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Tesi etd-01162018-194300


Thesis type
Tesi di laurea magistrale
Author
CONSERVA, ILARIA
URN
etd-01162018-194300
Title
"La medium" di Gian Carlo Menotti e il salvataggio del melodramma
Struttura
CIVILTA' E FORME DEL SAPERE
Corso di studi
STORIA E FORME DELLE ARTI VISIVE, DELLO SPETTACOLO E DEI NUOVI MEDIA
Commissione
relatore Prof. Grondona, Marco
Parole chiave
  • opera
  • menotti
  • melodramma
  • medium
  • lirica
Data inizio appello
05/02/2018;
Consultabilità
parziale
Data di rilascio
05/02/2088
Riassunto analitico
L’elaborato si prefigge di analizzare la genesi, la struttura e la composizione musicale dell’opera La medium di Gian Carlo che, andata in scena per la prima volta il 8 maggio 1946 nel piccolo teatro della Columbia University, ha posto le basi per il successo internazionale dell’autore. Per arrivare all’analisi concreta della struttura librettistica e della scrittura musicale dell’opera (sviluppata nei capitoli III e IV) sì è ritenuto necessario prima di tutto inquadrare il compositore nella propria epoca, determinando così come egli si poneva nei confronti del mondo musicale a lui contemporaneo. Essendo un compositore italiano principalmente attivo negli Stati Uniti, la sua idea di teatro musicale è stata posta in relazione sia con il mondo melodrammatico europeo che americano (capitolo I). Il successo della Medium va infatti contro corrente rispetto alla profonda crisi che il teatro d’opera contemporaneo europeo stava attraversando e che fu denunciato dagli addetti ai lavori fin dai primi anni del novecento. Menotti, nonostante le critiche, rimane fedele a sé stesso, e sembra riuscire ad andare oltre la crisi, proponendo un’opera che ritrovasse il contatto con il pubblico, lontano dalle teorie avanguardistiche del tempo. Volgendo lo sguardo oltre oceano è stato possibile scoprire come nella storia del melodramma americano Menotti sia considerato uno dei principali fautori dello sviluppo di un teatro d’opera autoctono. È stato capace inoltre di trovare una nuova strada e una rinnovata logistica alle produzioni melodrammatiche, che si allontanarono dai grandi teatri per scoprire nuove possibilità e raggiungere un pubblico completamente diverso rispetto alle élite delle grandi platee. Entrando nello specifico dell’opera, ne sono stai analizzati i motivi della sua genesi e il percorso che dal piccolo teatro universitario la portò alla ribalta di Broadway; per poi iniziare una lunga tournee che la porterà anche in Italia (fu rappresentata al Carlo Felice di Genova nel 1950) (capitolo II). Sono state quindi analizzate e messe in relazione le molteplici impressioni che i critici del tempo hanno riversato sulle pagine dei quotidiani e delle riviste specializzate sia americane che italiane. Se in America le prime perplessità nei confronti dell’opera furono superate molto velocemente (grazie al successo riscontrato sui palcoscenici di Broadway), in Italia il lavoro dovette sopportare forti critiche da parte del mondo musicale che, probabilmente messo in sospetto dal grande riscontro di pubblico, si avvicinò alla Medium in modo forse non del tutto obiettivo, vedendo le doti librettistiche, musicali e teatrali di Menotti come dei veri e propri «trucchi» il cui scopo era solo quello di creare l’«effetto». Controcorrente l’idea invece di Fedele D’Amico uno dei pochi critici che fin dall’esordio vede Menotti come colui che ha riportato sulle scene melodrammatiche la diretta espressione del sentimento, elemento fondamentale per l’arte melodrammatica. È stato analizzato poi il libretto dell’opera (capitolo III) cercando di capire come il lavoro di Menotti si avvicina al movimento verista musicale italiano e dove invece se ne allontana; quando guarda al realismo letterario o quando intraprende una strada completamente autonoma, allo scopo di rispondere alle esigenze musicali dell’autore e toccare il cuore dello spettatore senza perdere mai di vista la tradizione. A questo si è aggiunto uno studio del libretto, partendo dalla Poetica di Aristotele e dall’importanza che il filosofo greco attribuiva alla fabula, per arrivare all’analisi dei personaggi e dei rapporti ad essi sottostanti. Da ultimo abbiamo l’analisi della partitura (capitolo IV) che ci porta in contatto con il metodo compositivo sostanzialmente classico di Menotti, si è cercato di capire il suo stile musicale definito da alcuni critici «eclettico», e il suo rapporto con la musica del passato.
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