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Tesi etd-06212019-134425


Thesis type
Tesi di laurea magistrale LM6
Author
SCACCIATI, MASSIMO
email address
scacciatimassimo@gmail.com
URN
etd-06212019-134425
Title
Radicalizzazioni chirurgiche nei sarcomi delle parti molli: razionale ed esperienza della clinica pisana.
Struttura
RICERCA TRASLAZIONALE E DELLE NUOVE TECNOLOGIE IN MEDICINA E CHIRURGIA
Corso di studi
MEDICINA E CHIRURGIA
Supervisors
relatore Prof. Capanna, Rodolfo
correlatore Dott. Andreani, Lorenzo
Parole chiave
  • ortopedia
  • radicalizzazioni
  • sarcomi
  • chirurgia
  • metanalisi
Data inizio appello
16/07/2019;
Consultabilità
Secretata d'ufficio
Riassunto analitico
Nei centri di riferimento per il trattamento dei sarcomi delle parti molli, circa il 15-53% dei pazienti giunge all’attenzione dopo aver subito un intervento non adeguatamente pianificato di escissione di lesioni delle parti molli. Attualmente, la radicalizzazione chirurgica rappresenta il primo step di trattamento di questi pazienti nella maggior parte dei centri specializzati.
I sarcomi dei tessuti molli sono un gruppo eterogeneo di neoplasie maligne di origine mesenchimale estremamente raro, rappresentano l’1% di tutti i tumori maligni dell’adulto.
Oltre alla bassa incidenza, queste neoplasie in genere hanno una presentazione clinica subdola; si presentano come masse asintomatiche delle estremità o del tronco all’esame obiettivo spesso indistinguibili da lesioni tumorali benigne, che si riscontrano frequentemente nella pratica medica.
Questi due aspetti, la rarità e l’aspecificità, sono spesso la causa di una diagnosi tardiva che non consente un’adeguata gestione dei pazienti.
L’errore diagnostico porta ad un approccio chirurgico inadeguato: i tipi di escissione primaria che non garantiscono radicalità oncologica sono quelli intralesionale e marginale. Nella radicalizzazione chirurgica l’obiettivo è di rimuovere la cicatrice del primo intervento inadeguato con sufficiente tessuto sano con margini adeguati.
Il razionale della radicalizzazione deriva da una serie di considerazioni:
• Nella maggior parte degli esami istologici post-radicalizzazione si evidenzia la presenza di un residuo tumorale nella cicatrice chirurgica o nei tessuti vicini,
• La capacità di individuare il residuo tumorale può non essere adeguatamente accurata nei preparati istologici, per cui è possibile che l’incidenza del residuo sia in realtà sottostimata,
• La presenza di residuo tumorale influenza negativamente la probabilità di recidiva locale, metastasi a distanza o morte dovuta alla patologia,
• Non si può prevedere in anticipo con dati anamnestici né con esami strumentali quali pazienti avranno o meno residuo tumorale al referto anatomopatologico della radicalizzazione.
• La recidiva locale influenza negativamente la probabilità di avere metastasi a distanza o morte dovuta alla patologia,
• La radioterapia da sola non ha provato risultati soddisfacenti in termini di controllo locale della patologia
E’ importante considerare che la radicalizzazione si accompagna spesso ad alta morbidità. Per questo motivo, alcuni autori stanno proponendo altri tipi di approccio, ad esempio quello di attendere la recidiva prima di procedere alla eventuale radicalizzazione.
La radioterapia adiuvante è generalmente utilizzata per ridurre il tasso di recidive locali nel caso in cui la massa neoplastica si presentasse di dimensioni superiori a 5 cm, profonda, di grado intermedio o alto. Il ruolo della chemioterapia è ancora controverso.
I principali fattori prognostici nei sarcomi dei tessuti molli sono le dimensioni del tumore alla diagnosi, la profondità e il grading istologico.
Nel corso degli anni sono stati condotti numerosi studi per analizzare il ruolo della radicalizzazione e le caratteristiche tumorali correlate con il rischio di recidiva locale e l’impatto sulla sopravvivenza dei pazienti. I dati tuttavia non riportano risultati univoci e spesso sono contraddittori.

Lo scopo della tesi è l’esposizione dei dati derivanti all’esperienza chirurgico-oncologica dei pazienti radicalizzati sotto la direzione dal prof. Capanna sia nella clinica di Ortopedia e Traumatologia di Pisa dell’ospedale di Cisanello tra il 2016 e il 2019 che in quella di Firenze a Careggi tra il 2000 e il 2013, confrontandoli con i dati presenti in letteratura.
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