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Archivio digitale delle tesi discusse presso l’Università di Pisa

Tesi etd-05092022-140806


Tipo di tesi
Tesi di dottorato di ricerca
Autore
CASSANO, CHIARA
URN
etd-05092022-140806
Titolo
LA TUTELA DEL MERCATO TRA PUBLIC ENFORCEMENT E GIURISDIZIONE
Settore scientifico disciplinare
IUS/05
Corso di studi
SCIENZE GIURIDICHE
Relatori
tutor Prof.ssa Passalacqua, Michela
Parole chiave
  • concorrenza; appalti; corruzione; antitrust
Data inizio appello
06/06/2022
Consultabilità
Completa
Riassunto
Il lavoro di ricerca ha quale punto di partenza l’analisi delle teorie economiche sviluppatesi intorno al concetto di efficienza, per giungere poi alla ricostruzione dogmatica della nozione giuridica di concorrenza offerta dall’ordinamento sovranazionale e interno. Dal quadro costituzionale, la concorrenza appare come un principio di procedura, strumentale al perseguimento di valori sociali e ambientali, in grado di elevarsi a parametro di valutazione dell’azione dei pubblici poteri rispetto al perseguimento dell’interesse generale a cui gli stessi sono istituzionalmente preposti. L’individuazione della ratio che sottende la tutela della concorrenza è apparsa, negli ultimi decenni, ancora più significativa alla luce della portata globale registrata dalle recenti crisi economiche e, in particolare, dall’attuale emergenza pandemica, la cui estensione geografica ha portato a interrogarsi sulla possibilità di configurare un diritto antitrust globale. Col presente studio, si è evidenziato come non sia possibile individuare un’istituzione di portata internazionale alla quale affidare l’ottimale tutela della concorrenza e si propone, piuttosto, quale possibile soluzione, un’opera di armonizzazione tra le discipline nazionali antitrust sul solco dell’esperienza avviata a livello europeo con il regolamento del 2003 e sempre più incoraggiata a fronte della crisi attuale. Passando poi a un’analisi critica dell’ordinamento interno, dopo una breve disamina dello sviluppo storico del rapporto tra Stato e mercato, svolto anche in chiave comparativa rispetto agli ordinamenti francese e tedesco e americano, l’attività di ricerca ha indagato se e in che termini l’interpretazione della tutela della concorrenza offerta da parte della AGCM sia compatibile con il perseguimento dell’interesse generale costituzionalmente sancito. Lo studio svolto confronta tali conclusioni con quanto emerge dalla casistica giurisprudenziale, tanto amministrativa quanto penale, al fine di verificare se la paventata evoluzione concettuale del bene giuridico concorrenza trovi corrispondenza anche nel diritto vivente. A tal riguardo, l’analisi giurisprudenza amministrativa consente di smentire la predetta lettura. Attenzionando poi il ruolo della giurisprudenza penale in materia, la ricerca denota una minor rilevanza statistica la quale, tuttavia, non deve essere letta come una patologia del sistema, rappresentando, piuttosto, una conseguenza di precise scelte di politica legislativa adottate dal nostro ordinamento che trovano origine già in sede di redazione dalla L. 287 del 1990, e che si fondano su molteplici ragioni, in primis, la forte tensione tra i principi di determinatezza e tassatività dell’illecito penale e la difficile identificazione del bene giuridico offeso e della persona offesa dalle condotte anticoncorrenziali. Tuttavia, in questo contesto, l’ordinamento non rifiuta completamente il presidio penale, ma piuttosto lo circoscrive a ipotesi di extrema ratio, in accordo con i principi che informano la materia e con l’impostazione promossa dalla Legge 190 del 2012, volta a superare la sola logica repressiva, promuovendo piuttosto un approccio di prevenzione rispetto ai fenomeni collusivi e corruttivi al fine di garantire una più pregnante tutela dei valori costituzionalmente garantiti attraverso la protezione del bene giuridico concorrenza. A tale studio è dedicato l’ultimo Capitolo del lavoro di ricerca, con il quale si intende testare l’effettivo recepimento di tale cambio di rotta da parte del public enforcement a fronte delle disfunzioni tipiche di determinati mercati. Con particolare riguardo al comparto delle commesse pubbliche, lo studio sottolinea l’importanza del ruolo di prevenzione svolto dall’impiego di strumenti di digitalizzazione che mostrano significativi vantaggi tanto nella fase di gara ma anche in quella esecutiva, a cui si aggiungono i Piani anticorruzione di cui alla Legge 190 e modelli di prevenzione di cui al d.lgs. 231/2001. Scendendo, poi, nel dettaglio dell’ampio panorama delle commesse pubbliche, di particolare rilevanza ai fini della presente ricerca è apparso lo studio delle procedure di affidamento dei servizi inerenti alla gestione dei rifiuti urbani. Si tratta di un mercato che consente di analizzare la reale portata funzionale del principio concorrenziale rispetto alla tutela dei valori posti a fondamento dell’economia sociale di mercato europea, in particolare l’ambiente e la salute. Dalla trattazione emerge come le criticità del comparto siano generate non solo dalle caratteristiche proprie dell’attività di gestione dei rifiuti, ma soprattutto da una serie di scelte amministrative che, procastinando di fatto le situazioni emergenziali, hanno agevolato la commissione di condotte collusive e corruttive specie da parte della criminalità organizzata, anche di stampo mafioso. Dall’analisi svolta, dunque, il sistema italiano, appare contraddittorio: enuncia la valenza strumentale della tutela del mercato rispetto al perseguimento di fini sociali e ambientali, predispone numerosi strumenti di prevenzione e contrasto dei fenomeni corruttivi e collusivi, ma dimostra grandi inefficienze nella trasposizione pratica di quanto statuito.
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