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Tesi etd-06122016-115620


Thesis type
Tesi di specializzazione (5 anni)
Author
TUONI, CRISTINA
URN
etd-06122016-115620
Title
La procalcitonina nelle prime 72 ore di vita: quale significato attribuirle? Studio prospettico su una popolazione di neonati pretermine VLBW della U.O. di Neonatologia di Pisa
Struttura
MEDICINA CLINICA E SPERIMENTALE
Corso di studi
PEDIATRIA
Commissione
relatore Prof. Boldrini, Antonio
Parole chiave
  • procalcitonin
  • preterm
  • sepsis
Data inizio appello
30/06/2016;
Consultabilità
parziale
Data di rilascio
30/06/2019
Riassunto analitico
Background: le sepsi rappresentano ancora oggi una delle cause più importanti di morbilità e mortalità nel periodo neonatale, soprattutto nei neonati pretermine. Le forme che esordiscono nella prime 72 ore di vita vengono definite precoci e insorgono a seguito di una trasmissione verticale madre-neonato. La diagnosi è resa difficoltosa dalla presenza di segni e sintomi subdoli ed aspecifici e dall’assenza di test chimico-clinici sufficientemente accurati. Ad oggi il gold standard diagnostico è rappresentato dall’emocoltura, ma questa, oltre a presentare bassa sensibilità, può necessitare fino a 48-72 ore per positivizzarsi. Negli ultimi anni pertanto sono stati compiuti molti sforzi per individuare marker diagnostici precoci, sensibili e specifici. Tra questi particolare attenzione è stata rivolta verso la procalcitonina. Essa, pur presentando un fisiologico innalzamento nelle prime ore di vita, sembra essere un potenziale ed utile biomarker di sepsi neonatale precoce, ma gli studi in letteratura risultano a tutt’oggi contraddittori. <br>Obiettivi: lo scopo della tesi è stato quello di valutare l’accuratezza diagnostica della PCT nel predire la presenza di sepsi neonatale precoce ed il suo potenziale utilizzo nel monitoraggio della risposta alla terapia antibiotica empirica. Altro obiettivo è stato quello di creare dei range di riferimento della PCT nelle prime 72 ore di vita in neonati pretermine non infetti.<br>Metodi: nel periodo compreso tra novembre 2015 ed aprile 2016 sono stati arruolati neonati con età gestazionale ≤ 32 settimane + 6 giorni o peso neonatale ≤ 1500 grammi degenti presso la U.O. di Neonatologia di Pisa e ne sono stati valutati i livelli ematici di PCT alla nascita ed ogni 24 ore fino alla terza giornata di vita. Tutti i pazienti, secondo il protocollo assistenziale in atto nel nostro reparto, sono stati sottoposti a terapia antibiotica empirica dalla nascita, con sospensione dopo le 72 ore in caso di esclusione di sepsi. È stato inoltre associato il dosaggio della PCR e sono state registrate altre variabili materne e neonatali. I pazienti arruolabili sono stati inoltre classificati in settici e non settici in accordo con le definizioni internazionali di sepsi.<br>Risultati: sono stati arruolati 40 pazienti di cui 6 sono risultati settici e 34 non settici. I due gruppi sono risultati omogenei in termini di età gestazionale, peso e sesso. Dall’analisi dei dati è risultata una differenza statisticamente significativa dei valori di PCT in particolare a 24 ore tra neonati settici e non (picco 109,24 ± 97,15 ng/ml vs 7,19 ± 11,43 ng/ml; p &lt; 0,001). Dal confronto dell’andamento dei valori di PCR e PCT nei pazienti settici è emersa inoltre una maggiore accuratezza diagnostica della PCT fin dalla nascita, con sensibilità e specificità a 24 ore rispettivamente del 100% e 91,2% per la PCT contro 100% e 65% per la PCR. La PCT si è inoltre dimostrata un utile indice di risposta terapeutica mostrando, nei neonati settici, un calo precoce dei valori già a 48 ore di vita a differenza della PCR che, in alcuni pazienti, risultava ancora in aumento. Le altre variabili prese in considerazione, tra cui anche la gravità delle condizioni cliniche, non sembrano avere alcuna influenza sui livelli di PCT, rendendo tale marker altamente specifico.<br>Conclusioni: in assenza di biomarker in grado di identificare il 100% dei neonati con sepsi precoce la PCT risulta essere al momento l’indice più attendibile e potrebbe essere di aiuto nel decidere di interrompere precocemente la terapia empirica antimicrobica. Questo eviterebbe un utilizzo impropriamente protratto degli antibiotici iniziati alla nascita in tutti i neonati pretermine, contribuendo a ridurre mortalità e morbilità neonatali, nonché sviluppo di farmaco-resistenze e spesa sanitaria.
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