Tipo di tesi
Tesi di laurea magistrale LM6
Titolo
Studio prospettico delle variazioni di densità minerale ossea in pazienti con carcinoma mammario precoce in trattamento con inibitori dell'aromatasi
Dipartimento
RICERCA TRASLAZIONALE E DELLE NUOVE TECNOLOGIE IN MEDICINA E CHIRURGIA
Corso di studi
MEDICINA E CHIRURGIA
Parole chiave
- bisfosfonati
- carcinoma mammario
- denosumab
- densità minerale ossea
- inibitori dell'aromatasi
- osteoporosi
Data inizio appello
17/07/2018
Consultabilità
Non consultabile
Data di rilascio
17/07/2088
Riassunto (Italiano)
Lo studio si è articolato nell’osservazione longitudinale di donne in menopausa con carcinoma mammario non metastatico in trattamento con inibitori dell’aromatasi (IA), inviate all'UO di Reumatologia, per la prevenzione e/o il trattamento dell'osteoporosi indotta da IA.
Gli obiettivi dello studio sono stati:
• la valutazione del profilo di rischio per osteoporosi e fratture di fragilità attraverso la raccolta di dati anamnestici ed ematochimici in donne con carcinoma mammario non metastatico;
• la variazione di densità minerale ossea (BMD), valutata tramite densitometria a raggi X (DXA), nelle pazienti trattate con farmaci antiriassorbitivi (Bisfosfonati e Denosumab) e confrontate con quelle non trattate.
Sono state incluse nello studio 213 pazienti, di cui, il 18,3% fumatrici.
Delle 213 pazienti, il 50,7% è risultato avere un insufficiente introito di calcio e delle 141 pazienti in cui sono stati misurati i livelli basali di 25OHD3 (69% dell’intero campione), i valori medi sono risultati 18,5 ng/ml ± 10,5, con il 64,1% che ha presentato valori compresi tra 10 e 30 ng/ml.
Le variazioni della BMD sono state valutate, limitatamente alle 153 pazienti che avevano iniziato la terapia con IA da non più di 6 mesi, in 85 pazienti di cui 43 trattate con farmaci antiriassorbitivi (bisfosfonati e in minor percentuale denosumab) e 42 non trattate. Il periodo medio di osservazione è stato di 37,7±16 mesi.
Tutte le pazienti avevano ricevuto una supplementazione con calcio (dietetica e/o farmacologica) e una supplementazione con vitamina D (farmacologica) se dalle analisi basali emergevano ridotti livelli di 25OHD3 (<30 ng/ml).
Al termine del periodo di osservazione, i valori di T-score, a livello della colonna e del femore (totale e collo) nel gruppo trattato con antiriassorbitivi, si sono dimostrati stabili nelle pazienti trattate.
Nel gruppo non trattato, i valori T-score hanno mostrato un significativo decremento rispetto ai valori basali a livello vertebrale (-1,27±1,1 vs -1,56±1, p=0,006) e a livello del femore totale (-1,0±0,8 vs -1,1±0,8, p=0,02) mentre stabili sono rimasti i valori a livello del collo femorale.
Questi risultati, seppur derivanti da una casistica molto limitata, sottolineano l’importanza di prevenire e trattare l’osteoporosi indotta da IA ricorrendo anche ad un maggior utilizzo di un farmaco potenzialmente più efficace sulla BMD e sulla riduzione del rischio di frattura come il denosumab, la cui prescrivibilità è stata ampliata dalla nota 79 dell’AIFA (20 maggio 2015).