L’incidenza e il decorso patogenetico delle IBD siano in stretta associazione con l’esposizione a diversi fattori ambientali come la dieta. I modelli epidemiologici di IBD mostrano un’alta prevalenza di tale patologia nei paesi più industrializzati ed in quelli di nuova industrializzazione. Questa evidenza ha portato allo sviluppo di alcune teorie secondo le quali uno stile alimentare “occidentale” che include un consumo elevato di carne rossa, carboidrati raffinati, alimenti trasformati (ricchi di emulsionati, additivi), acidi grassi saturi e un consumo ridotto di fibre sia correlato alla crescita dell’incidenza di IBD all’interno della popolazione. Le attuali conoscenze evidenziano come tale regime alimentari impatti su tutti e tre i componenti patogenetici di IBD tra cui disbiosi, alterazione della permeabilità e funzionalità della barriera intestinale con successivo malfunzionamento del processo immunitario. Dato il meccanismo attraverso il quale l’alimentazione influisce su IBD, si è sviluppato un crescente interesse sui potenziali effetti terapeutici dei nutrienti e degli interventi dietetici sui pazienti con MC e RCU. Il supporto nutrizionale rappresenta quindi una componente chiave nella gestione della malattia. In tal senso, la ricerca nutrizionale attuale si sta focalizzando sulla capacità della dieta di alleviare i sintomi clinici (dolore addominale, diarrea, flatulenza), modulare il microbiota intestinale, esercitare attività anti-infiammatoria e correggere le carenze nutrizionali mostrate dai pazienti con IBD. Al momento non esiste una dieta univoca applicabile per pazienti con CU e MC. In tal senso è necessaria un’attenta analisi sulle diverse tipologie di diete applicate nella gestione delle malattie infiammatorie croniche intestinali, con particolare attenzione agli effetti dei macro e micronutrienti.