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Thesis etd-01162024-153255


Thesis type
Tesi di laurea magistrale LM5
Author
PALADINO, GENOVEFFA
URN
etd-01162024-153255
Thesis title
La scelta del processo penale paperless all'interno della Riforma Cartabia
Department
GIURISPRUDENZA
Course of study
GIURISPRUDENZA
Supervisors
relatore Prof. Marzaduri, Enrico
Keywords
  • riforma Cartabia
  • processo penale telematico
Graduation session start date
01/02/2024
Availability
Withheld
Release date
01/02/2094
Summary
Il tema dell’impiego delle tecnologie nel settore della giustizia pur non essendo totalmente di nuovo conio, inizia a radicarsi solidalmente negli ultimi anni, a seguito cioè dell’esplosione della virosi da Covid-19. Proprio durante il periodo della pandemia il Governo Draghi si trovò ad operare lungo una serie di linee programmatiche che spaziavano dalla necessità di ottenere le risorse che, con il programma Next Generation, l’Unione europea aveva destinato agli Stati per superare le conseguenze della pandemia e per il rilancio degli stessi alla ulteriore necessità di non voler disperdere quanto previsto dal precedente governo nell’ambito delle misure urgenti atte a contenere e/o ridurre i contagi.
L’ordinamento italiano non fa altro che recepire quanto disposto dall’Unione Europea tramite l’adozione di iniziative e strumenti indirizzati al supporto degli Stati membri nella transizione verso il digitale, parliamo cioè di un lungo e articolato percorso normativo – di cui verrà ampiamente dato conto nella trattazione di questo elaborato – che detterà la cornice di riferimento per giungere alla tanto attesa e acclamata Riforma della giustizia.
Proprio con riferimento a quest’ultima, è nel mese di marzo 2021 che l’allora Guardasigilli Marta Cartabia, in ossequio a quanto disposto nel P.n.r.r., illustrò gli obiettivi che il suo gabinetto, con la novella riforma, intendeva perseguire. Lo scopo primario del piano di risanamento nonché della riforma era quello di ridurre la durata dei tempi processuali tramite un approccio olistico, sulla stessa scia si poneva il tema dell’efficacia e dell’efficienza della giustizia processuale e il rispetto dei principi costituzionali in materia di garanzie.
Preme ricordare che la riforma della giustizia attuata in Italia è il più grande programma di riforma di un sistema giudiziario che l’Europa abbia mai visto in termini di sostegno finanziario, alla luce anche della considerazione per cui la qualità della giustizia è vista come un fattore di crescita economica. I report (come, ad esempio, gli EU Justice Scoreboard 2021 e 2022) approvati annualmente dai diversi organismi presenti nel contesto paneuropeo evidenziano come i servizi italiani siano arretrati rispetto agli altri paesi europei per ciò che attiene alla sfera organizzativa, alla lentezza delle procedure, ma soprattutto agli scarsi livelli di digitalizzazione e informatizzazione. Basti pensare che nel settore penale l’Italia è al primo posto per numero di condanne della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per irragionevole durata dei processi e, nello specifico, emerge l’eccessiva durata media del processo penale in appello: 1.167 giorni contro una media europea di 121 giorni. Il contrasto con quanto previsto ai sensi dell’art. 6, par. 1 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali è quindi molto alto.
Il progetto riformatore che prende avvio dalla Commissione di studio presieduta da Giorgio Lattanzi (incaricata di formulare emendamenti al Disegno di legge A.C. 2435) – all’esito della quale verrà approvata prima la legge delega n. 134 del 2021 e successivamente il d.lgs. n. 150 del 2022 di attuazione – ha avuto proprio il compito di porre rimedio alle disfunzioni presenti nel nostro ordinamento che oltre a recare un pregiudizio alle parti (in particolare imputato e vittima) ledono lo sviluppo economico e reputazionale del Paese.
L’obiettivo della riforma – più volte richiamato e discusso in questo elaborato – di razionalizzare e semplificare l’intero sistema processuale si snoda lungo tutte le fasi che caratterizzano il procedimento penale quindi dalle indagini preliminari fino al dibattimento di primo grado e ai giudizi di impugnazione, determinandone la durata massima per far fronte al perenne congestionamento degli uffici giudiziari. Nel catalogo degli interventi predisposti, particolari misure acceleratorie possono essere ravvisate in materia di: formazione e sottoscrizione degli atti intervenendo sugli artt. 110 e 111 bis c.p.p. (prevedendo come modus originario di formazione quello digitale); deposito telematico, da ultimo disciplinato con il d.m. n. 217 del 2023 con l’introduzione delle ipotesi in cui il deposito può avvenire esclusivamente tramite portale, ipotesi in cui il ricorso al portale è facoltativo essendo ammesse anche modalità ulteriori e ipotesi in cui invece il deposito tramite portale non è ammesso; comunicazioni e notificazioni (art. 148 ss. c.p.p.) introducendo come modalità principale quella telematica mediante il ricorso al “domicilio digitale” e alla posta elettronica certificata; partecipazione dell’imputato al giudizio a distanza tramite collegamento audiovisivo (artt. 133-bis e 133-ter c.p.p.) e rafforzamento dell’apparato di garanzie che la remote justice assicura all’imputato stesso; svolgimento del giudizio in assenza dell’imputato con previsione dei casi in cui si possa ritenere che lo stesso abbia avuto conoscenza certa dello svolgimento del processo (art. 420-bis c.p.p.) e introduzione nell’art. 420-quater c.p.p. della sentenza di non luogo a procedere per mancata conoscenza della pendenza del processo. Si tratta di interventi che esaltano il bisogno di una visione
d’insieme delle numerose quaestio che rientrano all’interno
dell’omnicomprensiva dizione di “processo penale telematico” e che, in particolare nell’ultimo capitolo, verranno analizzati in maniera approfondita. Ogni singola indagine prenderà avvio dalla ferrea considerazione per cui la Riforma Cartabia rappresenta un tentativo ambizioso di adattare il sistema giuridico italiano alle sfide del XXI secolo tramite trasformazioni che – intervenendo sia a valle che a monte della fase del giudizio – impongono a tutti gli attori processuali (giudici, pubblici ministeri, difensori, imputati e persone offese; ma non solo) di adottare un nuovo approccio e aprirsi a nuove responsabilità, deponendo i tradizionali arnesi del “mestiere” e rendendosi protagonisti di un’audace stagione di cambiamento.


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