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Archivio digitale delle tesi discusse presso l’Università di Pisa

Tesi etd-04062006-184853


Tipo di tesi
Tesi di laurea vecchio ordinamento
Autore
Salotti, Cristina
Indirizzo email
cristinasalotti@virgilio.it
URN
etd-04062006-184853
Titolo
Pisa: costruzione e gestione delle fortificazioni in età moderna
Dipartimento
LETTERE E FILOSOFIA
Corso di studi
CONSERVAZIONE DEI BENI CULTURALI
Relatori
relatore Prof.ssa Nuti, Lucia
Parole chiave
  • Nessuna parola chiave trovata
Data inizio appello
26/04/2006
Consultabilità
Parziale
Data di rilascio
26/04/2046
Riassunto
Questo lavoro si propone di approfondire, attraverso una lunga ricerca condotta negli archivi di Stato di Firenze e Pisa, gli studi sulla costruzione e successiva gestione delle fortificazioni moderne nella città di Pisa e, in particolare, della cerchia difensiva bastionata che fu eretta nel seicento intorno alla cinta medievale e caratterizzò l’ aspetto della città fino alla fine del secolo XVIII.
Per creare un giusto filo conduttore si affronta brevemente il decorso storico che, dalle architetture fortificate basate sulla difesa piombante, porterà alla moderna concezione della difesa radente, nata dalle mutate esigenze difensive contro l’introduzione di nuovi potenti mezzi d’offesa. Si affronta inoltre una breve rassegna, basata sui numerosi studi esistenti in proposito, delle cerchie murarie che hanno preceduto nella città di Pisa le fortificazioni oggetto di quest’indagine.
Pisa già più di un secolo prima della cinta bastionata seicentesca, aveva assistito alla costruzione di quella che Giancarlo Severini definisce “il meglio dell’ingegneria militare del momento” e Amelio Fara colloca tra le prime realizzazioni pratiche ed elaborazioni teoriche della nuova architettura fortificata “alla moderna”: la Cittadella Nuova (1509-1512), per opera di Giuliano da Sangallo. Altri episodi di potenziamento del circuito difensivo pisano si verificarono negli anni quaranta del XVI secolo. Alla ricerca del consolidamento del potere in tutta la Toscana, il Duca Cosimo I dei Medici attuò un processo di rimodernamento del sistema difensivo, avvalendosi della competenza dei migliori ingegneri-soldati. A Pisa la scelta è quella di consolidare con dei bastioni emergenti dalla linea delle mura alcuni punti del circuito che già in passato si erano mostrati più vulnerabili; in questo periodo (1543-1546) i bastioni realizzati, sotto la direzione di Nanni Unghero, furono almeno tre: uno a difesa della Porta a Lucca, inglobando un vecchio fortilizio progettato dal Brunelleschi; un altro, detto del Barbagianni, tra la Porta alle Piagge e la Porta Calcesana, e infine quello in corrispondenza del saliente delle mura in prossimità della Porta a Mare, dove esisteva la fortezza di Stampace. Da documenti di archivio risulta inoltre che, già precedentemente, erano stati ordinati alcuni ripari alla Cittadella Vecchia, alla Porta Guelfa e alla Porta S.Giorgio, mentre una lettera autografa di Giovan Battista Bellucci inviata da Pisa il 2 giugno del 1552 testimonia la paternità dell’architetto per altri due baluardi di S. Zeno e del Canto del Leone, di cui purtroppo non rimane traccia.
Dal punto di vista politico, il secolo XVII fu caratterizzato per il Granducato di Toscana da un periodo di pace, probabilmente frutto della politica estera della dinastia medicea. Ci furono però alcuni momenti, nei quali il timore per la guerra coinvolse direttamente anche i pisani, che fornirono l’impulso per nuovi interventi difensivi. Nel rescritto del 17 marzo del 1626, Ferdinando II afferma l’esigenza di “fortificar la città di buon numero di baluardi” e che “vi intervenisse un Ingegnere perito et pratico”; l’incarico viene affidato a Gabriello Ughi, già tecnico di fiducia del Granduca.
La costruzione del nuovo circuito difensivo sarà un intervento di notevoli dimensioni, avendo uno sviluppo di quasi cinque chilometri, ma l’esiguità dell’apparato tecnico e amministrativo preposto a tale opera è indicativa delle modalità con cui viene realizzata: in terra, anziché in muratura, condotta molto lentamente e con l’impiego di una mano d’opera non specializzata. L’impiego della terra per la costruzione di apparati difensivi risale ad epoche remote, ma nel XVII secolo riprende grande vigore in conseguenza alla diffusione dei sistemi di difesa basati su opere esterne avanzate.
Un fascicolo dell’archivio della British Library di Londra, conserva una relazione sulle fortificazioni di Pisa, con pianta allegata datata 10 Aprile 1646, redatta dall’ingegnere pesciatino Annibale Cecchi, che si pone, allo stato attuale, come il più antico documento cartografico al quale poter fare riferimento per le fortificazioni seicentesche; fino ad ora era considerata come tale l’anonima carta delle “piantate di gelsi”, datata 1655. Questo studio si propone inoltre di indagare le modalità di gestione, di conservazione e, infine, di vendita e smantellamento di questa cerchia; per completezza d’indagine si è dedicato un capitolo ai diversi uffici che, in ambito mediceo e lorenese, erano preposti a questi meccanismi e agli ingegneri che li hanno messi in opera.
In seguito alla smilitarizzazione della fine del ’700, che provoca lo smantellamento della cerchia bastionata del ‘600 e la vendita della Fortezza Nuova, la città di Pisa ritorna ad essere caratterizzata dalla cinta medievale murata. Anche questa, avendo ormai perso qualsiasi funzione difensiva e, in seguito al 1861 anche il ruolo di barriera doganale, viene avvertita come un limite inutile e ingombrante e il suo aspetto tetro chiamato a simbolo del “buio medioevo”; considerata priva di valore autonomo, almeno fino a sessanta anni fa, diviene oggetto di numerose mutilazioni.
Chi scrive ha la speranza che questo studio possa, anche solo in minima parte, contribuire ad accrescere la consapevolezza dell’inestimabile valore storico delle mura, come monumento impregnato di storia Pisana.
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