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Tesi etd-03102017-094352


Thesis type
Tesi di laurea magistrale
Author
PADUANO, EMANUELE
URN
etd-03102017-094352
Title
Mussolini e gli italiani all'estero: il caso di Camillo Pellizzi e del Fascio di Londra (1921-1935)
Struttura
SCIENZE POLITICHE
Corso di studi
STUDI INTERNAZIONALI
Supervisors
relatore Prof. Nello, Paolo
Parole chiave
  • Fascio di Londra
  • Fascismo
  • Camillo Pellizzi
  • Italiani all'estero
Data inizio appello
27/03/2017;
Consultabilità
Parziale
Data di rilascio
27/03/2020
Riassunto analitico
«I fasci all’estero sono ormai, oltre che una necessità, una grande e nobile realtà, già creata, già vivente, con una propria storia e con una propria incipiente maturità di idee, di coscienza; distruggerla, sarebbe delitto di lesa patria; darle vita sempre più vasta ed efficace e sicura, opera degna di questo meraviglioso periodo creativo del regime fascista».
dalla rivista “Gerarchia”, Camillo Pellizzi, marzo 1929.

Queste le parole di Camillo Pellizzi, fondatore del Fascio italiano di Londra nel 1921, indicative dello spirito che fu alla base delle organizzazioni fasciste estere. I primi nuclei di Fasci all’estero ebbero origine nei primi anni Venti, ma fu solo con la creazione dell’Ufficio Centrale per i Fasci all’estero prima e con la svolta internazionalista voluta da Mussolini e Dino Grandi poi, che il regime fece dei Fasci all’estero un elemento cardine per la diffusione dell’ideologia fascista nelle comunità italiane all’estero e nell’opinione pubblica internazionale.
Ne fu un valido esempio proprio il Fascio di Londra, legato alla figura del suo fondatore, Camillo Pellizzi, intellettuale di chiara fede fascista. Proprio il Fascio di Londra fu essenziale nel contribuire alla diffusione dei miti del fascismo e nel sostegno diretto ai fascismi locali attraverso un’abile azione di propaganda; quello di Londra fu, infatti, uno dei primi esempi di Fascio all'estero, dagli esiti non certo felici, ma significativo dell’importanza attribuitagli da Mussolini nel contesto della propria politica estera.
Nato come molti altri fasci sparsi per il mondo, il Fascio di Londra diventò centro di diffusione della propaganda fascista in Gran Bretagna, ed ebbe modo di farsi portavoce, negli ambienti conservatori inglesi, di una soluzione politica alternativa al cosiddetto «pericolo bolscevico», almeno fino alla nomina di Dino Grandi come ambasciatore a Londra. Fu infatti proprio l’Ambasciata a dotarsi di un Ufficio stampa più moderno ed efficace nell'azione di propaganda, che raggiunse il suo culmine nel sostegno alla British Union of Fascists (BUF) di Oswald Mosley, considerata, da parte italiana, come il veicolo attraverso cui favorire la diffusione delle idee fasciste all'interno dell’impero britannico. Nell'opera di propaganda, l’Ambasciata finì per sostituirsi al Fascio di Londra, relegandolo a funzioni di secondo ordine.
Avvalendosi di documenti conservati presso l’Archivio Centrale dello Stato, la fondazione Ugo Spirito e Renzo de Felice (Carte Camillo Pellizzi), l’Archivio Storico Diplomatico del Ministero degli Affari Esteri, nonché di un’ampia bibliografia, questa tesi mira a gettar luce sugli aspetti salienti della vita del Fascio di Londra fino alla crisi etiopica, senza dimenticar di dar conto, più in generale e per cenni, delle attività dei Fasci italiani all'estero. Uno spazio particolare occupa naturalmente l’analisi del rapporto tra il Fascio di Londra e il fascismo britannico.
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