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Tesi etd-04282020-203109


Thesis type
Tesi di laurea magistrale
Author
BERTELLI, MARIA GIULIA
URN
etd-04282020-203109
Title
Lo sguardo che pietrifica. Storia iconografica della Gorgone Medusa dall'antichità al Neoclassicismo.
Struttura
CIVILTA' E FORME DEL SAPERE
Corso di studi
STORIA E FORME DELLE ARTI VISIVE, DELLO SPETTACOLO E DEI NUOVI MEDIA
Supervisors
relatore Prof. Farinella, Vincenzo
Parole chiave
  • Storia
  • History
  • Iconografia
  • Iconography
  • Iconologia
  • Iconology
  • Gorgone
  • Gorgon
  • Medusa
Data inizio appello
01/06/2020;
Consultabilità
Secretata d'ufficio
Data di rilascio
01/06/2090
Riassunto analitico
Il lavoro qui presentato, volto alla produzione di una tesi di laurea magistrale per la classe LM-89, intende ricostruire il percorso iconografico della Gorgone Medusa nei secoli, seguendo una linea di ricerca anche iconologica e antropologica.
L’analisi prende corpo dal periodo arcaico greco (VIII-V sec. a.C), epoca in cui la Gorgone è generalmente conosciuta come mostro terrificante dal potere mortifero, il cui sguardo segna il limitare tra morti e vivi nel regno dell’Ade, di cui è guardiana (Omero, Odissea); è in questo periodo che inizia ad essere indossata come egida: la figura mostruosa e anguicrinita di Medusa assume un potere di protezione per chi la indossa, e terrore motivato per chi la osserva (Omero, Iliade). Nella Teogonia di Esiodo, primo poeta a informarci sulla sua genealogia, troviamo la triplicazione dell’originario mostro nelle persone di Medusa, che rimane la Gorgone per eccellenza, Steno, e di Euriale; vedremo anche come questa triplicità derivi dall’antica tendenza, attiva in suolo greco, di formare triadi per figure mitologiche femminili, come le Cariti, le Furie, e le Graie. Sul piano iconografico, non solo verranno analizzati i primi gorgoneia, effigie apotropaiche della Gorgone, ma verranno ricercate anche le loro origini presso altre culture, mettendo nero su bianco le varie ipotesi di derivazione iconografica.
In ordine cronologico, lo studio passerà ad analizzare l’età classica, epoca in cui il racconto mitico subirà importanti sviluppi, soprattutto per quanto concerne l’impresa di Perseo; in questo periodo iniziano ad essere descritti maggiori dettagli (Fericide di Atene, Genealogie; Pindaro, Pitiche), come ad esempio il viaggio che compie l’eroe prima di arrivare nel luogo in cui risiedono le Gorgoni, la sua alleanza con Atena e Ermes, gli “attrezzi magici” che egli avrà per affrontare Medusa, e le tattiche che userà per arrivare a decollarla, tutte caratteristiche che poi ritroveremo nell’iconografia dell’epoca, in particolar modo su ceramiche, nelle quali anche l’aspetto delle sorelle Gorgoni subirà un radicale cambiamento: non verranno più rappresentate come mostri ripugnanti, ma saranno mostrate più umane e femminili, spesso addormentate, creature quasi vulnerabili, vittime di Perseo.
In età ellenistica e romana la triade scompare e Medusa verrà descritta come una giovane affascinante, dall’aspetto attraente e amabile (Apollidoro, Biblioteca; Ovidio, Le Metamorfosi), ma al tempo stesso enigmatica, il cui volto oscilla sempre tra opposte forze, sorridente o malinconico; in questo periodo la simbologia la vede legata al tema della metamorfosi, ed in particolar modo al suo potere creativo, ma distruttivo allo stesso tempo, che esercita tramite il suo sguardo pietrificante. La Gorgone, durante questo ampio periodo, subirà un completo rinnovamento iconografico: da gigantesca diviene sempre più piccola, e sempre più verrà utilizzata come motivo decorativo; non verrà più raffigurata intera, ma ci si concentrerà sulla sua testa, parte in cui risiedono tutte le caratteristiche essenziali della sua iconografia; è come se venisse “addomesticata”, ed i suoi poteri venissero strumentalizzati, divenendo simbolo di un potere dominato. In età romana, Medusa viene perfino voltata di tre quarti rispetto all’osservatore, ed il suo sguardo, ormai non più diretto, perderà il suo potere, facendo diventare la Gorgone oggetto che viene osservato; in questo periodo torna ad essere letta come simbolo apotropaico e profilattico, in quanto riapparirà sottoforma di gorgoneion su tombe decorate anche con festoni floreali, dando all’effigie un valore di fecondità e rinnovamento.
Durante il Medioevo, la strategia di cancellazione ed espulsione delle divinità pagane dall’immaginario collettivo si manifestò tanto su un piano iconografico, quanto su un piano letterario. Spesso, per non eliminare del tutto la vasta produzione classica degli antichi, furono utilizzati svariati metodi di occultamento, dei quali, il più usato fu la moralizzazione di tutto ciò che non fosse derivato dagli insegnamenti delle Sacre Scritture. Medusa, in questo contesto, sembra essere dimenticata: a lei sembrano esser preferiti altri esseri fantastici, spesso striscianti. Ma in realtà, la Gorgone viene smembrata, ed i suoi connotati saranno usati per formare proprio quei mostri terrificanti dei quali l’epoca medievale è affascinata. Medusa sarà citata da Dante nel Canto IX dell’Inferno: fisicamente non appare, ma in lei viene riconosciuto il peccato massimo, quello che pietrifica l’anima e conduce all’inazione spirituale, facendo precludere ogni via di liberazione. In questo periodo sarà letta anche come simbolo del Vizio, e verrà descritta come donna tentatrice, colei che fa perdere la retta via agli uomini virtuosi.
Nel Rinascimento Medusa ritorna a pieno titolo come una delle figure mitologiche più affascinanti, sprigionando tutta la sua potenza icastica, inizialmente come attributo di Minerva o come motivo decorativo, presente anche in contesti sacri, e successivamente come figura a sé stante, cambiamento dovuto molto probabilmente a Leonardo da Vinci, il quale la rappresentò in un’opera ad oggi perduta. In questo periodo si assistette anche ad un vero e proprio ritorno della Gorgone come figura scelta per decorare armi e armature, in particolare modo in contesto lombardo, dove fu vasta la produzione di scudi con questo motivo decorativo. La figura di Medusa affascinerà in maniera sostanziale anche la famiglia fiorentina più importante del Rinascimento, quella dei Medici, i cui membri più famosi furono accaniti collezionisti di opere d’arte tra le più significative legate alla Gorgone, la cui immagine simboleggiava potenza e potere supremo.
Rinascimento come vero e proprio momento di resurrezione per questa figura mitologica, la cui icona potente e seducente, in costante equilibrio precario tra fascino e orrore, ammalierà artisti e collezionisti anche nei secoli avvenire, diventando allegoria dell’Invidia, peccato organicamente legato allo sguardo, fino ad attraversare nei secoli varie categorie estetiche, tra le più indagate quelle di Bello e di Sublime. I più grandi artisti si misureranno con il mito di Medusa, stampando la sua bellezza ambivalente e la sua chioma anguicrinita nell’immaginario occidentale, rendendola eterna: dal già citato Leonardo da Vinci a Caravaggio e Rubens, da Bernini a Canova, molti daranno forza ad un mito durato ventisette secoli, e che ancora oggi assilla l’immaginazione degli uomini.
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