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Tesi etd-05142013-125336


Thesis type
Tesi di laurea magistrale LM5
Author
PADOVA, ANDREA
URN
etd-05142013-125336
Title
Responsabilita' collettiva e illeciti colposi, l'introduzione dell'omicidio e delle lesioni colpose nel catalogo dei reati presupposto della responsabilita' amministrativa
Struttura
GIURISPRUDENZA
Corso di studi
GIURISPRUDENZA
Commissione
relatore Prof. Gargani, Alberto
Parole chiave
  • lesioni
  • omicidio
  • reati colposi
  • responsabilità amministrativa
  • 231/2001
Data inizio appello
08/07/2013;
Consultabilità
parziale
Data di rilascio
08/07/2053
Riassunto analitico
La sola responsabilità penale delle persone fisiche non è più sufficiente per garantire un’efficace prevenzione dei reati. Gli ordinamenti hanno preso coscienza della complessità della realtà economica e sociale. I soggetti collettivi (enti, associazioni, aziende, imprese) hanno rivestito e tuttora assumono un ruolo e un’importanza indiscutibile nella società. Ciò si riflette nel fatto che sono destinatari di numerosi complessi normativi, diritti, obblighi, oneri e sanzioni come ogni altro soggetto di diritto. Stimoli politici provenienti dall’ambito internazionale, in parte captati dal nostro legislatore, hanno aperto la strada per la creazione di un sistema di prevenzione dei reati modulato su più piani di responsabilità. In molti ordinamenti, infatti, l’accertamento della realizzazione di fattispecie penali può portare al riconoscimento di responsabilità penali o amministrative a carico di organizzazioni complesse. <br>La novità rappresentata da una responsabilità da reato dei soggetti collettivi, sta nel riconoscimento di un ruolo effettivo dell’organizzazione (intesa in senso soggettivo come centro d’imputazione giuridica e, in senso oggettivo, come aggregato funzionale di competenze e attività strettamente correlate e interagenti) nella realizzazione di fattispecie penali. Commettere reati, ledere beni della vita tutelati dall’ordinamento attraverso la previsione e la comminazione di sanzioni penali, non è un’attività di per sé complessa, ma le possibilità di delinquere si moltiplicano quando il reo può giovarsi dell’utilizzo di strutture complesse organizzate, così come aumentano il raggio d’azione e le conseguenze negative di una singola azione criminosa quando questa interagisce con un’attività d’impresa, tuttavia, lecita.<br>Inoltre, spesso l’organizzazione rappresenta uno schermo dietro il quale soggetti penalmente responsabili possono ripararsi per evitare la condanna. La ‘deresponsabilizzazione’ dei soggetti all’interno dell’impresa è un meccanismo di gestione aziendale comunemente adottato in molte realtà aziendali, così come lo è il sistema del ‘capro espiatorio’. Queste realtà aziendali fanno si che aumentino enormemente le difficoltà per la ricerca del responsabile del reato, col rischio che sia vanificata ogni capacità preventiva del precetto penale e della relativa sanzione. Un classico esempio di settore in cui tali difficoltà sono presenti è quello della prevenzione degli infortuni e malattie sul luogo di lavoro. Da pochi anni, infatti, sono stati introdotti alcuni dei più frequenti reati colposi sul luogo di lavoro all’interno del catalogo dei reati presupposto della responsabilità amministrativa degli enti. <br>Le pronunce sul tema della sicurezza e salute sul lavoro che si sono occupate di coordinare questi due piani di responsabilità, della persona autrice del reato e dell’impresa in cui si svolgeva l’attività lavorativa del reo, sono piuttosto esigue nonostante siano ormai passati cinque anni dall’introduzione dei reati colposi nell’elenco di quelli che possono fondare la responsabilità del soggetto collettivo. Tra queste si possono citare quelle che, a nostro avviso, sono le più importanti ed hanno tentato di dare risposta a fondamentali nodi irrisolti della disciplina:<br>- Tribunale di Trani, 11 gennaio 2010<br>- Tribunale di Pinerolo, 23 settembre 2010<br>- Tribunale di Novara, 26 ottobre 2010<br>- Tribunale di Torino, 14 novembre 2011<br>- Tribunale di Cagliari, 4 luglio 2011<br>- Tribunale di Tolmezzo, 03 febbraio 2012<br>- GIP di Milano, ordinanza dell’8 marzo 2012<br>A causa della ‘tardiva’ e mal coordinata introduzione dei reati colposi nel catalogo delle fattispecie presupposto, sono sorti notevoli problemi di coordinamento all’interno della stessa disciplina della responsabilità amministrativa degli enti. Le maggiori difficoltà interpretative, che addirittura potrebbero portare all’inapplicabilità della disciplina, riguardano la compatibilità del criterio di attribuzione del reato all’ente e la compatibilità della fraudolenta elusione dei modelli di gestione del rischio reato con i reati colposi. <br>Inoltre, aspetti problematici di coordinamento della disciplina sanzionatoria degli enti con la disciplina prevenzionistica, hanno fatto riemergere questioni mai risolte come quelle sulla struttura dell’illecito dell’ente, sul ruolo della colpevolezza dell’ente nell’accertamento dell’illecito, sull’ampiezza del campo applicativo dei principi penali fondamentali di rango costituzionale nel procedimento a carico del soggetto collettivo.<br>Senza tentare di risolvere il dilemma sulla reale natura della responsabilità degli enti, il presente lavoro cerca di dare risposta alle problematiche sopra elencate. In particolare, il punto di vista in più che l’analisi dell’interazione tra responsabilità collettiva e responsabilità colposa individuale offre, è una visione d’insieme sull’attuale incompleto sistema di prevenzione dei reati modellato su più piani di responsabilità. <br>Il lavoro cerca di ricostruire i rapporti tra questi piani di responsabilità, guardando dal punto di vista del soggetto collettivo e, quindi, partendo dalla disciplina sanzionatoria degli enti: dagli aspetti generali della responsabilità amministrativa degli enti, passando poi attraverso la ricostruzione dell’illecito amministrativo derivante dai reati colposi di omicidio e lesioni, individuando le varie soluzioni ermeneutiche dottrinali e giurisprudenziali rispetto ai criteri d’imputazione del reato. Infine, è riportata l’analisi comparatistica della disciplina sanzionatoria degli enti per omicidio adottata in altri Stati e si delineano possibili evoluzioni della normativa nel nostro ordinamento.<br>
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