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Tesi etd-08312019-195516


Thesis type
Tesi di laurea magistrale LM6
Author
MARTINI, MARIA TERESA
URN
etd-08312019-195516
Title
Il Codice Rosa all'interno dell'AOUP: valutazione della procedura aziendale
Struttura
RICERCA TRASLAZIONALE E DELLE NUOVE TECNOLOGIE IN MEDICINA E CHIRURGIA
Corso di studi
MEDICINA E CHIRURGIA
Supervisors
relatore Prof. Simoncini, Tommaso
correlatore Dott.ssa Marchetti, Federica
correlatore Dott.ssa Azadegan, Mojgan
Parole chiave
  • Violenza di genere
  • Codice Rosa
  • AOUP
  • procedura aziendale
Data inizio appello
24/09/2019;
Consultabilità
Secretata d'ufficio
Riassunto analitico
La “violenza contro le donne” viene definita come: ogni atto di violenza fondata sul genere che provochi un danno o una sofferenza fisica, sessuale o psicologica per le donne, incluse le minacce, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà.[ONU 1993]. La violenza di genere è un fenomeno che trova le sue origini nel passato ma che continua anche oggi ad avere una forte risonanza per la sua diffusione globale, per le lesioni personali provocate alle vittime e per i costi sociali e sanitari, i quali ricadono inevitabilmente, oltre che sulla vittima, sull'intera collettività.
Dagli anni ’90 del secolo scorso è iniziata a livello mondiale, grazie ad alcune direttive dell’OMS in materia, un’approccio multi-disciplinare al fenomeno della violenza di genere.
L’ Italia è stata tra le prime nazioni a dare una risposta alla necessità di tutelare le vittime di violenza, e lo ha fatto non solo per le donne, ma anche per altre categorie quali anziani, bambini, immigrati e in generale per tutte quelle le categorie che possono trovarsi in una situazione di debolezza e vulnerabilità.
In particolare, la Regione Toscana ha affrontato la questione istituendo nel 2010 un progetto pilota di assistenza alle vittime di violenza nella USL 9 di Grosseto, con la collaborazione tra la Procura della Repubblica, gli enti di accoglienza e assistenza locali verso le vittime del territorio e l’Azienda Ospedaliera: nasce così il Codice Rosa, un tentativo di risposta integrato e multidisciplinare che da una parte offra cura e sollievo alle vittime, e dall’altra ne incentivi l’inserimento in percorsi di tutela e di denuncia della violenza subita.
Il Codice Rosa arriva nell’AOUP nel 2016, con la redazione della Procedura Aziendale 113. Questa tesi, a distanza di tre anni dalla sua attuazione, propone una prima revisione dei dati raccolti, per valutare punti di forza e spunti di miglioramento della procedura di Codice Rosa.
Sono state analizzate in modo retrospettivo le cartelle cliniche dei pazienti ammessi al triage sotto la voce “aggressioni-patite lesioni,” alle quali sia stata proposta dagli operatori sanitari l’apertura del codice rosa. Si tratta di 251 cartelle cliniche riferite al periodo gennaio 2017 − giugno 2019. Sono state escluse dallo studio 46 cartelle relative a pazienti che non hanno aderito al protocollo.
Per ogni cartella sono stati valutati: anagrafica (sesso, età, nazionalità, residenza), tipologia di violenza, grado di scolarizzazione, stato civile, presenza di precedenti accessi del paziente al pronto soccorso per maltrattamenti e abusi o di precedenti contatti con i servizi sociali o altri enti affini sul territorio, durata complessiva della visita, punteggio su scala BRA (BRIEF RISK ASSESSMENT FOR THE EMERGENCY DEPARTMENT), numero di specialisti richiesti, esito della visita, follow-up (richiesto ed effettuato), richiesta del referto clinico per l’autorità giudiziaria. È stato inoltre realizzato uno strumento di valutazione della compilazione e archiviazione delle cartelle cliniche, con attenzione a: completezza della cartella (anagrafica, anamnesi, circostanze dell’aggressione, esame obiettivo, esito), presenza del modulo per il consenso informato, presenza in cartella dei risultati di esami effettuati, effettuazione della scala BRA, utilizzo del riferimento metrico ove necessario, codice colore assegnato alla vittima al triage.
La valutazione delle cartelle cliniche ha riportato: 182 donne, 9 uomini, 7 bambine, 7 bambini, con una prevalenza di casi nella fascia d’età 18-29 e una prevalenza di vittime di nazionalità italiana. Le violenze rilevate sono state: 178 maltrattamenti, 21 violenze sessuali, 3 casi di mobbing, 1 caso di stalking. Il 44,8% dei pazienti ha dichiarato di aver avuto precedenti accessi al pronto soccorso per violenze o precedenti contatti con servizi sociali o enti di assistenza territoriale. Il 17,6% dei pazienti ha avuto una permanenza in PS per la visita di oltre 12 ore, il più delle volte per la complessità del caso e la necessità di più specialisti. Sono stati richiesti consulti specialistici in 89 casi, principalmente psichiatri, ginecologi, infettivologi e ortopedici.
Un follow-up è stato consigliato a 37 pazienti, ma di questi solo 6 si sono rivolti all’AOUP per visite di controllo. Il referto per autorità giudiziaria è stato richiesto dal 45% dei pazienti. Il 53% delle cartelle con scala BRA riporta casi superiori al terzo grado. La maggior parte dei pazienti è stata dimessa con l’attivazione dei servizi sociali per l’assistenza alla vittima (30%), il 27% con la sola dimissione, il 10% è stato ricoverato e il 7% è stato indirizzato in una struttura di emergenza. Il 27% delle vittime, per lo più italiane, ha rifiutato l’attivazione dei servizi sociali e il collocamento in una struttura di emergenza.
L’analisi della completezza del dossier ha evidenziato che più della metà delle cartelle presenta almeno un errore occorso in fase di compilazione o di archiviazione; le recenti cartelle relative ai casi del 2019, tuttavia, mostrano un netto miglioramento in entrambi questi aspetti.
Riflettendo sui dati analizzati, in conclusione, la procedura 113 è da considerarsi una valida risorsa dell’azienda e, nonostante presenti sicuramente aspetti che possono essere migliorati, ha indiscutibilmente molti punti di forza.
In particolare si ritengono punti di forza: un ambiente dedicato alla vittima, dove la sua sicurezza e la sua privacy siano tutelate; la convergenza degli specialisti verso la vittima; la creazione dei kit dedicati e specializzati, per garantire una corretta repertazione e conservazione dei campioni anche in regime di emergenza e urgenza. Risulta inoltre uno strumento da valorizzare all’interno della procedura, l’audit, al fine di monitorare le attività della task force aziendale ed inter-aziendale.
Tra i punti più deboli della procedura si rileva invece la cartella clinica guidata cartacea, reputata troppo dispersiva, che sicuramente se informatizzata renderebbe la sua compilazione più veloce e corretta. È stato reputato inoltre di vitale importanza implementare i rapporti con le altre aziende ospedaliere della regione, per cercare di tracciare gli eventuali follow-up o eventuali nuovi accessi delle vittime.
Si ritiene inoltre di vitale importanza la formazione continua del personale medico-sanitario, sicuramente dell’UO di Pronto soccorso, ma anche delle UO prevalentemente coinvolte: pediatria, ginecologia, psichiatria, ortopedia, malattie infettive.
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