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Thesis etd-07072023-155208


Thesis type
Tesi di specializzazione (4 anni)
Author
LENZI, CHIARA
URN
etd-07072023-155208
Thesis title
Significato prognostico dell'estensione extranodale, del numero e delle dimensioni delle metastasi linfonodali nel carcinoma papillare della tiroide
Department
PATOLOGIA CHIRURGICA, MEDICA, MOLECOLARE E DELL'AREA CRITICA
Course of study
ANATOMIA PATOLOGICA
Supervisors
relatore Torregrossa, Liborio
Keywords
  • fattori prognostici
  • estensione extranodale
  • carcinoma papillare tiroide
  • metastasi linfonodali
Graduation session start date
21/07/2023
Availability
Withheld
Release date
21/07/2026
Summary
Introduzione: Il carcinoma tiroideo è la neoplasia maligna più frequente del sistema endocrino la cui incidenza è in continuo aumento. In particolare, il carcinoma papillare è il sottotipo istologico più comune.Presenta un comportamento clinico indolente con una bassa mortalità specifica per la malattia, tuttavia tende a metastatizzare per via linfatica, talvolta già alla diagnosi, sia nel comparto centrale (N1a) che laterocervicale (N1b) e la ricorrenza è relativamente comune sia localmente che a distanza.I fattori di rischio principalmente associati alla persistenza e/o recidiva di malattia strutturale sono la dimensione del tumore primitivo, l’estensione extratiroidea e la presenza di metastasi linfonodali e a distanza. Le caratteristiche istopatologiche delle metastasi linfonodali svolgono un ruolo importante sull’outcome clinico.
Scopo dello studio: Lo studio si propone di definire l’impatto dei parametri istopatologici delle metastasi linfonodali alla diagnosi sull’outcome clinico dei pazienti con carcinoma papillare della tiroide.
Materiali e metodi: sono stati valutati 226 pazienti con carcinoma papillare della tiroide con metastasi linfonodali al comparto centrale e/o laterocervicale, diagnosticati presso l'Unità Operativa di Anatomia Patologica III - Azienda Ospedaliero Universitaria Pisana (AOUP), tra il 2009 e il 2012 e seguiti presso l’Unità Operativa di Endocrinologia 1- Azienda Ospedaliero Universitaria Pisana (AOUP). Abbiamo analizzato parametri demografici (età, sesso), istologici (pTNM sec. 8° ed., multifocalità, bilateralità,estensione extra-tiroidea (ETE), invasione vascolare, presenza di tiroidite, sede delle metastasi linfonodali e presenza di estensione extranodale) e clinici (attività di 131I e risposta al trattamento).
Risultati: in base ai parametri valutati abbiamo eseguito un confronto tra i pazienti con metastasi al comparto centrale (N1a) e quelli con metastasi al comparto laterocervicale (N1b). I pazienti N1b presentavano più spesso una neoplasia ≥ 4 cm ( P=0,035) rispetto agli N1a e venivano trattati con attività di 131I più elevate. La presenza di estensione extranodale all’esame istologico delle metastasi linfonodali è risultata essere correlata alle dimensioni del tumore primitivo ≥ 4 cm, alla multifocalità e all’estensione extra-tiroidea. Inoltre i pazienti sono stati suddivisi in tre classi di rischio per recidiva di malattia (low risk, intermediate risk e high risk) in accordo alla classificazione del rischio dell’American Thyroid Association (ATA) 2015 e è stata fatta una correlazione tra tali classi di rischio e i vari parametri in esame. Ne è emerso che le dimensioni del tumore primitivo ≥ 4 cm, la presenza di estensione extra-tiroidea e lo stadio patologico risultano statisticamente associati ad un rischio più elevato.
Conclusioni: questo lavoro si è proposto di studiare alcuni parametri utili per la stratificazione del rischio di recidiva del carcinoma papillare della tiroide valutando specifiche caratteristiche delle metastasi linfonodali, in particolare l’estensione extra-nodale. La valutazione di questo parametro è molto utile nella definizione della classe di rischio di recidiva, dal momento che è risultato, insieme alle dimensioni della metastasi > 3 cm, associato all’high risk. La definizione sempre più dettagliata di ciascuna classe di rischio in base ai diversi parametri istopatologici, in particolar modo in base alle caraterischiche della metastasi linfonodale, potrebbe, in futuro, influenzare la scelta terapeutica consentendo ai pazienti N1a con basso rischio di recidiva di essere trattati con dosi più basse di radioiodio.
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