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Tesi etd-03112020-131606


Thesis type
Tesi di laurea magistrale LM5
Author
NISTICO', MATTIA
URN
etd-03112020-131606
Title
Crisi economica, retribuzione e salario minimo. Una difficile opera di composizione.
Struttura
GIURISPRUDENZA
Corso di studi
GIURISPRUDENZA
Supervisors
relatore Prof. Albi, Pasqualino
Parole chiave
  • in-work poverty.
  • Retribuzioni
  • salario minimo
  • crisi economica
  • in-work poverty. Wages
  • minimum wage
  • economic crisis
Data inizio appello
16/04/2020;
Consultabilità
Secretata d'ufficio
Riassunto analitico
Il diritto del lavoro attraversa da anni una fase completamente nuova, sia in Italia che altrove. L'art. 36 della Costituzione del 1948 rappresenta un importante protezione per i lavoratori, in quanto le retribuzioni dovranno essere proporzionate alla quantità e alla qualità dell'attività svolta e sufficienti a garantire un'esistenza libera e dignitosa al lavoratore e al suo nucleo familiare. Tale norma costituzionale è stata soggetta alla manipolazione pretoria, atta a garantirne l'effettività. In un contesto di trasformazione delle attività lavorative a livello globale, di diffusione dello smart working e rarefazione del modello fordista, le difficoltà aumentano. Le ricadute maggiori sono proprio a livello economico-retributivo, in quanto anche nei paesi più industrializzati vi è stato un aumento dell'in-work poverty, di lavoratori pagati al di sotto dei 2/3 del reddito mediano nazionale. In molti stati del mondo (21 su 27 dell'Unione Europea) è adottato un salario minimo nazionale o differenziato a seconda delle realtà federali, stabilito dall'autorità amministrativa. In altri stati si procede all'estensione erga omnes dei contratti collettivi maggiormente rappresentativi. Gli economisti hanno apprezzato il modello britannico (National Living Wage) che, dalla data di istituzione nel 1999 ha subito sempre degli aumenti positivi e che distingue un salario minimo generale e uno speciale, under 25. In Italia si discute sull'opportunità di introdurre un salario minimo legale e, a tal riguardo, si analizzano i pro e i contro, tra i quali le ricadute occupazionali che si verificherebbero in base alla misura stabilita.

Labor law has been going through a completely new phase for years, both in Italy and elsewhere. The article 36 of the italian Constitution represents an important protection for workers. The article requires that wages must be proportionate to the quantity and quality of the activity carried out and must be sufficient to guarantee a free and dignified existence for the worker and his family. This constitutional rule was subject to judicial manipulation, capable of imposing its effectiveness. The difficulties increase in a framework of: transformation of work activities at a global level, spread of smart working and rarefaction of the Fordist model. The greatest repercussions are focused on the economic-wage level: some workers are paid below two-thirds of the national median income, since there has been an increase of in-work poverty in the most industrialized countries. In many states of the world (21 out of 27 of the European Union) a national minimum wage is adopted or differentiated according to federal realities, established by the administrative authority. In other countries, the most representative collective agreements are extended. Economists appreciated the British model (National Living Wage) which, since its establishment in 1999, has always increased, distinguishing a main minimum wage and a special one, under 25. In Italy there is a discussion about the opportunity to introduce a legal minimum wage. The pros and cons are analyzed, including the employment effects that would occur according to the established measure.
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