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Archivio digitale delle tesi discusse presso l’Università di Pisa

Tesi etd-06182019-194120


Tipo di tesi
Tesi di laurea magistrale
Autore
CERTA, VIRGINIA
URN
etd-06182019-194120
Titolo
L'Expositio interlinearis libri Job del presbitero Filippo. Traduzione e commento.
Dipartimento
FILOLOGIA, LETTERATURA E LINGUISTICA
Corso di studi
FILOLOGIA E STORIA DELL'ANTICHITA'
Relatori
relatore Prof. Ferri, Rolando
Parole chiave
  • Commento
  • libro di Giobbe
  • presbitero Filippo
Data inizio appello
08/07/2019
Consultabilità
Non consultabile
Data di rilascio
08/07/2089
Riassunto
La presente tesi ha l'obiettivo di fornire la traduzione e il commento dell'Expositio interlinearis libri Job del presbitero Filippo. L'opera, collocabile alla fine del IV secolo. L’esegesi al libro di Giobbe comincia già nei primi secoli dell’era cristiana, sebbene non in modo sistematico. E’ a partire, però, dal III secolo che si fa più forte l’interesse verso questo libro, verso la vicenda del giusto sofferente e verso il messaggio allegorico che da esso poteva essere tratto. Dell’autore sappiamo soltanto che si tratta di un auditor di Girolamo. E’ probabile che si trovasse presso la scuola di Betlemme, quando lavorò sul testo del libro di Giobbe tradotto dal maestro. E’ noto che i discepoli di Girolamo si esercitassero nella scrittura, dedicandosi all’esegesi dei libri dell'Antico Testamento. Tuttavia gran parte di questi discepoli è rimasta nell’anonimato; soltanto il nome di Filippo è emerso, grazie alla scoperta del manoscritto di Fulda da parte di Sichardus, che sarebbe stato utilizzato per l’editio princeps del 1527. Il commento del presbitero Filippo è il risultato dell'incontro di due scuole esegetiche: quella geronimiana e quella alessandrina. Filippo da una parte innova la tradizione esegetica, proponendo la nuova traduzione di Girolamo, dall'altra unisce le tradizioni precedenti, adottando una doppia chiave di lettura del testo. Gli esegeti precedenti, diversamente da Filippo, avevano sempre considerato il testo dei LXX come punto di partenza per le loro riflessioni. In questa scelta, Filippo si dimostra un innovatore nel suo campo. Pochi sono gli studi dedicati all'opera di Filippo a causa della mancanza di un'edizione critica del manoscritto più antico. Del testo ci sono pervenute tre versioni: la versione plenior, tramandata dal manoscritto più antico, ancora inedito, la versione brevior, edita nel 1527 e la versione interlineare, mai studiata fino ad ora. La versione interlineare si presenta come una serie di glosse tratte dall’opera di Filippo e poste a commento dei versetti del libro di Giobbe. Il presente lavoro si propone di fornire un'analisi dell'expositio interlinearis, che rappresenta, quindi, nella tradizione una versione ridotta. L'analisi è svolta sia da un punto di vista linguistico che che da un punto di vista contenutistico. Ogni capitolo viene fornito di traduzione e di relativo commento. Il commento si propone di fornire al lettore una serie di informazioni per spiegare il rapporto che intercorre tra il commento del presbitero e il libro di Giobbe, di fare alcune riflessioni sulla letteratura ebraica e sui principali motivi della stessa, richiamati dal testo del presbitero e infine di proporre un’analisi, laddove le forme linguistiche adoperate divergono nel significato, delle tre traduzioni principali: il testo masoretico, la LXX e la Vulgata. Il lavoro è composto di due capitoli: nel primo capitolo viene presentata una breve sintesi della storia dell'esegesi del libro di Giobbe, con un particolare riferimento all'opera del presbitero Filippo e ai principali tratti della lingua cristiana, che emergono dalla stessa. Nel secondo capitolo si fornisce la traduzione e il commento dei singoli capitoli in cui è diviso il commento al libro di Giobbe. Dall'analisi del testo, sebbene si tratti soltanto di una versione ridotta dell'opera, si può concludere che il commentatore si presenta come un innovatore nel panorama esegetico cristiano. La proposta della traduzione di Girolamo e la duplice chiave di lettura sono le caratteristiche che rendono il commento un'opera multiforme e innovativa.

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