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Tesi etd-04022009-011251


Thesis type
Tesi di laurea vecchio ordinamento
Author
PIEROTTI, CLAUDIA
URN
etd-04022009-011251
Title
Deissi e movimento
Struttura
LETTERE E FILOSOFIA
Corso di studi
LETTERE
Commissione
Relatore Prof. Berrettoni, Pierangiolo
Parole chiave
  • Nessuna parola chiave trovata
Data inizio appello
20/04/2009;
Consultabilità
parziale
Data di rilascio
20/04/2049
Riassunto analitico
Riassunto analitico<br> <br>Se analizziamo l’etimologia del verbo latino dicere, ci accorgiamo che esso rimanda alla radice indoeuropea *deik, associata, notoriamente, al significato di “indicare, mostrare”<br>Dicere, la cui forma arcaica era, non a caso, deic-ere, risulterebbe dunque caratterizzato da una semantica duplice: stando all’etimologia, il senso del verbo si riferisce all’atto dell’indicare, del mostrare col gesto. Nel latino più recente, però, il verbo assume il significato corrente di “dire”, “mostrare con la parola”. <br>Tirando le somme, dicere sembra raccontarci l’esistenza di un antico e stretto connubio tra gesto e linguaggio.<br>Partendo da questo spunto, proviamo qui a narrare la storia di quelle scoperte che, soprattutto dal punto di vista neuroscientifico, confermano la teoria sull’inscindibilità di gesto e linguaggio. In particolare, la coincidenza anatomica tra area di Broca e area F5 del primate non umano e la recente scoperta dei neuroni specchio ci portano oggi a parlare di due età, l’età dell’agire e l’età del dire. Il dire non è che una forma evoluta e sofisticata dell&#39;agire.<br>A metà strada tra l’agire e il dire, immaginiamo di trovare il gesto dell’indicare; il pointing viene presentato in questo lavoro quale segno evidente del momento in cui l’uomo, cessando di essere semplicemente colui che agisce sull’oggetto, inizia ad essere anche colui che comunica l’oggetto.<br>Come si sa, il pointing è la forma più pura di realizzazione della deissi: la seconda parte di questo lavoro è dedicata ad una riflessione generale sul fenomeno deittico, che è ‘fonte del riferimento’ e origine dell’interazione comunicativa. L’ultima parte si rivolge allo studio dei verbi deittici di movimento, così come essi si presentano in inglese italiano e tedesco. Ne vengono analizzati gli usi concreti e gli usi metaforici. Questi ultimi, in particolare, si prestano bene a rappresentarci l’immagine di un ego che, agendo e comunicando, interagisce con la realtà esterna, fatta di entità in movimento e in mutamento. <br>
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