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Tesi etd-02062012-104629


Thesis type
Tesi di laurea specialistica
Author
PINELLA, SALVATORE
URN
etd-02062012-104629
Title
La riforma della previdenza complementare in Italia: tratti evolutivi ed esemplificazioni pratiche
Struttura
ECONOMIA
Corso di studi
BANCA, BORSA E ASSICURAZIONI
Supervisors
relatore Prof.ssa Quirici, Maria Cristina
Parole chiave
  • Previdenza complementare
Data inizio appello
29/02/2012;
Consultabilità
Parziale
Data di rilascio
29/02/2052
Riassunto analitico
La previdenza complementare nasce in Italia con il decreto legislativo n. 124/1993 con l’obiettivo di garantire più elevati livelli di copertura previdenziale a fronte di una previdenza pubblica destinata ad offrire delle prestazioni sempre più ridotte, specie alle giovani generazioni.
Con il passaggio dal metodo retributivo a quello contributivo si avrà una riduzione delle prestazioni pensionistiche.
Il metodo retributivo calcolava la pensione in base agli ultimi stipendi percepiti che veniva pagata dai lavoratori attivi con i loro contributi, mentre con il metodo contributivo la pensione è legata ai soli contributi versati durante la vita lavorativa. Si stima che con questa ultima modalità di calcolo si percepirà una pensione pari al 50%-60% dell’ultima retribuzione, rispetto al 70%-80% che veniva raggiunto col metodo retributivo.
Per questo oggi si parla sempre più di previdenza complementare con lo scopo di integrare la prestazione erogata e quindi di mantenere da pensionati, per quanto possibile, lo stesso tenore di vita goduto durante l’età lavorativa.
I fondi pensione sono uno strumento di previdenza complementare, costituiti dai versamenti effettuati da ciascun aderente che confluiscono in un grande patrimonio gestito e investito, con lo scopo di costituire un risparmio e una rendita previdenziale complementare a quella di base.
A differenza della previdenza pubblica che è obbligatoria, quella complementare è basata sul principio della libera adesione individuale, cioè ad essa partecipano solo i soggetti che scelgono di aderirvi.
Nonostante siano presenti nel nostro ordinamento da quasi vent’anni, è soltanto da qualche anno che i fondi pensione sono diventati oggetto quotidiano di conversazione: in particolare con le disposizioni in materia pensionistica contenute nella cosiddetta “Riforma Maroni” e nella legge finanziaria del 2007 che ha previsto la probabilità del conferimento del TFR maturando ai fondi pensione già dal 2007 e non dal 2008, come inizialmente prevedeva la Riforma Maroni.
L’obiettivo della mia tesi è quello di delineare l’evoluzione normativa dei fondi pensione, i caratteri peculiari e le diverse tipologie, soffermandomi soprattutto sulla riforma del TFR che mette il lavoratore di fronte alla scelta di lasciare il TFR maturando in azienda o di investirlo nel fondo di previdenza complementare.
Pertanto in primo luogo verrà fatto un excursus normativo sui fondi pensione dalla legge delega n. 421 del 23 ottobre 1992 fino alla recentissima Riforma Fornero contenuta nel decreto Salva Italia (legge n. 214 del 22 dicembre 2011).
Successivamente verranno illustrate le principali tipologie di fondi pensione e descritte le differenze tra fondi negoziali (o chiusi), fondi aperti, fondi preesistenti (al decreto legislativo n. 124/1993) e piani individuali previdenziali (PIP) e i relativi costi.
Sarà poi opportuno analizzare la Riforma Maroni, che in quanto legge delega ha aperto la strada alla cosiddetta Riforma del TFR, attuata come decreto legislativo n. 252 del 2005; saranno quindi esposti l’origine del TFR, la sua funzione, i lavoratori interessati a questa riforma, le modalità di adesione, le forme di erogazione, il trasferimento, l’anticipazione e il riscatto.
Sarà tratteggiata pure la disciplina fiscale mettendone in risalto l’importanza, la quale ha una notevole importanza soprattutto per le agevolazioni sui contributi e sulle prestazioni, facendo i confronti tra l’attuale disciplina fiscale e quella vigente fino al 31 dicembre 2006 (decreto legislativo 47/2000).
Infine, sarà interessante sviluppare alcune simulazioni su diverse tipologie di lavoratori, con differenze di età e di reddito, circa la loro possibilità di scegliere di lasciare il TFR in azienda o di investirlo in un fondo pensione, sottolineando i vantaggi fiscali delle diverse opzioni.
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