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Tesi etd-06292020-110034


Thesis type
Tesi di laurea magistrale LM6
Author
EPIFANI, FRANCESCO
URN
etd-06292020-110034
Title
La chirurgia del Glioblastoma recidivo: outcome clinico ed assetto genetico
Struttura
RICERCA TRASLAZIONALE E DELLE NUOVE TECNOLOGIE IN MEDICINA E CHIRURGIA
Corso di studi
MEDICINA E CHIRURGIA
Supervisors
relatore Prof. Perrini, Paolo
correlatore Dott. Montemurro, Nicola
Parole chiave
  • molecular
  • survival
  • recurrent
  • molecolare
  • sopravvivenza
  • outcome
  • glioblastoma
  • recidiva
Data inizio appello
20/07/2020;
Consultabilità
Completa
Riassunto analitico
Il glioblastoma multiforme (GBM) è il tumore cerebrale primitivo maligno più frequente dell’età adulta, IV grado secondo la classificazione WHO 2016. L’evoluzione della patologia porta nella quasi totalità dei casi alla recidiva dopo il trattamento della lesione primitiva. Gli studi sul GBM, negli ultimi anni, sono stati rivolti in gran parte al profilo molecolare, valutando il suo impatto sulla prognosi e le modificazioni intercorrenti all’intervallo di tempo tra la prima resezione chirurgica e il re-intervento.
Questo lavoro si è proposto di valutare retrospettivamente questi parametri attraverso l’analisi di 25 pazienti, selezionati all’interno dell’archivio dell’U.O. di Neurochirurgia dell’A.O.U.P. di Cisanello, sottoposti all’intervento chirurgico dei tumori primitivi e recidivanti (4 pazienti hanno subito un terzo intervento sulla presentazione della seconda recidiva). Attraverso l’intervista telefonica, la revisione delle cartelle cliniche e dei referti neuroradiologici pre- e post-operatori sono state raccolte informazioni circa la sede, le dimensioni, la presentazione clinica, l’estensione della resezione (EOR). L’analisi del profilo molecolare è stata effettuata mediante revisione dei referti anatomo-patologici con la consultazione dell’U.O. di Anatomia patologica.
L’analisi dei dati ha mostrato un’età media di insorgenza di 58.7 anni (min 26-max 75) con un rapporto M:F di 2.6:1. La mediana di sopravvivenza globale (OS) risultante è stata di 21 mesi, l’intervallo medio tra il primo ed il secondo intervento è risultato di 44.4 settimane.
La presentazione clinica della lesione primitiva ha mostrato variabilità tra i pazienti: 9 (36%) hanno avuto un esordio con lo sviluppo di crisi epilettica, 14 (56%) con sintomi da deficit focale, 5 (20%) con sintomatologia legata all’ipertensione endocranica.
La distribuzione delle lesioni ha evidenziato la leggera prevalenza della localizzazione all’interno del lobo temporale sia sui casi sottoposti al primo intervento (10 pazienti, 40%) che al secondo (11 pazienti, 44%).
È stata valutata la modificazione del profilo molecolare, attraverso l’analisi immunoistochimica delle proteine GFAP e p53, l’indicizzazione della proliferazione con MIB-1 e l’analisi genetica della metilazione del promotore MGMT, dei geni IDH1/2 e delle delezioni cromosomiche sui bracci 1p/19q.
È stato possibile confermare l’importanza dell’estensione della resezione chirurgica nel trattamento dei GBM recidivi, in cui vi è un miglioramento dell’outcome clinico nei casi sottoposti a GTR (Gross Total Resection) rispetto a quelli sottoposti a STR (Subtotal Resection). È stato confermato il ruolo del gene MGMT nella risposta alla terapia adiuvante chemio-radioterapica, dimostrando un aumento della sopravvivenza nei pazienti che presentavano un fenotipo metilato. Di contro, è stato riscontrato l’aumento dei casi di ripresentazione con mutazione della proteina p53, rimarcando la sua correlazione con la progressione e l’aggravamento della neoplasia.
Al netto dei risultati ottenuti e dello stato dell’arte, è evidente come le alternative terapeutiche efficaci siano ancora poche per il trattamento del GBM. D’altra parte, la tendenza verso la tipizzazione genetica e molecolare resta l’opzione su cui si potranno concentrare gli studi futuri al fine di integrare nello schema terapeutico i farmaci a bersaglio molecolare, che, ad oggi, non hanno ancora ricevuto risposte soddisfacenti in questo ambito. Resta di fondamentale importanza la terapia chirurgica, la quale, attraverso l’avanzamento tecnologico e l’introduzione di nuovi presidi intra-operatori, potrà essere sempre più radicale con la preservazione delle aree cerebrali eloquenti.
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