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Tesi etd-06112019-083138


Thesis type
Tesi di laurea magistrale LM5
Author
BRIGNILI, SUSAN
URN
etd-06112019-083138
Title
Aspetti biochimici delle patologie colestatiche del cane
Struttura
SCIENZE VETERINARIE
Corso di studi
MEDICINA VETERINARIA
Supervisors
relatore Prof.ssa Marchetti, Veronica
Parole chiave
  • enteropatia
  • enteropathy
  • ecografia
  • dog
  • colestasi
  • cholestasis
  • cane
  • biochemical parameters
  • parametri biochimici
  • ultrasound
Data inizio appello
28/06/2019;
Consultabilità
Secretata d'ufficio
Riassunto analitico
La colestasi, comunemente riscontrata nel cane, è un’alterazione dell’escrezione della bile risultante in un suo accumulo nelle vie biliari intraepatiche ed extraepatiche. Per diagnosticare una patologia epatobiliare è essenziale avere un approccio che preveda la valutazione simultanea di un’accurata anamnesi, di un esame fisico, di un profilo ematobiochimico e di un’ecografia addominale. Quest’ultima risulta essere un’indagine indispensabile per la caratterizzazione delle patologie colestatiche specialmente per la differenziazione tra forme intraepatiche ed extraepatiche e per individuare patologie extraepatiche che possono aver causato un’epatopatia secondaria.
Scopo: lo scopo del presente studio è valutare i parametri biochimici di colestasi bilirubina, ALP, GGT, colesterolo, ALT e AST nel fango biliare, mucocele, colecistiti acute e croniche, colelitiasi, colangite ed epatopatia degenerativa caratterizzate ecograficamente per osservare se sono presenti dal punto di vista clinicopatologico delle differenze significative tra le diverse patologie colestatiche del cane e valutare un’eventuale prevalenza delle singole patologie colestatiche in soggetti enteropatici.
Materiali e metodi: il presente studio è stato condotto su 304 cani affetti da differenti patologie epatobiliari da gennaio 2009 a settembre 2018 presso l’Ospedale Didattico Veterinario M. Modenato dell’Università di Pisa.
Risultati: La bilirubina è risultata statisticamente più elevata nella colecistite acuta rispetto alla colelitiasi e al fango biliare, ALT, GGT e AST sono risultate significativamente più elevate nell’epatopatia degenerativa rispetto al fango biliare e nel mucocele rispetto al fango biliare, l’AST è risultata più elevata nell’epatopatia degenerativa rispetto alla colecistite acuta e in quest’ultima rispetto al fango biliare. Per il colesterolo non sono state riscontrate differenze significative. La prevalenza di pazienti con concomitante enteropatia è del 30%. Soggetti con colecistite cronica, colangite e colecistite acuta sono quelli in cui è stata maggiormente riscontrata enteropatia con una prevalenza rispettivamente del 42%, 37,5% e 32%. Non è stata individuata nessuna associazione statisticamente significativa tra le sei patologie epatobiliari e la presenza di concomitante enteropatia.
Conclusioni: l’innalzamento di ALP, GGT, ALT, AST e colesterolo non sembra essere caratteristico di una specifica patologia epatobiliare. La bilirubina, invece, aumenta marcatamente nelle patologie ad andamento acuto e con una maggiore componente infiammatoria. Il fango biliare non ha mostrato alcuna associazione con i parametri biochimici di colestasi. È probabile che in assenza di patologia epatobiliare il fango non determini colestasi. Ulteriori indagini sono necessarie per determinare la valenza clinica del fango biliare. Dal momento che non è stata riscontrata una prevalenza maggiore delle differenti patologie colestatiche nei pazienti enteropatici, rimane dubbio il ruolo dell’enteropatia nello sviluppo di tali patologie epatobiliari.
Cholestasis, commonly found in dogs, is an alteration of the excretion of bile resulting in its accumulation in the intra-hepatic and extra-hepatic biliary tract. For the diagnosis of a hepatobiliary disease, it is essential to have an accurate anamnesis, a physical examination, and to perform blood test and abdominal ultrasound. The latter is essential for the characterization of cholestatic diseases, especially to distinguish between the intra- and extra-hepatic forms and to identify extra-hepatic diseases that may have caused a secondary hepatopathy. To detect an intra-hepatic cholestasis instead, an histological examination is necessary.
Objectives: The aim of this study is to
- check whether there is any significant differences from the clinicalopathological point of view among different cholestatic diseases of the dog
- and to assess a possible prevalence of cholestatic diseases in enteropathic patients
For this purpose, we measured the biochemical parameters of cholestasis such as bilirubin, ALP, GGT, cholesterol, ALT and AST in dogs affected by biliary sludge, mucocele, acute and chronic cholecystitis, cholelithiasis, cholangitis and degenerative hepatopathy, previously chacacterized by ultrasound.
Methods: The present study was conducted on 304 dogs suffering from different hepatobiliary diseases from January 2009 to September 2018 at the Veterinary Hospital M. Modenato of the University of Pisa.
Results: Bilirubin levels were statistically higher in acute cholecystitis than in cholelithiasis and biliary sludge, while ALT, GGT and AST levels were significantly higher in degenerative liver disease than in biliary sludge and in mucocele when compared to biliary sludge. When compared to acute cholecystitis, AST levels were found higher in degenerative liver disease and lower in biliary sludge. No significant differences were found regarding cholesterol. 30% of patients show concomitant enteropathy. Subjects with chronic cholecystitis, cholangitis and acute cholecystitis displayed the highest prevalence of enteropathy with a prevalence of 42%, 37.5% and 32%, respectively. No statistically significant association between the six hepatobiliary diseases and the presence of concomitant enteropathy has been identified.
Conclusions: The increased levels of ALP, GGT, ALT, AST and cholesterol do not seem to be characteristic of a specific hepatobiliary disease. However, bilirubin was found markedly increased in acute pathologies characterized by inflammation. Biliary sludge showed no association with the biochemical parameters of cholestasis. Additionally, the biliary sludge seems not to cause cholestasis in the absence of any hepatobiliary disease. Further investigations are necessary to determine the clinical value of biliary sludge. Since no prevalence of different cholestatic diseases has been found in enteropathic patients, the role of enteropathy in the development of these hepatobiliary diseases remains doubtful.
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