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Tesi etd-04282005-113016


Thesis type
Tesi di laurea vecchio ordinamento
Author
Marseglia, Imperatrice
URN
etd-04282005-113016
Title
Studi citogenetici e di danno ossidativo in individui affetti da sindrome di Down
Struttura
SCIENZE MATEMATICHE, FISICHE E NATURALI
Corso di studi
SCIENZE BIOLOGICHE
Commissione
relatore Migliore, Lucia
Parole chiave
  • Sindrome di Down
  • Malattia di Alzheimer
  • Danno ossidativo
  • Test della cometa
Data inizio appello
13/07/2004;
Consultabilità
parziale
Data di rilascio
13/07/2044
Riassunto analitico
La sindrome di Down (DS) è la più comune aneupolidia autosomica, con una frequenza di 1,03-1,30 per 1000<br>nati vivi in tutti i gruppi etnici, causata dalla presenza in triplice copia dell’intero cromosoma 21 o di una<br>porzione di esso, detta regione critica (21q22.2). Nella maggior parte dei casi questa condizione origina da<br>eventi di non-disgiunzione cromosomica (trisomia primaria) avvenuti durante la gametogenesi<br>prevalentemente materna, o da una traslocazione reciproca (traslocazione Robertsoniana) di origine materna o<br>paterna; esiste inoltre una minoranza di casi rappresentata da mosaici genetici.<br>La DS è stata annoverata fra le sindromi ad invecchiamento precoce. In particolare modo, ha suscitato notevole<br>attenzione la relazione presente fra la DS e la malattia di Alzheimer (AD). Infatti, recenti dati di letteratura<br>sembrano convergere verso un’unica ipotesi che cerca di correlare le due malattie e la trisomia del cromosoma<br>21, in relazione alla presenza di numerose caratteristiche condivise da entrambe le patologie.<br>Il gene rivelatosi determinante nell’assumere un ruolo in entrambe le patologie è il gene APP, che mappa sul<br>cromosoma 21, codificante per la proteina precursore della b-amiloide, probabilmente coinvolta<br>nell’insorgenza precoce della demenza nei DS e implicata nell’eziopatogenesi dell’AD.<br>Numerosi studi hanno indagato il ruolo dei radicali liberi nel processo d’invecchiamento e nell’eziologia di<br>varie patologie, rilevandone l’importanza nella genesi e/o nella progressione della malattia di Alzheimer, della<br>malattia di Parkinson e della sindrome di Down. In quest’ultima l’aumento dello stress ossidativo renderebbe<br>conto dell’insorgenza di malattie autoimmuni, cataratte e precoce invecchiamento.<br>Un evento di stress ossidativo si produce all’interno di una cellula quando si verifica uno squilibrio tra la<br>produzione di radicali liberi e la capacità del sistema antiossidante di neutralizzarli.<br>La cellula presenta un equilibrato macchinario enzimatico in grado di neutralizzare la produzione di radicali<br>liberi di origine esogena ed endogena, rappresentato all’azione sinergica della superossido dismutasi (SOD),<br>della catalasi (Cat) e della glutatione perossidasi (GSHPx).<br>Studi recenti suggeriscono, infatti, che la sovraespressione del gene SOD, che mappa sul cromosoma 21, e<br>l’alterato rapporto SOD/Cat+GSHPx porti ad un severo stress ossidativo nei DS.<br>Questa tesi si è proposto lo scopo di valutare la presenza di danno primario e ossidativo al DNA di leucociti di<br>sangue periferico in un gruppo di individui affetti da DS e di un gruppo di controllo, mediante l’applicazione<br>del test della cometa (SCGE, single cell gel electrophoresis) nella sua forma modificata, che prevede l’utilizzo<br>di due enzimi lesione-specifici (endonucleasi III e formammidopirimidina glicosilasi) che convertono le basi<br>ossidate in rotture a singolo filamento, in modo da evidenziare, oltre al danno spontaneo, anche la presenza di<br>purine e pirimidine ossidate, inclusa la 8-idrossi-deossiguanosina (8-OH-dG), tipico marcatore di danno<br>ossidativo.<br>I risultati ottenuti hanno evidenziato un incremento statisticamente significativo (p&lt;0.005) del danno ossidativo<br>a carico delle purine nei DS rispetto ai controlli (3.95±2.30 vs. 2.50±2.76). E’ stato riscontrato un aumento nel<br>danno a carico delle pirimidine (siti endo III) nei DS rispetto ai controlli, sebbene non risulti statisticamente<br>significativo (2.82±2.53 vs. 1.92±2.43). Non è stata rilevata alcuna differenza nel danno primario fra DS e<br>controlli.<br>Inoltre, al fine di analizzare la presenza di un eventuale danno cromosomico negli individui oggetto di studio, è<br>stato effettuato il test del micronucleo con blocco della citochinesi (CBMN, cytokynesis block micronucleus) su<br>linfociti di sangue periferico nei DS e nei controlli.<br>E’ stato rilevato un aumento della frequenza media di linfociti binucleati con micronucleo nei DS rispetto ai<br>controlli (6.42±2.78 vs. 5.26±3.57), sebbene non risulti statisticamente significativo. I DS maschi presentano<br>un incremento statisticamente significativo (p&lt;0.005) della frequenza media di binucleate con micronucleo<br>rispetto ai maschi di controllo.<br>Sulla stessa popolazione è stata effettuato un lavoro di caratterizzazione per il gene dell’apolipoproteina E<br>(Apo E) mediante la tecnica della PCR-RFLP. Il gene è presente in tre varianti alleliche (e2, e3, e4) e le diverse<br>isoforme della proteina sono state associate con l’insorgenza della demenza nei DS e rappresenterebbero un<br>importante fattore di rischio nell’AD. E’ stata valutata l’influenza del genotipo sul danno primario, ossidativo e<br>cromosomico nel gruppo dei DS e nel gruppo dei controlli. Al momento non emerge alcun ruolo significativo<br>del genotipo relativo al gene APO E in nessuna categoria di danno.<br>Possiamo quindi ipotizzare che la sindrome di Down possa rappresentare un interessante modello nella<br>comprensione del ruolo dello stress ossidativo nell’insorgenza e/o nella progressione del processo<br>neurodegenerativo.
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