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Tesi etd-06112015-144128


Thesis type
Tesi di laurea magistrale
Author
BALDINI, CATERINA LUDOVICA
URN
etd-06112015-144128
Title
Il libro K della Metafisica di Aristotele
Struttura
CIVILTA' E FORME DEL SAPERE
Corso di studi
FILOSOFIA E FORME DEL SAPERE
Commissione
relatore Prof. Centrone, Bruno
Parole chiave
  • Metaphysics
  • Physics
  • Book K
  • authenticity
  • Ancient Philosophy
  • inautenticità
  • autenticità
  • libro K
  • Fisica
  • Metafisica
  • Aristotele
  • Filosofia antica
  • Aristotle
Data inizio appello
29/06/2015;
Consultabilità
parziale
Data di rilascio
29/06/2018
Riassunto analitico
Parlando della Metafisica di Aristotele, ci troviamo di fronte ad un castello maledetto che contiene quattordici stanze più o meno comunicanti, le cui porte sono sbarrate: lo studioso che si avvicina con il desiderio di aprirle tutte una dopo l&#39;altra dovrà trovarsi di fronte anche alle più segrete, le jaegeriane geheimnisvollsten Türen, fra cui è possibile annoverare il libro K. <br>Argomento della mia tesi è infatti il libro K, sul quale il dibattito accademico si è poco soffermato nello specifico, privilegiando altre parti o tematiche dell&#39;opera e decretandone così una sorta di emarginazione dovuta anche al fatto che dai più è reputato spurio, superfluo e addirittura sterile concettualmente. <br>Il libro K ha da sempre costituito un punto problematico all&#39;interno della Metafisica: gli studiosi hanno discusso dell&#39;autenticità o dell&#39;atetesi del libro rimanendo spesso preda delle proprie teorie interpretative, dall&#39;hegeliano Michelet, che nel 1836 pubblicò uno studio sulla Metafisica con particolare attenzione all&#39;autenticità di K (polemizzando con Titze che lo reputava invece nient&#39;altro che il secondo libro del dialogo Περὶ φιλοσοφίας), all&#39;ipotesi di Ravaisson e quella più recente di Reale, fautori dell&#39;autenticità; vi è poi il filone dei negatori dell&#39;autenticità di K, inaugurato da Rose e Christ, ma messo a punto più compiutamente dal neokantiano Natorp, seguito da Mansion e Aubenque; infine, l&#39;originalissima concezione di Jaeger alla luce della sua teoria evolutiva. <br>Rispetto alla questione della sua autenticità è possibile avanzare su due sentieri che portano a quattro soluzioni possibili: si può infatti ritenere che il libro sia di Aristotele oppure no; nel primo caso lo si può ritenere facente parte della Metafisica oppure no; nel secondo caso si può avanzare la medesima ipotesi, ovvero che sia stato scritto per colmare un eventuale vuoto nell&#39;opera e che sia stato così edito da Andronico, oppure che fosse semplicemente un riassunto di parti dell&#39;opera, ma da essa avulso e composto di per sé, visti anche i suoi riferimenti alla Fisica. Più generalmente ritengo che sia doveroso fare un&#39;attenta analisi linguistica e testuale, soffermandosi su considerazioni di ordine stilistico, nonché parzialmente stilometrico, con attenzione ai più recenti studi di Kenny, Huby, Décarie, Madigan e Menn (forthcoming). <br>Per ritornare alla metafora riportata all&#39;inizio, bisogna precisare che il mio intento non sarà di trovare necessariamente la chiave giusta per aprire la porta di questo libro, bensì di darne una visione più lineare e neutra possibile, nella convinzione che se è stato tramandato fra questi scritti e in una precisa posizione, bisognerà sicuramente tenerne conto e rendergli in qualche modo giustizia: anche se eventualmente non si trattasse di mano aristotelica, ma di una interpolazione, o meglio di una aggiunta da parte di un suo allievo o di chiunque altro abbia voluto cimentarsi nello studio dei corsi aristotelici di metafisica e ricapitolarli in qualche modo, è a mio avviso importante capire per quale ragione il libro K sia stato posto proprio in questo punto, in cosa si differenzi dai libri precedenti e perché inserisca in conclusione parti tratte dalla Fisica.<br><br>Speaking of Aristotle&#39;s Metaphysics, we find ourselves faced with a cursed castle that contains fourteen rooms more or less interconnected, whose doors are barred: the scholar who approaches with the desire to open them all one after the other will be faced with even the most secret, the Jaegerian geheimnisvollsten Türen, among which you can include book K.<br>The topic of my thesis is in fact book K, on which the academic debate has not focused very specifically, favouring other parts or themes of the book and decreeing in this way a sort of marginalization due to the fact that the majority consider it spurious, superfluous and even conceptually sterile.<br>Book K has always been a problematic point in Metaphysics: scholars have debated the authenticity or the athetesis of the book remaining often prey to their interpretative theories, from the hegelian Michelet, who published in 1836 a study on Metaphysics with focus on the authenticity of K, to the hypothesis of Ravaisson and that more recent of Reale, supporters of authenticity; then there is the tendency of the deniers of the authenticity of K, inaugurated by Rose and Christ, but developed more fully by the neo-Kantian Natorp, followed by Mansion and Aubenque; finally, the original conception of Jaeger in the light of his theory of evolution.<br>As regards the question of its authenticity we can proceed on two trails that lead to four possible solutions: it may be considered that the book is Aristotle&#39;s or not; in the first case it can be considered part of Metaphysics or not; in the second case we can proceed with the same hypothesis, namely that it was written to fill an eventual gap in the book and that it was thus published by Andronicus, or it was simply a summary of parts of the book, but extirpated and composed separately considering its references to Physics.<br>More generally I think it is right to make a careful linguistic and textual analysis, focusing on considerations of stylistic as well as stylometric order, with attention to the more recent studies of Kenny, Huby, Décarie, Madigan and Menn (forthcoming).<br>Returning to the metaphor quoted at the beginning, it is correct to point out that my intent is not to necessarily find the right key to open the door of this book, but to give as much as possible a more linear and neutral vision, in the belief that if it has been passed down between these writings and in a precise location, it is absolutely necessary to take this into account and do justice to it: even if it were not written by Aristotle, but is an interpolation, or better an addition by one of his students or anyone else who wanted to engage himself in the study of Aristotelian courses of metaphysics and recapitulate them in some way, in my opinion it is important to understand for what reason book K has been placed at this point, how it differs from the previous books and why parts taken from Physics have been inserted in the conclusion.
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