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Archivio digitale delle tesi discusse presso l’Università di Pisa

Tesi etd-03272023-102341


Tipo di tesi
Tesi di laurea magistrale
Autore
LA ROCCHIA, LUDOVICA
URN
etd-03272023-102341
Titolo
No Borderline Between Arts tra teatro, performance e femminismo
Dipartimento
CIVILTA' E FORME DEL SAPERE
Corso di studi
STORIA E FORME DELLE ARTI VISIVE, DELLO SPETTACOLO E DEI NUOVI MEDIA
Relatori
relatore Prof.ssa Marinai, Eva
relatore Prof. Titomanlio, Carlo
relatore Dott. Tamborrino, Matteo
Parole chiave
  • Performance-feminism
Data inizio appello
13/04/2023
Consultabilità
Non consultabile
Data di rilascio
13/04/2026
Riassunto
Questo studio parte dal celebre slogan: No borderline between arts. Attribuito al gruppo Fluxus, rete internazionale di artisti che dalle ceneri, mai del tutto sopite, delle Avanguardie, in particolare del Dadaismo e del Futurismo, volevano portare sulla ribalta dell’Arte (colta, in questa sede, sempre nella sua molteplicità di espressioni) quelle spinte ricche di energia, vitalità, creatività e velleità di apertura al nuovo che erano state offuscate dai due conflitti mondiali e dal Regime. L’ultimo dopoguerra creò il terreno fertile affinché, l’eco di quella frase di Fluxus potesse diventare il portavoce di una nuova visione dell’Arte.
Si auspicava che questa fosse non più di stampo patriarcale, divisa in rigidi compartimenti, ma in cammino verso nuove frontiere e modalità espressive, alla ricerca di una contaminazione tra le diverse discipline e scivolando sempre più nel politico e nel sociale. Così come si voleva un’arte senza confini e senza barriere, parallelamente si voleva costruire una società senza muri da abbattere o innalzare, ma aperta ed inclusiva.
Viene constatato che l’inclusività arricchisce e sconvolge il sistema dell’arte, perché introduce nell’arena nuovi attori come le donne, ma anche gli Afroamericani, la comunità queer e le più svariate etnie, portatori delle proprie peculiarità, delle proprie aspirazioni e dei propri talenti; inoltre, queste "nuove nicchie" trovano espressione soprattutto nei terreni più sgombri dal peso di una cultura pregna di contenuti tradizionali e rigidi, come le espressioni fluide che attingono al teatro e alle arti visive, quali la performance, la video arte, gli eventi multimediali e le installazioni.
Negli anni Sessanta e Settanta, gli echi di questi fermenti non rimasero appannaggio delle grandi aree metropolitane o circoscritte nei perimetri di prestigiose università; da Berkeley dilagò il movimento di liberazione studentesco coagulatosi attorno al filosofo Marcuse che investì con la sua forza dirompente Parigi nel ’68 e poi l’Italia.
Il tema centrale della ricerca è dimostrare che l’impatto di queste innovazioni fu talmente violento e rivoluzionario che anche piccole città risposero al grido Sessantottino, tra cui Salerno che elaborò un discorso programmatico, articolato, complesso e duraturo.
Purtroppo quest’ultima ricerca ha permesso di constatare una grave carenza di fonti documentate, motivo per il quale, al fine di ricostruire un momento storico così straordinario di una piccola realtà di provincia, è stato necessario ricorrere alla ricerca su campo, articoli di giornale e sitografia.
Da questo excursus sintetico, ma ricco di rimandi ad eventi storici ed artistici, possiamo estrapolare i nodi tematici di questo studio che vertono attorno alla ricerca, attraverso casi ed esempi, delle principali espressioni artistiche femministe e contemporanee nel panorama occidentale e la ricaduta di questa esperienze nell’ambito specifico della città di Salerno.
Vengono, perciò, analizzati, attraverso l'impiego dell'intervista, quattro casi specifici correlati alla città di Salerno: l'esperienza femminista dell’associazione Spaziodonna, il lavoro del Collettivo teatrale femminista Teatra, il caso dell'artista e performer Bianca Menna e, infine, l'eclettica, femminista e multidisciplinare artista Marinella Senatore.

This study starts from the famous slogan: No borderline between arts. Attributed to the group Fluxus, an international network of artists who, from the ashes, never quite dormant, of the Avant-gardes, particularly Dadaism and Futurism, wanted to bring to the forefront of Art (grasped, here, always in its multiplicity of expressions) those drives full of energy, vitality, creativity and longing for openness to the new that had been obscured by the two world wars and the Regime. The last postwar period created fertile ground so that, the echo of that Fluxus phrase could become the spokesman for a new vision of Art.
It was hoped that this would no longer be patriarchal, divided into rigid compartments, but on its way to new frontiers and modes of expression, seeking a contamination between different disciplines and slipping more into the political and social. Just as one wanted an art without borders and barriers, in parallel one wanted to build a society open and inclusive.
It’is found that inclusiveness enriches and disrupts the art system because it introduces into the arena new actors like women, but also African Americans, the queer community, and a wide variety of ethnicities, bearers of their own particularities, aspirations, and talents; moreover, these ''new niches'' find expression especially in the terrains most unencumbered by the weight of a culture pregnant with traditional and rigid content, such as fluid expressions drawing on theater and visual arts, such as performance, video art, multimedia events and installations.
In the 1960s and 1970s, the echoes of these ferments did not remain the preserve of large metropolitan areas or circumscribed within the perimeters of prestigious universities; from Berkeley spread the student liberation movement coagulated around the philosopher Marcuse that invested Paris with its disruptive force in '68 and then Italy.
The central theme of the research is to show that the impact of these innovations was so violent and revolutionary that even small towns responded to the Sixty-Eight scream, including Salerno, which elaborated a programmatic, articulate, complex and lasting discourse.
Unfortunately, this latest research revealed a serious lack of documented sources, which is why, in order to reconstruct such an extraordinary historical moment in a small provincial town, it was necessary to resort to field research, newspaper articles and sitography.
From this concise but rich excursus of references to historical and artistic events, we can extrapolate the thematic nodes of this study, which revolve around the research, through cases and examples, of the main feminist and contemporary artistic expressions in the Western panorama and the fallout of this experience in the specific context of the city of Salerno. Therefore four specific cases, related to the city and feminism, are analyzed: the cultural experience of the feminist collective Spaziodonna, the experience of the feminist theater collective Teatra, the experience of artist and performer Bianca Menna, and the case of multidisciplinary and feminist artist Marinella Senatore.
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