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Tesi etd-05192016-194454


Thesis type
Tesi di laurea magistrale LM5
Author
QUILICI, GIADA
URN
etd-05192016-194454
Title
Il Mieloma Multiplo e gli inibitori del proteasoma di seconda generazione
Struttura
FARMACIA
Corso di studi
FARMACIA
Commissione
relatore Prof.ssa Breschi, Maria Cristina
Parole chiave
  • terapie
  • danno osseo
  • cellule del mieloma
  • componente M
  • plasmacellule
  • tumore
  • inibitori proteasoma
  • bortezomib
  • proteasoma
  • recidive
  • trapianto staminali
Data inizio appello
08/06/2016;
Consultabilità
completa
Riassunto analitico
Il mieloma multiplo è un tumore che colpisce le plasmacellule, che in seguito ad alterazioni genetiche si trasformano in plasmacellule tumorali, denominate anche cellule del mieloma: queste producono non più anticorpi funzionanti ma una molecola denominata componente M, che non ha più la funzione di combattere le infezioni all'interno dell'organismo. I sintomi dovuti alla presenza delle cellule del mieloma e della componente M riguardano principalmente i danni ossei, associati a ipercalcemia, anemia, danno renale.Le terapie attuali si differenziano in base all'età del paziente, basandosi sulla combinazione di diverse classi di farmaci fra cui chemioterapici antineoplastici, steroidi, immunomodulatori e inibitori del proteasoma di prima generazione, seguita da una terapia di mantenimento ed una terapia sintomatica; i pazienti più giovani possono essere sottoposti a trapianto di cellule staminali. Uno dei problemi principali della malattia è la comparsa di recidive e la resistenza all'inibitore di prima generazione, il Bortezomib. Proprio per riuscire a superare questi problemi è nata una seconda generazione di inibitori del proteasoma, componente cellulare proteico che ha un'attività maggiore nelle cellule del mieloma rispetto alle normali cellule. Questi inibitori portano miglioramenti per quanto riguarda la sopravvivenza libera da progressione, compliance del paziente ed effetti collaterali. Ad oggi il Mieloma Multiplo rimane una patologia incurabile ma gli inibitori del proteasoma di seconda generazione sembrano essere una terapia ottimale per condurre la patologia alla cronicità.
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