Tipo di tesi
Tesi di laurea magistrale
Titolo
Nuovo Mondo e alterità. Viaggiatori, esploratori, missionari tra il XV e il XVIII secolo.
Dipartimento
CIVILTA' E FORME DEL SAPERE
Corso di studi
FILOSOFIA E FORME DEL SAPERE
Parole chiave
- antropologia del mondo antico
- cannibali e antropofagia
- cartas de relación
- colonizzazione delle Americhe
- Disputa di Valladolid
- genocidio degli indios
- metodo comparativo.
- mito del buon selvaggio
- mitologia classica
- querelle des Anciens et des Modernes
- Renaissance
- scoperte geografiche
- Scuola di Salamanca
Data inizio appello
10/02/2014
Riassunto (Italiano)
Partendo dalla Conquête de l’Amérique e dalle riflessioni sull’alterità di Tzvetan Todorov, il presente lavoro segue attraverso i secoli la modificazione della prospettiva antropologica e del difficoltoso cammino verso il riconoscimento di un’identità altra.
Gli esploratori, i viaggiatori e i missionari cinquecenteschi giungono nel Nuovo Mondo con una forma mentis grandemente influenzata dalla cultura classica, valorizzata e restituita alla storia grazie al Rinascimento. Nonostante ciò, l’incontro con uomini sconosciuti e animali mai visti favorisce il proliferare delle mitologie medievali, mai del tutto sopite, che prendono forma rapidamente e si confondono con la realtà americana. Ben presto, in Europa, comincia a svilupparsi un acceso dibattito, mediato anch’esso dalla tradizione biblica e dalla dottrina aristotelica, sulla natura dei popoli appena scoperti. Attraverso un attento e puntuale esame delle fonti dirette, delle numerose testimonianze di cronisti, soldati e conquistadores è possibile ricostruire la complessa visione dell’alterità, così come viene elaborata dagli europei.
Dalla Spagna di Ferdinando d’Aragona e Carlo V alla Francia di Léry e Montaigne, l’immagine degli abitanti del Nuovo Mondo oscilla pericolosamente tra uomo e bestia, tra bon sauvage e cannibale. Gli eruditi osservano il Nuovo Mondo con lo sguardo rivolto al passato, cercando nei testi classici le risposte alle sfide dell’età moderna.
L’ossessione dell’antico caratterizza e marca profondamente soprattutto il Seicento francese, che si consacra ai modelli latini e greci. Nonostante il dibattito sul ruolo dei classici, nell’epoca di Louis le Grand, testimoni il bisogno di un’emancipazione dall’auctoritas di Omero, Aristotele e Orazio, il paradigma del mondo antico sarà ancora una valida chiave di lettura per ricondurre il nuovo e l’ignoto ad una dimensione familiare. Il metodo comparativo emerge pienamente e si concretizza, con tutta la sua problematicità, nel XVIII secolo, quando il padre Lafitau, nei suoi Moeurs des Sauvages Ameriquains, confronterà i costumi e le abitudini degli Irochesi e degli Uroni del Canada con quelli degli antichi, che continuano ad essere misura di tutte le cose.