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Tesi etd-01152017-214221


Thesis type
Tesi di laurea magistrale
Author
PICA, FRANCESCO
email address
francesco.pica023@gmail.com
URN
etd-01152017-214221
Title
Quale cultura della stabilità? Il modello tedesco in Europa dal dopoguerra alla crisi finanziaria
Struttura
SCIENZE POLITICHE
Corso di studi
STUDI INTERNAZIONALI
Supervisors
relatore Prof. Cini, Marco
Parole chiave
  • globalizzazione
  • Agenda 2010
  • unione monetaria
  • Trattato di Maastricht
  • riunificazione tedesca
  • keynesismo
  • cultura della stabilità
  • dopoguerra
  • crisi finanziaria
  • Modell Deutschland
  • modello tedesco
  • Unione Europea
  • ordoliberalismo
  • Europa
  • Germania
  • deflazione salariale
  • austerità
  • stagnazione
  • crisi dei debiti
Data inizio appello
30/01/2017;
Consultabilità
Parziale
Data di rilascio
30/01/2020
Riassunto analitico
Il lavoro di tesi intende ricostruire alcuni aspetti della storia della Repubblica federale di Germania secondo un’interpretazione critica della sua evoluzione nello scenario globale ed europeo, con particolare riferimento alla ricorrente incidenza di una visione dell’economia profondamente connessa alla cultura politica del Paese. Scopo del lavoro è giungere così a una riconsiderazione del ruolo della Germania odierna nel framework delle relazioni internazionali, tenendo conto soprattutto della posizione centrale di questa negli equilibri dell’Unione Europea scossa dalla crisi dei debiti sovrani.
Tematica fondamentale è la persistenza, attraverso i decenni di storia presi in esame, di una cosiddetta «cultura della stabilità»; un insieme di concetti, interiorizzati dal pensiero economico tedesco, oggetto di una lettura critica che evidenzia la sua influenza sull’ordinamento economico dello Stato in funzione di ben precisi obiettivi di politica estera.
In apertura del lavoro si evidenzia come, per la Germania post-hitleriana, la via verso la piena sovranità sia passata attraverso una strategia di specializzazione nel commercio internazionale: ne è conseguito lo sviluppo di un modello economico fortemente orientato alle esportazioni, per cui si è resa necessaria una strategia di attenta vigilanza sulla stabilità della valuta nazionale a fronte di shock inflazionistici e monetari di portata sempre più globale.
Fa seguito un capitolo dedicato agli sconvolgimenti degli anni Novanta, contrassegnati da episodi chiave quali la riunificazione nazionale e il varo dell’Unione Monetaria Europea. Quest’ultima, frutto della commistione tra la dottrina neoliberista e il rigido assetto ordoliberale, ha condotto all’affermazione su scala continentale della concezione tedesca di stabilità economica, espressa nei parametri di convergenza macroeconomica imposti dal Trattato di Maastricht come condizione d’accesso alla moneta unica.
Successivamente, lo studio analizza le conseguenze delle riforme del mercato del lavoro di inizio millennio, cui ha fatto seguito un drastico aumento della competitività tedesca a svantaggio delle economie europee strutturalmente meno inclini al commercio estero. In questi anni, la cultura della stabilità interiorizza il concetto della competitività estera come sintomo di efficienza economica, mentre gli Stati colpiti dalla crisi dei debiti vengono esortati ad adottare un modello di sviluppo analogo a quello tedesco.
Infine, viene preso in esame il periodo della crisi finanziaria globale, durante il quale la Germania si è imposta come lo Stato creditore di riferimento per le operazioni di salvataggio. Nelle trattative per il risanamento dei debiti sovrani, i leader tedeschi hanno posto grande enfasi sulla necessità, per i Paesi in deficit, di attuare piani di austerità e riforme strutturali. In merito a ciò, la prolungata intransigenza di Berlino anche di fronte al rischio di una implosione dell’Eurozona è a monte della corrente impasse dell’Europa odierna, sempre più ingarbugliata in prospettive di stagnazione economica e di perdita di peso politico, mentre nel resto del mondo le conseguenze del grande scossone finanziario sembrano essere relativamente superate.
Il lavoro si propone di offrire delle risposte alla prospettiva di una "germanizzazione" dell’Europa, inscrivendo l’ascesa del potere geoeconomico tedesco nella cornice dei mutamenti sociali e politici provocati da una globalizzazione che contribuisce a unire tanto quanto ormai a dividere.
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