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Tesi etd-02242016-094943


Thesis type
Tesi di laurea magistrale LM6
Author
VIVIANI, ANDREA
URN
etd-02242016-094943
Title
Endoplastite e dose ottimale dell'antibiotico: esperienza con daptomicina
Struttura
RICERCA TRASLAZIONALE E DELLE NUOVE TECNOLOGIE IN MEDICINA E CHIRURGIA
Corso di studi
MEDICINA E CHIRURGIA
Commissione
relatore Prof. Menichetti, Francesco
Parole chiave
  • VISA
  • endocarditis
  • infection
  • device
  • endoplastite
  • pacemaker
  • daptomicina
  • endocardite
  • CIED
  • stafilococchi
  • MRSA
Data inizio appello
15/03/2016;
Consultabilità
completa
Riassunto analitico
Le endoplastiti, anche dette endocarditi correlate ai CIED (Cardiovascular Implantable Electronic Device), sono infezioni gravi la cui incidenza è in aumento. Il meccanismo patogenetico principale è la contaminazione del dispositivo con la flora cutanea del paziente durante l’impianto del dispositivo. I batteri del genere Staphylococcus spp causano oltre il 70% dei casi di infezione, oltre ad alcuni germi classicamente considerati come contaminanti (Propionibacterium e Corynebacterium spp). Sono rare le infezioni da germi gram negativi e da funghi. Le manifestazioni cliniche sono quelle di una endocardite destra a decorso subacuto, con sintomatologia sistemica subdola. I cardini della diagnosi sono rappresentati dall’imaging ecocardiografico e dalle indagini microbiologiche volte a isolare il patogeno responsabile. La diagnosi microbiologica definitiva è data dalle colture del materiale adeso agli elettrocateteri una volta effettuato l’espianto del dispositivo, che si rende necessario nella quasi totalità dei casi per poter raggiungere la guarigione completa, in associazione alla terapia antibiotica. La scelta della terapia antimicrobica ricade su antibiotici beta-lattamici nel caso di ceppi di stafilococchi MS, mentre nel caso di isolati MR si opta per i glicopeptidi, il linezolid o la daptomicina, quest’ultima utilizzabile anche sui ceppi vancomicino-resistenti. La daptomicina è stata proposta anche in altri setting a dosaggi più alti di quelli raccomandati per il trattamento di varie “difficult-to-treat infections” da germi gram positivi, con un discreto successo in termini di efficacia e sicurezza. Le evidenze in letteratura sull’utilizzo della daptomicina ad alte dosi nelle endocarditi CIED-correlate sono però scarse. In questo senso il nostro studio fornisce un importante contributo. Sono stati raccolti retrospettivamente i dati anagrafici, clinici, microbiologici e relativi all’outcome di 42 pazienti consecutivi con endocardite CIED-correlata trattati con daptomicina per la suddetta infezione, suddivisi poi in 2 gruppi in base al dosaggio di farmaco effettuato: <6.5 mg/Kg/die (20 pazienti), e >6.5 mg/Kg/die, cioè alti dosaggi off label (22 pazienti). Sono stati poi analizzate le differenze tra i due gruppi in termini di dati anamnestici, comorbidità e outcome, valutando l’eventuale mortalità o recidiva dell’infezione 1 e 6 mesi dopo la rimozione del dispositivo infetto. I risultati evidenziano che non c’è una differenza statisticamente significativa negli esiti (mortalità e recidiva) tra i 2 gruppi, dimostrando che il dosaggio di daptomicina non influisce sull’outcome se il dispositivo viene interamente rimosso.
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