalentemente a livello del comparto tubulare. Di fatto, la presenza in un numero significativo di pazienti con questo danno renale, deve indurre il clinico a tenere in considerazione l’asse intestino-rene, che potrebbe influenzare prognosi e risposta alla terapia del soggetto.