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Thesis etd-03092021-093649


Thesis type
Tesi di laurea magistrale LM5
Author
MARCELLO, EVA
URN
etd-03092021-093649
Thesis title
Aumento di capitale e compensazione di crediti postergati
Department
GIURISPRUDENZA
Course of study
GIURISPRUDENZA
Supervisors
relatore Barachini, Francesco
Keywords
  • compensazione
  • art. 2467 c.c.
  • crediti postergati
  • aumento di capitale
Graduation session start date
29/03/2021
Availability
None
Summary
Il presente elaborato si pone l’obiettivo di sviscerare alcuni nodi problematici che ruotano attorno ad una prassi particolarmente consolidata nel tessuto economico italiano e che consiste nell’erogazione di finanziamenti, ad opera dei soci, a favore della società da costoro partecipata. I finanziamenti dei soci sono dei veri e propri prestiti per cui la società ha l’obbligo di restituzione e che permettono a quest’ultima di dotarsi di ulteriori risorse finanziarie funzionali allo svolgimento dell’attività di impresa. Il tema è stato preso in esame dal legislatore in tempi relativamente recenti – e, cioè, con il Decreto Legislativo 17 gennaio 2003, n. 6 – il quale ha espressamente disciplinato il fenomeno in commento agli articoli 2467 e 2497-quinquies del codice civile, rispettivamente nell’ambito delle società a responsabilità limitata e dei gruppi di società, ponendosi il duplice scopo di contrastare la cosiddetta sottocapitalizzazione nominale e di rafforzare la tutela dei creditori esterni alla compagine sociale. In particolare, passando in rassegna le teorie avanzate dalla dottrina, dalla giurisprudenza e dal notariato, scopo della tesi è quello di illustrare le ragioni per cui, in sede di aumento reale del capitale sociale, è da ritenersi ammissibile la compensazione tra il debito da sottoscrizione e il credito vantato dal socio nei confronti della società, derivante da un finanziamento precedentemente concesso.
Alla medesima conclusione si giunge anche qualora il credito alla restituzione del finanziamento risulti essere postergato rispetto al soddisfacimento degli altri creditori, essendo stato erogato dal socio in un momento in cui la società a responsabilità limitata - da costui partecipata - versava in condizione di eccessivo indebitamento rispetto al patrimonio netto o in una situazione in cui necessitava ragionevolmente di conferimenti.

Constatata l’esistenza di un principio di libertà nel finanziamento dell’impresa societaria, il primo capitolo illustra le differenze che intercorrono tra i conferimenti di patrimonio e i finanziamenti erogati dai soci, che, principalmente, si distinguono dai primi in virtù dell’obbligo di restituzione che sorge a carico della società. Ed è proprio con riguardo a questi ultimi che sorgono i maggiori problemi; i soci finanziatori diventano altresì creditori della società, realizzandosi così una indebita traslazione del rischio di impresa in capo ai creditori sociali. Si tratta di una prassi particolarmente insidiosa che la dottrina, a lungo, ha tentato di ricostruire e a cui ha tentato di fornire svariate soluzioni; il legislatore si è infatti espresso, disciplinando i finanziamenti dei soci a favore della società a responsabilità limitata, solo nel 2003 con il decreto legislativo del 17 Gennaio, n.6.
Il secondo capitolo ha ad oggetto proprio la disciplina dettata ad hoc dal legislatore e contenuta nell’articolo 2467 del codice civile. La presente disciplina ha lo scopo, da un lato, di rafforzare la tutela dei terzi nelle ipotesi di condotte opportunistiche da parte dei soci e, dall’altra, di contrastare il fenomeno della cosiddetta sottocapitalizzazione nominale. L’articolo in commento stabilisce che il rimborso dei finanziamenti concessi dai soci di S.r.l. alla società, in un momento in cui la stessa versava in condizione di eccessivo indebitamento rispetto al patrimonio netto o in una situazione in cui necessitava ragionevolmente di conferimenti, sia postergato rispetto al soddisfacimento degli altri creditori. Vengono discusse alcune questioni interpretative che la lettera del testo solleva e a cui, nuovamente, nel silenzio della legge, dottrina e giurisprudenza hanno tentato di fornire risposta. Viene altresì messo in luce il cambio di prospettiva che si è reso tangibile soprattutto negli ultimi anni; la prassi dei finanziamenti dei soci, nei cui confronti si è stati diffidenti in passato, ha assunto una veste diversa, che emerge non solo con riguardo alle soluzioni negoziali della crisi, che pure vengono illustrate, ma anche e soprattutto alla luce delle scelte adottate durante il periodo emergenziale, sanitario ed economico, dovuto al COVID-19.
Dopo aver delineato i contorni della nozione di finanziamento e dopo averne illustrato la disciplina, si è maturi per affrontare il terzo capitolo nel quale viene preso in esame il tema legato alla compensabilità del debito da conferimento, in sede di aumento oneroso del capitale sociale, con il credito vantato dal conferente medesimo, guardando, soprattutto, alle ipotesi in cui tale credito derivi dal rimborso di finanziamenti precedentemente erogati a favore della società. Nuovamente e, forse, in maniera più nitida, emerge il mutato approccio nei confronti dei finanziamenti dei soci, sempre più presi in considerazione quali strumenti di patrimonializzazione e di aiuto e prevenzione a società sull’orlo del fallimento tanto da meritare, talvolta e in determinate circostanze, il beneficio della prededuzione.



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