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Archivio digitale delle tesi discusse presso l’Università di Pisa

Tesi etd-03302016-130317


Tipo di tesi
Tesi di laurea magistrale LM5
Autore
MORATTO, AGNESE
URN
etd-03302016-130317
Titolo
La tortura: un arnese inquisitorio del passato o uno strumento ancora "irrinunciabile" di investigazione?
Dipartimento
GIURISPRUDENZA
Corso di studi
GIURISPRUDENZA
Relatori
relatore Prof. Bresciani, Luca
Parole chiave
  • accusatorio
  • art.3 CEDU
  • custodia cautelare
  • Dershowitz
  • diritto al silenzio
  • Gafgen
  • Garanzie imputato
  • Inquisizione
  • processo equo
Data inizio appello
18/04/2016
Consultabilità
Completa
Riassunto
Il presente lavoro trae spunto dalla situazione d'emergenza, nella quale sta vivendo il mondo occidentale, a partire dagli attentati dell'11 settembre del 2001. Di fronte a fenomeni quali il terrorismo internazionale e il pericolo per la sopravvivenza collettiva, gli Stati contemporanei, con i loro ordinamenti giuridici moderni, appaiono totalmente impreparati. La stessa logica del pensiero illuminista e razionalista sembra vacillare, tanto che nel dibattito giuridico cominciano a riaffiorare vecchie tematiche, apparentemente sepolte nel passato. Oggetto del presente lavoro è, dunque, l'utilizzo della tortura giudiziaria, da intendersi in via generale qualsiasi strumento coercitivo, fisico o psichico, idoneo ad incidere sulla volontà della persona e finalizzato ad estorcere dichiarazioni, a partire dai tempi più antichi, quando ancora era un istituto processuale, fino ad arrivare a quelli moderni, in cui il diritto positivo lo esclude nel modo più totale ed assoluto. Dall'analisi emergerà un quadro nel quale strumenti così atroci, che si pensavano relegati alle barbarie del passato, sembrano, invece, costituire prassi investigative di sottosistemi di polizia penali, sebbene tali fenomeni vengano continuamente sminuiti dai governi. L'attenzione è quindi posta su quei mezzi in grado di violare l'integrità del soggetto sottopostovi, al fine di piegarne la volontà e indurlo, quindi, a confessare o rendere dichiarazioni utili ai fini del procedimento. Sebbene i principi comuni agli Stati occidentali tendano ad accogliere e tutelare i più elementari diritti di difesa della persona nel processo, talvolta, come nel nostro caso, è lo stesso ordinamento giuridico a predisporre strumenti processuali che, se abusati, risultano idonei ad incidere sulla volontà del soggetto.
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