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Thesis etd-05132022-123440


Thesis type
Tesi di dottorato di ricerca
Author
CONTE, GABRIELE MARIO
URN
etd-05132022-123440
Thesis title
L'esorcismo nella religione e nella vita quotidiana dell'Antico Egitto. Testi e pratiche della demonologia egiziana
Academic discipline
L-OR/02
Course of study
STORIA
Supervisors
tutor Prof.ssa Betrò, Maria Carmela
Keywords
  • amuleti
  • amulets
  • demonologia
  • demonology
  • magia
  • magic
Graduation session start date
26/05/2022
Availability
Withheld
Release date
26/05/2025
Summary
La tesi si propone di analizzare e descrivere la pratica esorcistica, intesa come insieme di rituali volti ad allontanare la presenza di un demone da una persona, un oggetto o un luogo, all’interno della religione egiziana. Nell’introduzione vengono brevemente presentate le tipologie di demoni contro cui questi rituali venivano eseguiti, in particolare demoni della malattia e spiriti dei morti. Viene anche affrontato il problema dell’intersezione, all’interno della cultura egiziana, tra medicina, magia e religione, giungendo alla conclusione che simili distinzioni, valide per il nostro contesto culturale, non sono applicabili al mondo egiziano.
Nel primo capitolo ci si è concentrati sulla pratica esorcistica vera e propria. Tramite l’analisi di fonti soprattutto testuali si sono individuate le figure che in via preferenziale trattavano i casi di esorcismo, cioè principalmente sacerdoti lettori e sacerdoti-wab di Sekhmet che traevano la loro conoscenza da biblioteche connesse al tempio (Casa della Vita e Casa del Libro); tuttavia, attraverso un’ampia analisi delle cosiddette biblioteche private (in particolare le biblioteche del Ramesseum e di Qenherkhopshef a Deir el-Medina), si è lasciata aperta la possibilità che i testi magici fossero a disposizione anche di persone non strettamente parte dell’ambito sacerdotale. Il capitolo si è poi concentrato sulla trattazione dei mezzi a disposizione degli esorcisti, in particolare i papiri amuletici (ampiamente analizzati sia dal punto di vista materiale sia da quello filologico) e rimedi e oggetti rituali (vasi-mH, corde annodate, amuleti, figurine di esecrazione, medicine, unguenti, fumigazioni).
Nel secondo capitolo l’attenzione si è spostata sul dato testuale, in particolare sui temi e le tipologie testuali utilizzate nella composizione degli incantesimi. Si sono individuate alcune tecniche e formule tipicamente utilizzate negli esorcismi: preghiere di richiesta; processi di identificazione con le divinità (in particolare Horus nel suo ruolo di difensore di Osiride); ordini e divieti; conoscenza del demone e del suo nome; maledizioni e minacce (in particolare minacce fisiche, oltremondane e cosmiche); espedienti volti ad allontanare l’attenzione dall’esorcista per dirigerla sul demone (formula di non-identificazione, calunnia). Queste tecniche dimostrano non solo la grande competenza in questioni religiose dell’esorcista, ma anche una profonda comunanza di temi con altri ambiti del rituale religioso egiziano.
Nel terzo capitolo si cerca di verificare se esistessero nell’antico Egitto delle circostanze, degli ambiti e dei momenti in cui l’esorcismo era particolarmente richiesto. L’ambito in questione è stato identificato con il culto della dea Sekhmet, dea ambigua per eccellenza, in relazione a un momento ben preciso della vita degli egiziani, vale a dire la fine dell’anno. Attraverso l’analisi diacronica delle fonti e dei rituali contro i demoni di Sekhmet dal Medio Regno all’Età Tolemaica si è potuta constatare la longevità dei rituali in questione. Questi ultimi sono rituali principalmente di ambito templare, eseguiti durante feste ad ampia partecipazione popolare che rappresentavano un momento ideale per accedere a questo tipo di esorcismi. In più, i rituali tolemaici mostrano come non ci fossero differenze di base tra i rituali eseguiti all’interno del tempio e i rituali diffusi nella vita quotidiana per risolvere casi personali.
Nelle conclusioni, oltre a ricapitolare i dati raccolti, si è affrontato il tema del ruolo dell’esorcismo in quanto rituale religioso all’interno della mentalità egiziana. Attraverso l’esame delle diverse interpretazioni antropologiche del fenomeno della possessione (psicopatologica, sociologica, performativa) si è concluso come l’esorcismo debba essere studiato innanzitutto all’interno del suo contesto religioso: nell’Antico Egitto esso dunque emerge come un mezzo per affrontare paure e sofferenze che generavano un disequilibrio nel mondo e che erano causate da entità soprannaturali percepite come reali e concrete dalle persone del tempo.

The thesis analyse and describe the practice of exorcism as a set of rituals aimed at removing the presence of a demon from a person, object or place within the Egyptian religion. The introduction briefly analyses the types of demons present in exorcistic spells, particularly disease demons and spirits of the dead. The problem of the intersection, within Egyptian culture, between medicine, magic and religion is also addressed, concluding that such distinctions, valid for our cultural context, are not proper for the Egyptian world.
The first chapter focused on the practice of exorcism. The analysis of mainly textual sources identifies the figures who preferentially dealt with exorcism as priests (mainly lector-priests and wab-priests of Sekhmet) who drew their knowledge from libraries connected to the temple (House of Life and House of the Book). However, through an extensive analysis of so-called private libraries (in particular the libraries of the Ramesseum and Qenherkhopshef at Deir el-Medina), the possibility was left open that magical texts were also available to persons not part of the priestly sphere. The chapter then focused on the means available to exorcists, particularly the amuletic papyri (extensively analysed from both a material and a philological point of view) and ritual remedies and objects (vase-mH, knotted ropes, amulets, figurines of execration, medicines, ointments, fumigations).
In the second chapter, the focus shifted to textual data, particularly the themes and textual types used in the composition of the incantations. The texts present several techniques and formulas typically used in exorcisms: request prayers; identification with deities (in particular Horus in his role as defender of Osiris); orders and prohibitions; knowledge of the demon and his name; curses and threats (in particular physical, otherworldly and cosmic threats); expedients aimed at drawing attention away from the exorcist and directing it onto the demon (non-identification formula, calumny). These techniques demonstrate not only the exorcist's significant expertise in religious matters but also a profound sharing of themes with other areas of Egyptian religious ritual.
The third chapter tries to ascertain whether there were circumstances, spheres and times in ancient Egypt appropriate for the practice of exorcism. The attention focused on the cult of the ambiguous goddess Sekhmet, particularly during the year's end and the flood's return. The diachronic analysis of the sources and rituals against Sekhmet's demons from the Middle Kingdom to the Ptolemaic Age demonstrates the longevity of these rituals. The exorcisms against Sekhmet's demons often took place in the temples during festivals with broad popular participation, which were an ideal occasion to access this type of ritual. In addition, the Ptolemaic rituals show that there were no essential differences between rituals performed within the temple and rituals performed in everyday life.
Besides summarising the data collected, the conclusions addressed the role of exorcism as a religious ritual within the Egyptian mentality. The analysis of the different anthropological interpretations of possession (psychopathological, sociological, performative) brought to the conclusion that exorcism should be studied first and foremost within its religious context: in Ancient Egypt, it was a way to deal with fears and sufferings that generated an imbalance in the world and were caused by supernatural entities perceived as real and concrete by the people of the time.
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