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Tesi etd-03292016-170841


Thesis type
Tesi di laurea magistrale LM5
Author
POLATO, MARTINA
URN
etd-03292016-170841
Title
Il sovraffollamento carcerario Fra giurisprudenza della Cedu e interventi di maquillage legislativo
Struttura
GIURISPRUDENZA
Corso di studi
GIURISPRUDENZA
Commissione
relatore Prof. Bresciani, Luca
Parole chiave
  • sovraffollamento carcerario
  • trattamento inumano e degradante
Data inizio appello
18/04/2016;
Consultabilità
completa
Riassunto analitico
Il presente lavoro ha come obiettivo quello di analizzare il fenomeno del sovraffollamento carcerario con i suoi riflessi sul diritto dei detenuti ad un trattamento umano e non degradante, tutelato dall’art. 3 CEDU. Autorevoli voci del panorama nazionale hanno rivolto al legislatore ed alle autorità di governo l’auspicio di strutturali iniziative di riforma del sistema penale e della politica amministrativa, specie dopo che la Corte europea dei diritti dell’Uomo, con la sentenza Torreggiani e al. c. Italia dell’8 gennaio 2013, ha riconosciuto il contrasto esistente tra l’endemico e strutturale problema del sovraffollamento del nostro Paese e la tutela della dignità dei detenuti. Sulla base di tali sollecitazioni, il Governo ed il Parlamento hanno adottato una serie di iniziative di riforma normativa. Dette iniziative hanno raccolto i frutti del lavoro di alcune commissioni ministeriali quali la Commissione mista per lo studio dei problemi della magistratura di sorveglianza, introducendo significative novità nell’ambito della disciplina delle misure cautelari e dell’esecuzione penale. Grazie al d.l. 1 luglio 2013, n. 78 e al d.l. 23 dicembre 2013, n. 146 sono state introdotte molteplici misure volte ad incidere sia sul numero di ingressi che sul numero delle uscite dei detenuti dal carcere, nell’ottica del ridimensionamento del fenomeno del sovraffollamento. Per quanto riguarda i provvedimenti presi, si va dalle modifiche in materia di custodia cautelare all’ampliamento delle possibilità di concessione delle misure alternative; dall’introduzione della liberazione anticipata speciale alla stabilizzazione della disposizione che consente di scontare presso il domicilio la pena detentiva non superiore a 18 mesi; dall’estensione dell’ambito applicativo dell’espulsione come sanzione alternativa alla detenzione all’introduzione del reclamo giurisdizionale ex art. 35 bis che permette al detenuto, che contesti un attuale e grave pregiudizio all’esercizio dei suoi diritti, di chiedere al Magistrato di Sorveglianza di ordinare all’amministrazione di porre fine alla violazione in atto. Accanto alle suddette misure va menzionato il d.l. 26 giugno 2014, n. 92 che ha introdotto l’art. 35 ter, per rispondere alla richiesta avanzata dalla Corte Edu con la sentenza Torreggiani, di introdurre oltre a rimedi preventivi anche rimedi compensativi alla lesione dei diritti dei detenuti. Recentemente si è, però, registrato un revirement della Corte Edu nella pronuncia sul caso Mursic. Sembra essere stato parzialmente scardinato quanto affermato nella sentenza Torreggiani, che aveva stabilito il limite minimo dei tre metri quadrati di spazio personale all’interno della cella, al di sotto del quale si configurava l’automatica violazione della Convenzione per trattamenti inumani e degradanti. La Corte Edu nel caso Mursic ha infatti stabilito che il limite dei tre metri quadrati è solo una delle circostanze da tenere in conto per dichiarare un trattamento inumano e degradante: non basta di per sé a ritenere violata la Convenzione. Bisognerà quindi verificare in futuro quali effetti avrà avuto tale decisione sui provvedimenti dei giudici di merito italiani.
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